Da Broni a Bobbio



La via degli Abati e il Cammino del Volto Santo – 8 tappe

Da Broni a Lucca lungo un antico cammino

Ci pensi bene prima di partire per un viaggio al freddo?

No, tempo proprio di no.

Ma il cammino è così, quando torni a casa ti dimentichi della fatica e la volta dopo riparti ingenuo come la prima volta…

No, dai non è proprio così.

Buona parte di questo itinerario lo conosco, anche la Goat lo conosce, ci sono già passato in bici e qualche anno fa anche in febbraio e con la neve. Stavolta sembra che il solo pezzo d’Italia in cui non nevica sia il percorso che ho scelto io, al punto che il giorno prima di partire mi sono detto che forse stavo portando troppa roba, ma chi ha viaggiato con me questo lo ha sempre pensato.

Ho fatto una scelta tecnica invernale, come al solito nulla di estremamente Hi-tech.

Ho preso un paio di scarponcini e di stivaletti da neve, modello “one shot” nel senso che se li usi una volta, non resistono fino alla volta dopo perché si autodistruggono.

La vera caratteristica “da freddo” e che sono tre taglie più grandi della mia, per cui posso indossare tre paia di calzettoni e avere ancora la possibilità di muovere le dita dei piedi, cosa molto importante al freddo.

Anche il soldati nella ritirata di Russia lasciavano gli scarponi o li tagliavano per avvolgersi i piedi nelle coperte e consentire quel poco di mobilità delle dita per diminuire il rischio di congelamento.

E’ un tecnica già sperimentata qualche anno fa per un giretto simile sul Po, ma stavolta ho provato con degli scarponcini per affrontare una eventuale nevicata.

Sulla Sella dei Generali, sulla quale dovrò passare domani per andare in Val Nure, ho già incontrato la neve a fine maggio e stavolta ho cercato di farmi trovare pronto.

Per la Goat non ho previsto le ruote chiodate, le gomme da neve e neppure la gabbie da risaia, ho solo messo sulla ruota posteriore una gomma da cross di bici da bambino, nella speranza che mi aiuti perlomeno a avvitare lo scivolamento laterale, cosa che mi ha molto dato fastidio nel precedente giretto imbiancato nel tratto che affronterò domani.

Avrei voluto partire da casa, senza mezzi di trasporto, ma studiano il percorso e i posti tappa ho poi scelto di partire da Broni. Ebbene sì, non lo ha mica detto nessuno che per un cammino bisogna partire da una località famosa e poi Broni è quasi sul 45° parallelo, cosa non da poco.

Mi piazzo sul binario della stazione come un rugbista pronto a placcare il treno. Ogni volta è una sfida.

Il treno arriva, ma è un vecchio modello che non mi sembra abbia la carrozza per le bici. Corro in avanti, punto al capotreno, gli chiedo dove posso caricare la bici.

“E’ una pieghevole? La carichi dove vuole, altrimenti deve andare in coda”.

“Sì, è una pieghevole.. però… non è poi così facile mettersi a smontarla adesso, carica com’è…”

“Salga pure qua…”

Nella carrozza ci sono solo io…

Cambio treno, arrivo a Broni, ma è ancora buio pesto e non posso mettermi in marcia, ne approfitto per indossare calzamaglia e il terzo paio di calzettoni. Mi metto in un luogo appartato, quatto quatto, perché no vorrei mai beccarmi una denuncia per atti osceni in luogo pubblico, se commettessi un reato non rischierei molto, ma per una cosa del genere potrebbero rimandare la chiusura di Guantanamo…

Alle prime luci dell’alba si parte, io sono vestito come un palombaro, un vero palombaro ciclista, altro che le barzellette…

L’uscita dai centri abitati il primo giorno di viaggio è sempre un ostacolo determinate, quello che ti dice che se hai fatto quello il resto del cammino è tutta discesa.

Passo da un posto in cui mi avevano invitato a raccontare il cammino in Russia, io avevo declinato l’invito perché alle quattro del pomeriggio dei primi giorni di gennaio in un paese di qualche centinaio di abitanti dubito che arrivi molta gente, io non sono certo abituato a un pubblico numeroso, ma so che di solito a presentazioni di questo tipo arrivano solo professoresse di italiano, latino o greco in pensione e a quel giorno a metà pomeriggio non sarebbero arrivate neppure loro perché sono a casa a indottrinare i nipotini.

La strada sale e sale, fa freddo e il percorso è all’ombra, ma poco dopo, quasi tre ore, il sole si fa vedere e dopo solamente altre due ore comincia a scaldare.

Si pedala e si cammina, si pedala poco e si cammina tanto, ma tanto perché in salita la Goat è pigra, molto pigra.

Mi fermo in paese, il negozio di alimentari è aperto e ne approfitto per comprare qualcosa per il pranzo, di solito non faccio un pranzo forse stavolta sarebbe meglio non farlo con questo freddo, ma il negozio aperto mi ha tentato.

Proseguo e il sole si alza nel cielo, sembra quasi che scaldi e io ne approfitto, mi metto a lato della strada e magio qualcosa, il tè preparato stamattina alle quattro e mezza è ancora ben caldo, bollente, è un piacere incommensurabile, peccato che non ci sarà nei prossimi giorni, magari però troverò modo di prepararlo.

Arrivo al passo, il sole non si vede già più, è tramontato dietro la montagna e in pochi minuti la temperatura è scesa.

Ecco il passo, ecco la Val Trebbia, tutta in discesa.

Ottimo sono arrivato!

Una decina di chilometri, ma la temperatura scende più velocemente di me, conto i chilometri sui cartelli, non manca molto, non serve che indossi il terzo paio di guanti, magari anche il quarto, i sovra-pantaloni, il sotto-casco.

Ma la temperatura scende e le dita hanno freddo, per fortuna freno col contro pedale, resisto… resisto… no, non ce la faccio, fanno male, resisto… sono pochi chilometri, a occhio in un quarto d’ora arrivo.

No, non ce la faccio, fanno male.

Sovra guanti.

Per il resto ce la faccio, proseguo.

Freddo, dita fredde, fanno male, ma siamo vicini al buio, se mi fermo adesso devo mettere i fari, resisto, ma fanno male.

Dieci minuti e sono a Bobbio, sono arrivato, muovo le dita e loro tornano a volermi bene…

Domani si vedrà.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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