Da Bobbio a Groppallo



La via degli Abati e il Cammino del Volto Santo – 8 tappe

Da Broni a Lucca lungo un antico cammino

Ho fatto due conti sui tempi e sui chilometri, penso di farcela.

Parto da Bobbio appena fa luce e arrivo a Groppallo appena fa buio, dieci ora esatte, minuto più, minuto meno.

Alle prime luci dell’alba sono sul ponte gobbo, i primi metri della giornata, ma anche i pochi in pianura per parecchie ore.

Seguo la strada, impugno il manubrio e spingo, non c’è molto da fare.

Ancora una volta provo a capire quale sia la strada migliore dopo Coli, la principale o la secondaria?

Sono già passato su tutte e due, a mio parere non cambia molto, ma potrebbero esserci sfumature determinanti. Quando si viaggia in questo modo basta poco per aggiungere o togliere un’ora di marcia.

Spingo e arrivo a Coli, incontro due signori: “Voi quale strada consigliate?”.

“Tieni la principale, è più esposta al sole, l’altra potrebbe essere ghiacciata”

Che l’altra sia ghiacciata mi lascia un po’ perplesso, ma sto sulla principale.

Salgo e arrivo alla sella dei Generali, ma quanto è lontana sta sella? Vedi la cima, la montagna finisce, ma il passo non arriva.

E spingi…

Sto scoppiando, non ce la faccio più, mi fermo ogni 50 metri.

Breve sosta, tiro il fiato e riparto, altri 50 metri, stesso giro.

Finalmente i sella, sulla sella.

Vorrei fermarmi a mangiare qualcosa, ma è già passata l’una e ho i minuti contati, non me lo posso permettere.

Inizia lo sterrato, qualche tratto in lieve salita.

Ghiaccio!

Allora avevano ragione, non esageravano quando parlavano del ghiaccio.

Bene, ho fatto bene ad ascoltarli, devo però aggiungere che anche altri amici della zona giorni fa mi avevano avvertito del rischio ghiaccio su quel tratto.

Ghiaccio e neve ghiacciata, attenzione!

Qui si scivola.

Faccio bene attenzione a dove metto i piedi, uno volo sul ghiaccio non mi attira proprio.

Ok. il ghiaccio è passato, ora pedalo… No! Ce n’è un altro e poi un altro ancora e poi ancora…

Ma io non mi posso permettere tutto sto ghiaccio, perdo tempo, arrivo al buio!

Fra un ghiaccio e l’altro cerco di pedalare, sassi… freno. Bum!

Volo!

Da fermo, sono praticamente fermo, ma finisco a terra, con tutto quel che ho addosso non rischio di farmi male, però è meglio evitare, soprattutto se volo arrovellato alla bici, se mi incastro un piede nel telaio mentre uno dei due si ribalta…

E’ la prima volta che cado con la Goat, o perlomeno non ricordo altri episodi, magari è successo e l’ho pure raccontato pubblicamente su qualche altro diario e non lo ricordo.

Risalgo e continuo a destreggiarmi fra i ghiacci, la strada è in ombra e di ghiaccio ce ne sarà ancora.

Mareto, eccolo, lì finalmente ci sarà l’asfalto, la strada battuta e quindi non ghiacciata.

Forza, si scende al volo fino a Farini.

Arrivo a Farini, otto chilometri dice il cartello. Potrei farcela ad arrivare all’orario previsto.

Spingo, non ci saranno possibilità di pedalare.

Bevo, non ho ancora mangiato, perlomeno bevo, sono stanco, dovrò fare molte piccole soste su questa salita.

Salgo, mi fermo, respiro, salgo, mi fermo, respiro e via così.

Vedo il sole all’orizzonte.

Non posso controllare la carta perché l’ho infilata negli scarponi per distanziare la tomaia dal malleolo, faceva male.

Controllo sul telefono la distanza che manca. Cosa controllo a fare??? Quel che manca manca.

Sapere quanto manca non cambia nulla se mancano cinque chilometri oppure quattro non fa differenza.

No! io voglio sapere a che punto sono, voglio saperlo.

Guardo, sono a metà, ma non significa nulla, dovrei controllare anche la quota, non solo la distanza, ma non avrebbe senso.

Devo pensare a cosa dire nella registrazione serale per Radiofrancigena. Cosa dico?

Niente, dico che sono devastato che non ce la faccio più.

Tolgo un guanto per controllare il telefono e non lo rimetto.

Non so dire quale mano senta più freddo, forse quella senza guanto.

Non mi sudano le mani, ma forse i guanti sono umidi, resto così nel dubbio, sto con una mani coi guanti e una senza.

Vedo Groppallo, è lì ma io non ci arrivo mai.

Al primo lampione mi fermo, non so cosa dire nella registrazione, quel che viene viene, andrà meglio la prossima volta, ora non ho altre forze.

Arrivo al lampione, appoggio la bici a terra, premo il pulsante e dico tutto quel che mi viene in mente poi spedisco, chissà cosa ho detto.

Ancora poche centinaia di metri, anche oggi è fatta.

A domani

Questo è il diario del viaggio di Giancarlo Cotta Ramusino – Girumin. Qui si trovano tutte le tappe pubblicate
Il suo racconto si può ascoltare su Radiofrancigena a questo link:
http://radiofrancigena.com/viaggiatori/girumin-broni-lucca/

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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