Da Ferrara a Borgo San Lorenzo



Da Ciclomundi alla Viandanza – 6 tappe

In cammino tra due eventi sul turismo lento

di Giancarlo Cotta Ramusino Girumin

Parto alle sette e mezza, speravo di partire prima, ma è una cosa che dico sempre. Passare dalla posizione orizzontale a quella verticale non è facile, soprattutto se si parte senza allenamento.

Stamattina il percorso è un pochettino arzigogolato, devo attraversare Ferrara, un gomitolo di incroci fra strade, autostrada e corsi d’acqua.
Dopo qualche chilometro mi ricordo di accendere il GPS di Veronica, ieri sera segnava 210 chilometri, a me sembra strano di aver percorso così tanta strada fino ad ora, eppure non può essersi sbagliato.
Tengo la città alla mia sinistra per girarci attorno in senso antiorario da nord verso sud.
Un incrocio, una rotonda e un pezzo a piedi per passare sull’altro lato; non è mai bello attraversare il traffico dell’ora di punta, ti fa perdere tempo e non ti da niente in cambio.

Le città ti sommergono con il loro traffico.
Se ci vai con l’idea di visitare qualcosa o di cercare un determinato percorso accetti più volentieri tutti gli inconvenienti. Quando invece si limitano a imprigionarti è meno piacevole incontrarle.

Superato l’impatto del traffico sulla circonvallazione raggiungo la mia strada.
Ci sono diverse vie che escono dalla città in direzione sud, sud-est, est. Spero di imboccare subito quella giusta, so che devo controllare in continuazione perché le strade, da queste parti, disegnano una scacchiera piuttosto fitta che costringe a controllare e cambiare spesso la direzione.

Le carte che ho portato non coprono neppure questa zona, lo sapevo, ma la cosa non mi preoccupa, so che posso andare un po‘ a occhio e un po’ chiedere in giro, ci sono anche i cartelli che, a volte, aiutano… a perdersi…

Vorrei passare lontano da Bologna, ma poco per volta ci finirò vicino.

Mi fermo a prendere una scatola di biscotti e una bibita.
Mentre esco il tipo del negozio mi saluta dicendo: “Ci vediamo!”.
No! A giudicare dai prezzi penso proprio di no! Non ho mai visto prezzi così alti, neppure nei centri più turistici, e considerando che in questo paesino non siamo proprio al centro del mondo ho la sensazione che i suoi compaesani siano strozzati dai suoi prezzi.

Arrivo in un paese, che preferisco non citare, dove ho la sensazione che i cartelli mi facciano girare in giro senza portarmi dove voglio io. Finisco su una tangenziale che allunga a volontà il percorso.
Mi rendo conto che finisco con il pedalare più del necessario, nella peggiore delle ipotesi farò qualche chilometro in più, ma arriverò.

Nel primo pomeriggio incontro e supero finalmente la Via Emilia, il primo traguardo parziale della giornata.

Il cartello è chiaro: “Passo della Raticosa”.
Per il tratto da qui in poi, fin quasi a Borgo San Lorenzo, non ho la carta, da quanto ho visto la valle è diritta e i cartelli sono chiari, non temo quindi di sbagliarmi, dopo il passo della Raticosa sarà il passo della Futa.

Telefono a Kavia per chiedergli conferma, per fortuna lo trovo in un momento in cui non è infrattato in una giungla, non stato lottando con dei cani selvaggi e non sta facendo da scudo umano in qualche guerra civile. Risponde al telefono.
Conferma le indicazioni che mi aveva dato tempo fa, ricordavo bene, e ho la certezza di essere sulla strada giusta, non è stato facilissimo arrivare fino a qua, ma da ora in poi la strada è tutta dritta.

“Vai fino alla grotta dei pipistrelli, prosegui fino alla colata lavica, gira attorno alla grande quercia”. Queste sono le sue indicazioni.
Non vi posso dare informazioni più precise altrimenti riuscireste a scoprire i suoi territori di caccia, anche se lui fa parte della tribù dei raccoglitori, non dei cacciatori.

Kavia è un personaggio mitologico, veramente esistente, più che un personaggio è un‘identità.
Cioè… è mitologico, ma al tempo stesso esiste per davvero.
Vive da queste parti, si nutre di bacche, tuberi ed erbacce varie. Ma io stesso non so fino a che punto sia vero perché, come per tutti i personaggi mitologici vive a cavallo fra mito e realtà, verità e leggenda.
Ogni tanto lo si incontra nella mazurche clandestine dalle quali sparisce all’improvviso, senza che nessuno se ne accorga, ma soprattutto senza che nessuno si ricordi di averlo visto.

Se volete incontralo partecipate alla gara che organizza da questa parti, la “Mc Candless cup”. No!!! Era la settimana scorsa è finita l’altro ieri… sarà per la prossima volta. Organizzatevi per il prossimo anno.
Ho sempre detto che da grande voglio diventare con me Roberto Ghidoni, se avessi meno scrupoli potrei anche dire che vorrei diventare come Kavia, ma non lo dirò!

Vado dritto per la valle, non ho ben capito quanta sarà la pendenza, ma è un’informazione che non curo molto, quando si traducono in dati numerici i chilometri e le pendenze iniziano le paure. La paura di non farcela, di non arrivare, l’ansia di dover cercare un’alternativa….

Meglio non pensarci e accettare quel che arriva così come arriva.

Comincio a pensare che forse non arriverà molto presto, è la classica ansia che mi porto dietro e chi mi fa combattere con me stesso tutti i giorni in una pianificazione schizofrenica del percorso.
La mattina sono convinto di poter fare tutto e al pomeriggio comincio a pensare che non sarà possibile.
Al mattino dopo mi risveglio e ricomincio da capo con la stessa storia.

