A Monteriggioni



Verso il festival della Viandanza – 7 tappe

Da Gambolò a Monteriggioni

Un diario è una cosa semplice, semplicemente va scritto tutti i giorni, ma tutti i giorni non è facile scrivere. A volte sei stanco, a volte non ne hai voglia, a volte non sai cosa scrivere, però cominci a buttar giù qualcosa e qualche idea verrà. Magari scrivo al rovescio, partendo dal giardino di Monteriggioni seduto su un sasso facendo attenzione a non sbragare i pantaloni da ciclista.
Non sono stati giorni facilissimi, lo so è triste cominciare a parlare del tempo così come fanno due che si incontrano tutte le mattine in treno, ma stavolta il tempo va citato.
Alla fine di Maggio nessuno si aspettava di muoversi sotto la pioggia, sotto l’acqua… dentro l’acqua, ma è stato così. Una volta Benedetta, alias Lara Croft in un racconto di cammino diceva qualcosa del genere: “In alcuni momenti non sai se calare il cappello di lana perché stai congelando oppure aprire la giacca perché stai sudando in maniera impossibile”.
Sai che poi il tempo se ne accorge quando ti cambi, tu metti la giacca e arriva il sole, tu togli la giacca e comincia il temporale.
Andiamo avanti…
Dedichiamoci al vento. Il vento è una cosa bellissima, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
È utile per spostare le nuvole e fartele rovesciare addosso, è utile perché quando sei in salita te lo trovi contro e ti aumenta la fatica, è utile perché quando arrivi al passo e vuoi goderti del paesaggio di una valle e anche dell’altra, una davanti e una dietro, il vento ti sconvolge i piani e anziché mangiarti il tuo bel panino sulla sella devi correre a ripararti.
Il vento è utile anche in discesa perché quando tu sei convinto di godertela per bene, di lasciarti andare, di tenere le mani sul manubrio tirando solo i freni… il vento no! Non te lo consente, ti impedisce di correre libero e leggiadro e quindi scendi e spingi anche in discesa.
Il vento però ha un fascino unico, è una cosa che viene e che va, che porta qualcosa e che qualcosa si

porta via.

Parliamo un po’ dello sconforto, lo sconforto è uno dei temi importanti che accompagnano ci si mette in cammino.
Cos’è lo sconforto del camminatore? Facciamo anche del ciclista, perché noi siamo arrivati a Monteriggioni su ruote.
Lo sconforto è la fatica? Lo sconforto è il peso dello zaino? Lo sconforto è il male ai piedi?
Forse sì, forse no. Prima o poi viene il momento in cui non hai più voglia di andare avanti, il momento in cui pensi di non farcela, ma non è questo il momento in cui arriva lo sconforto.
Lo sconforto non è quando il tuo fisico non ce la fa più, è quando la mente fa fatica, è quando il sentiero finisce sull’asfalto, è quando hai fatto fatica a spingere la bici in salita sotto la pioggia, ma sei arrivato senza problemi.
Però poi finisci sulla statale, finisci in mezzo al traffico, devi fermarti perché vedi le ruote dei camion all’altezza degli occhi. Lo sconforto arriva quando ti dici che forse ciò che ti aspettavi non arriva, forse il tuo sforzo non viene premiato, forse il paesaggio non è fatto di dolci colline perché la tua guida ti sta portando fra i capannoni del quartiere industriale.
In queste sere, durante i vari incontri sulle domande del cammino, nelle varie città, abbiamo parlato anche di sconforto, ma forse non era ben chiaro il concetto.
Quando poi eravamo in mezzo al traffico ho chiesto a chi stava pedalando vicino a me: «Adesso è chiaro cos’è lo sconforto?».

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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