Da Borgo San Lorenzo a Matassino



Da Ciclomundi alla Viandanza – 6 tappe

In cammino tra due eventi sul turismo lento

di Giancarlo Cotta Ramusino – Girumin

Oggi proverò a farmi del male, attraverserò la città, la cosa che meno mi fa piacere. Credo si sia capito che io soffro l’attraversamento delle città, non è solo un’allergia mentale è anche una cosa fisica che mi mette alla prova… Duramente.

Pedalo per un po’ fin quando mi ritrovo fra le case, chiedo a una signora: “Dove siamo?”.
Mi risponde con il nome di una piazza.
«Certo, ma di quale città?».
«Firenze!».

Bella figura che ho fatto, ero a Firenze e non me n’ero neppure accorto, forse il mio senso di orientamento non è più quello di una volta…

La strada è tutta dritta, così ha detto la signora.

Percorro il lungo viale, arrivo alla piazza con un parco al centro e faccio un po’ di fatica a capire da che parte andare. Provo a passare fra le macchine parcheggiate e le aiuole fin quando, finalmente, trovo il modo di divincolarmi dalla morsa dei cordoli.

Riprendo la mia direzione e arrivo in centro, davanti alla basilica.

Pensavo che avrei fatto più fatica ad arrivare fin qui, non è stato facilissimo, ma temevo di peggio.

Mentre mi fermo a un angolo della piazza e cerco di mandare un tweet si ferma una coppia di turisti a chiedermi informazioni.
Ma… non vedi come sono combinato? Secondo te io so dove si trova la via tal dei tali? Non avevo neanche capito che era già a Firenze…

Arriva un’altra coppia, poi un’altra, poi un’altra ancora.

Si vede che ispiro fiducia e tutti gli stranieri si affidano a me. I primi tedeschi o inglesi, gli ultimi spagnoli.
Penso che dal mio armamentario si capisca che anch’io sono forestiero, ma forse i fiorentini vanno tutti in giro addobbati come me e io mi sono bene integrato nella tradizioni della città, per quello che vengo scambiato per un autoctono.

Io però mi guardo in giro e non vedo altri combinati come me, forse allora non è così vero che i fiorentini vanno in giro conciati così.

Finalmente riesco a spedire il tweet, non posso fare altro perché non saprei dove fermarmi e appoggiare la bici. Non riesco a scattare qualche foto in più, non sono certo il primo a passare di qua.
La piazza è piena di turisti e si fatica a muoversi.

Sgattaiolare fra la folla non è così semplice, per fortuna che son qua con una bici normale perché se fossi con la Goat o con il Vtte qui sarebbe un bel problema e rischierei di grattugiare le caviglie di qualcuno contro uno spigolo arrugginito di un carrello. Stavolta corro meno rischi di spargere del tetano fra i turisti.

Guardo da che parte sta il sole e cerco di dirigermi verso l’uscita della città, punto ad attraversare l’Arno. Sul ponte intendo, non pensavo di guadarlo.

Ecco l’Arno, anche qua è pieno di turisti.
Ho capito dalla carta che devo andare al di là del fiume, seguirlo per un poco e poi andare verso destra.
Capito proprio davanti a Ponte Vecchio, lo affronto tenendo la bici per mano, perché anche qua rischio da causare lesioni a qualcuno.
Notoriamente i turisti guardano le vetrine con la classica espressione tipica dell’apparizione mistica, con tanto di bocca spalancata. Non guardano dove mettono i piedi, devo quindi prestare molta attenzione.

Eccomi arrivato sull’altra riva, ora devo imboccare la strada giusta e dirigermi verso il Chianti per raggiungere Susanna e Alberto che stanno percorrendo a piedi il viaggio di avvicinamento verso il Festival della Viandanza.

Agli incroci non capisco bene e dove andare, chiedo a una signora che mi da l’indicazione giusta.

Il grande ostacolo della città è superato.
Firenze merita sicuramente molta più attenzione, ma io non ho modo di farlo e poi sono convinto che l’Italia sia tutta da esplorare, non credo ci siano solo le grandi città.

La storia è passata dalle grandi città e dai grandi monumenti che lasciano a bocca aperta, ma un esploratore deve saper cogliere i dettagli anche laddove sembra che non ci siano.

Susanna, Maria e Alberto sono vicini a Greve in Chianti, ma sono lungo un sentiero, in un punto indefinito.

Così i due viaggi di avvicinamento al festival, il viaggio a piedi e quello in bici, s’incontreranno.

Li chiamo e mi dicono dove sono, ci vediamo fra mezz’ora.
Do un’occhiata alla carta e penso che forse potrei arrivare prima.
Pedalo e cammino, cammino e pedalo perché le salite non mancano e quando arriva la mezz’ora vedo la strada da percorrere non è poi così breve.

Accelero la pedalata. No, vorrei, ma non ce la faccio…
Diciamo allora che continuo a pedalare finché arrivo all’appuntamento che è, ovviamente, in cima alla salita.

Un festival è un momento di confronto di esperienze, di scambio di idee.
Un momento in cui magari si fa un bilancio delle cose fatte e si progettano nuove avventure.
Un momento in cui si offre spazio a chi vuole raccontare e a chi vuole approfondire.

È un momento che va un po’ desiderato e conquistato.

Un festival che parla di strada, di cammino, di gente in movimento, si vive ancor più intensamente, si valorizza ancor di più, se ci si arriva con le proprie forze, con le proprie gambe.
Magari non riusciamo a farlo di persona, ma il solo fatto che qualcuno lo faccia pedalando o camminando ha un certo valore.

Con i tre camminanti ci incontriamo al passo, le foto di rito e ripartiamo, ognuno per la sua strada verso Monteriggioni.
Loro proseguono direttamente, io farò un giro largo per arrivare venerdì a Monteriggioni, parto verso Sud-Est.

Mancano poche decine di chilometri alla meta, non ho l’affanno dei giorni precedenti.

Proseguo fra le colline del Chianti fino a raggiungere l’Arno e fermarmi per la notte.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/