A piedi o in bici?



– tappe



È una domanda che mi hanno posto ieri sera durante un incontro a Fucecchio sulle domande del cammino. Partiamo da un’affermazione semplice, molto semplice: il cammino a piedi e il percorso in bici non sono la stessa cosa, ma fino a qua ci arrivavano tutti. I tempi sono diversi, chi va a piedi è molto più lento, percorre molti meno chilometri: venti, trenta, magari quaranta. Mentre chi pedala è molto più veloce è ogni giorno percorre molti più chilometri, diciamo che può andare da settanta a cento, ma non è un dato molto significativo perché è più soggettivo. Conosco anche chi ne fa mediamente almeno centocinquanta ogni giorno. La distanza da percorrere cambia tutto.

Chi va a piedi assimila molto di più, provate a chiedere a chi è andato a piedi di raccontarvi un pezzo di strada o qualche aneddoto, forse lui non ci ha mai pensato, ma vi renderete conto tutti e due che i ricordi sono molto precisi, molto più precisi di quanto uno s’immagini. Se ponete la stessa domanda a chi quella strada l’ha percorsa in bici vedrete che si ricorda meno dettagli. Se poi chiedete a chi c’è passato in auto ne ricorderà ancora meno. È elementare: più si va piano più si assimila, più si va lentamente più si vivono le cose e quindi si ricordano. Tutto lì? No, non è tutto lì, c’è molto di più e possiamo provare a scoprirlo.

Facciamo un esempio: «Scusi, quanto manca per…». «Saranno cinque o dieci chilometri…». A questo punto il ciclista pensa «Vabbé… poco cambia, venti minuti in più o in meno…». Il camminatore no! Al camminatore viene un qualcosa alla gola, un nodo, una cosa che gli vuole uscire per scoppiare in faccia a chi gli sta dando le informazioni: «No, non cinque o dieci, voglio sapere se sono cinque o se sono dieci, non sono la stessa cosa!!!». Ma non lo può dire, ringrazia e se ne va con il dubbio che lo accompagnerà fino all’arrivo.

Le indicazioni sono una parte interessante del cammino, spesso sono la più interessanti. Prima o poi potrei anche fare un cammino senza carta e senza mappa, semplicemente chiedendo alla gente per strada. Ci penserò… Il pedone (il camminante) è alla continua ricerca di indicazioni precisa, per lui sono una ragione di vita, devono essere precise ed inequivocabili, non si può sbagliare. Non ha nessuna voglia e nessuna intenzione di fare dei chilometri in più, magari sotto la pioggia o sotto il sole. Non gli va di aumentare inutilmente il male ai piedi. Invece al ciclista non importa la precisione, ovvero… se ne preoccupa poco. Per lui cinque chilometri di differenza non sono poi una grande differenza. Il ciclista che arriva all’ingresso del paese si può anche accontentare dei cartelli indicatori, poco male se lo spediscono sulla circonvallazione o sulla tangenziale, magari fa un po’ più strada, ma evita incroci e semafori. Invece il pedone controlla la strada in ogni instante, guarda la mappa, segue le frecce, chiede ai passanti e studia ogni sasso e ogni punto in cui appoggiare i piedi.

Come parlano il ciclista e il pedone? Il ciclista parla poco: non si riesce a comunicare fra chi sta davanti e chi sta dietro. Anche quando vorrebbe parlare con il compagno di viaggio non ce la fa. Quello davanti parla e quello dietro non sente. A un certo punto quello davanti comincia a insultare quello dietro perché non capisce cosa gli dice… Questo discorso vale anche al contrario, non c’è una regola che stabilisce chi per primo insulta l’altro… Invece per chi va a piedi scambiare perlomeno due chiacchiere con chi è sulla tua stessa strada è una cosa normale, poco importa se vi conoscevate da prima o vi state conoscendo in quell’istante. Andare a piedi favorisce anche l’incontro fra chi in comune con qualcun altro ha solo la stessa strada o la stessa meta. Questa cosa fa veramente la differenza, una grande differenza! Magari da fuori non sembra, se non hai mai camminato o pedalato a lungo non ci pensi, ma se hai fatto le due esperienze capisci bene cosa vuol dire.

Il camminatore incontra più facilmente la gente lungo la strada, sia perché ha più bisogno di chiedere indicazioni, sia perché è più facile che un pedone si fermi o venga fermato. Inoltre incuriosisce molto di più, nelle zone in cui ne passano tanti nessuno ci fa più caso, ma dove ne passano meno attirano più attenzioni. Invece il ciclista difficilmente viene fermato perché scorre via più veloce, capita magari se è fermo al semaforo oppure se è in un momento di sosta.

Giancarlo Cotta Ramusino – 2 giugno 2013

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

2 thoughts on “A piedi o in bici?

  1. Io ho fatto dei viaggi a piedi e dei viaggi in bici. E devo dire che le differenze di cui si parla nell’articolo non sono necessariamente vere. Quando viaggio in bici sono lenta, mi fermo spesso, viaggio appaiata con chi viaggia con me e chiacchiero molto. Guardo ogni cosa e assaporo ogni tratto di strada. Non mi interessa quanti chilometri faccio in un giorno, mi interessa quello che vivo.
    Non è vero che non si parla e che ci si insulta, non è vero che cinque chilometri non fanno la differenza quando si ha male alle spalle e al sedere per le lunghe ore in sella. E non è vero che una tangenziale vale come una strada secondaria o una ciclabile!
    Forse nell’articolo si prendono in considerazione i ciclisti “seri”, quelli allenati, che hanno resistenza, che tengono ritmi elevati, che fanno del viaggio una sfida sportiva, o un allenamento.
    Ma non esistono solo quelli.
    Qualche differenza permane tra ciclisti e pedoni, soprattutto nei tempi che saranno comunque diversi. Ma è lo spirito del viaggiatore che definisce tutto il resto.

  2. Debbo dire che sono da accordo con te en quasi tutto, io sono una persona che piace viaggiare a piedi, e mi sono fatto come 7.000mkm girando la europa fino ora, ho imparato a viaggiare senza carta e orientarmi con la posizione del sole, per me sempre è tutta un’avventura da vivere oggni volta, ora sono preparando un altro viaggio nel sud dell’Italia sempre a piedi con lo zaino e saco pelo dormire sotto le stelle mi piace molto no importa il posto, dopo di una giornata caminando basta un po de terra dura soto il saco per dormira bene.

I commenti sono chiusi