Non mi scoraggio, dovrei farcela, chiamo Michelangelo per dirgli che lo avviserò quando sarò in zona, lui dice che mi ha mandato un messaggio con la mappa della zona, io però non ho ricevuto nessuna mail.
Solo dopo capirò che mi ha mandato un paio di MMS che il mio telefono non è abilitato a ricevere.

La valle raticosa sale dolcemente, ogni tanto mi faccio un pezzo a piedi perché sono stanco o per sgranchirmi le gambe. Uno dei problemi del ciclista è il passaggio da seduto sulla sella alla posizione in piedi, le gambe non sempre sono d’accordo sul fatto si raddrizzarsi completamente e poi sostenere il peso del corpo.

Mentre sono in arrivo al passo vedo sullo sfondo vedo le pale eoliche, mi fanno capire in cima al passo non ci sarà quel caldo afoso…

Arrivo in sella (sella della montagna), tira un bel vento e io so che mi raffredderò molto velocemente, ma devo assolutamente bere.
Prendo una bottiglia di acqua al bar e chiedo indicazioni.

“Ce la faccio ad arrivare a Borgo San Lorenzo prima del buio?”.

Oggi non ragioniamo più in termini di luce e di buio, ma quando si viaggia a piedi o in bici gli orari cambiano e si torna a ragionare in termini di ore di luce, di luce e di buio, di alba e tramonto, di temperature del giorno e della notte.

“Sì, certo, da qui in poi è tutta in piano…”.

Lo dico sempre, bisogna un po’ affidarsi ai consigli dei locali, bisogna mettersi in gioco con i locali. Per mille motivi che non sto a ripetere, ma ciò non significa che si debba credere ciecamente ai locali.
Così io mi rilasso per un attimo, mentalmente mi rilasso.
Dico a me stesso che ce la farò, che non manca poco, ma neppure troppo, che con il giusto ritmo di pedalata arriverò al momento giusto, forse non in anticipo, ma neppure dopo il tramonto.

Esco dal bar e incontro subito una discesa, mi avevano detto che era tutta in piano…
Mi viene il dubbio: “Sono sulla direzione giusta?”.
Torno indietro, controllo ancora. Certo! Ci sono tre strade, una è quella dalla quale sono arrivato, l’altra va in una direzione che non mi sembra affatto interessante, resta solo quella che stavo seguendo.

Riparto in discesa, quando ci si muove in discesa si ha sempre la terribile sensazione che prima o poi ci sarà una salita, che prima o poi bisognerà spingere duramente.

“È tutta in piano!”. Diceva quello che ho incontrato al bar.

Inizia una serie di salite e discese, salite e discese che, se percorse in auto o in moto non si notano, ma in sella si notano. Eccome se si notano!!!

Ricalcolo mentalmente i chilometri e i tempi, penso di farcela, ma non è detto, temo che i minuti siamo proprio calibrati per arrivare al momento giusto.

Arrivo al Passo della Futa, proseguo subito.
Arrivo a un incrocio, so che devo andare verso Barberino.
All’incrocio tengo la destra e vado verso Barberino, sono certo di doverci passare.

Arrivo a Barberino e chiedo: “Gira a sinistra e poi vai dritto!”.
Vado per una strada grande e trafficata, ovviamente il vento va in direzione opposta alla mia. Tra vento e camion non è un piacere ambito quello di pedalare su questa strada, cerco quindi di tenere una velocità sostenuta per avere una migliore stabilità.
Passo fra i laghi, è una bella zona questa, in cui non sono mai passato, meriterebbe di muoversi lentamente, ma il tramonto ha sempre la priorità su tutto.
La luce viene prima di qualunque altra cosa, spesso anche dei bisogni fondamentali.

Noto una strada, una strada che scende dalla collina sulla mia sinistra, collina che fa parte delle colline dalla quali arrivo io…
Vedo delle auto arrivare e capisco che s’immette nella strada sulla quale sono io.
Mi viene un dubbio, un forte dubbio, un fortissimo dubbio. Quella strada… da dove arriva?
Arriva forse da quell’incrocio? Da quell’incrocio in cui io sono andato dritto per scendere a Barberino?

Forse sì, anzi, più ci penso, più ne sono convinto, ma non si piange sul latte versato e io continuo a pedalare.

Arrivo al cartello “Borgo San Lorenzo” e immediatamente mi viene un dubbio che sarà presto una certezza.
Borgo San Lorenzo è forse uno di questi posti in cui i cartelli sono disseminati ovunque come quelli del deposito di Paperon de’ Paperoni?
Ovvero: ovunque e a qualunque distanza?
In macchina non ci fai caso, ma in bici e a piedi li noti, noti i cartelli e vedi che non c’è una casa a vista d’occhio, vai avanti ancora e vedi che continuano a non esserci, le case.
I cartelli non dicono che sei arrivato, i cartelli si limitano a marcare il territorio.
Tu sei sul territorio del comune, ma il comune è ancora più in là, magari chilometri più in là.
Sai che sei arrivato, ma spesso quando vedi il cartello della tua destinazione vorresti essere già arrivato e invece devi marciare ancora per un bel pezzo.

Arrivo nel centro abitato e chiedo indicazioni, mi dicono che devo percorre ancora un paio di chilometri.
Ancora due chilometri???
A me sembra molto strano, chiedo ad altre persone, mi dicono la stessa cosa.
Comincio a pensare che, evidentemente, hanno ragione loro e seguo quindi la strada indicata. Finalmente in cima alla collina raggiungo la mia meta per la notte.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/