Da San Donà di Piave a Ferrara



Da Ciclomundi alla Viandanza – 6 tappe

In cammino tra due eventi sul turismo lento

Di Giancarlo Cotta Ramusino – Girumin. Leggi la prima parte.

Si parte presto, la tappa sarà lunga e l’appuntamento è alle sei di stasera con Enrico Sottili della SHP: Sottili Human Power.

La pedalata della mattina non sarà molto affascinante, dovrò percorre la strada triestina e poi trovare un passaggio stretto fra Mestre e Venezia, temo che non sia facile.
Se non passo nel punto giusto rischio di finire nella tangenziale di Mestre, la strada più trafficata di tutta Europa, quella di cui parla sempre “onda verde” alla radio.
Quando ti senti imbottigliato nel traffico ci pensa sempre “onda verde” a ricordarti che c’è qualcuno in coda sulla tangenziale di Mestre.

No, dai non è più così…

La strada è stretta, non c’è asfalto oltre la riga bianca e passano molti camion. Si alza anche il vento.

Meglio scendere e farsi un pezzo a piedi, salto giù dalla sella e cammino sulla banchina. Devo aspettare che passi il traffico oppure sperare che, più avanti, la strada sia più larga. Ho paura che una sbandata o un colpo di vento possano mettermi in grave pericolo, ma non è solo timore, il rischio c’è…

Cammino per circa un chilometro fin quando vedo che posso risalire in sella, perlomeno ci provo, dovrei farcela, se poi dovrò ancora andare a piedi lo farò.
In bici bisogna saper accettare di cambiare di fronte a una causa di forza maggiore e anche riconoscere i propri limiti.
In queste condizioni sarebbe ambizioso voler insistere nello stare in carreggiata.
Per fortuna non ho una bici con il carrello a due ruote, altrimenti dovrei camminare piano piano sulla banchina. Quando capita si fa anche quello.
Io sono in vacanza e la gente a quest’ora si muove per andare al lavoro, non posso certo pretendere che tutti stiano in cosa dietro di me.

Sto pensando a come attraversare la barriera di case e strade fra Mestre e Venezia.
Quando sono andato a piedi da Trieste a Roma sono passato sul lido di Venezia saltando da un traghetto all’altro. Un pezzo a piedi, uno in traghetto, uno a piedi e uno in traghetto, e così via.

Potrei farlo anche stavolta, ma ho l’appuntamento a Ferrara con SHP e non posso tardare, sarebbe anche più bello pedalare in riva al mare, ma bisogna anche fare delle scelte.

SHP mi ha detto che non può dedicarmi molto tempo perché deve finire di assemblare una bici una bici speciale entro sera.
Credo che il viaggio sia bello anche nella misura in cui si riescano a incontrare le realtà lungo il percorso e l’idea di incontrare un costruttore di bici un po’ particolare, proprio mentre io sono in giro in bici, mi piace.

Arrivo alla tangenziale, non ho una carta dettagliata, quella in scala 1:200.000 non mi può aiutare molto in questa situazione, devo andare a occhio e a intuito.
Cerco di puntare sempre verso ovest senza passare troppo vicino al mare. Alla prima rotonda mi fermo e ragiono per un minuto, forse qua mi conviene puntare oltre la rotonda e poi girare a destra, forse ci sono già passato due anni fa con il viaggio da Milano a Venezia verso la conferenza sulla decrescita.

Comincio a passare fra le case su un lungo vialone, so che devo attraversare la ferrovia. Le ferrovie e i corsi d’acqua sono sempre i miei riferimenti principali quando attraverso le città. Alberto Fiorin mi ha detto di puntare al sottopassaggio… o al cavalcavia… o al sottopassaggio… Mi viene il dubbio…

Non importa, ciò che conta è che devo trovare la ferrovia e poi passare dall’altra parte. Almeno quello credo di averlo capito.

Chiedo informazioni a un signore che mi dice di seguirlo per un pezzo, mi dice poi che la pista prosegue e che passa sul cavalcavia.

Io arrivo al cavalcavia e mi rendo conto che di piste non ce ne sono, vista la densità di auto scendo e me la faccio a piedi sullo stretto marciapiede. Arrivo in fondo alla salita e mi rendo conto che il traffico è parecchio, vedo però una rampa di scala che scende.

Appoggio la bici al paracarro, vado in perlustrazione, le scale portano a un passaggio pedonale sotto il cavalcavia, una struttura sospesa che porta di qua e di là, non è facile muoversi in bici perché ci sono scale ovunque, ma è un’ottima alternativa alla strada trafficata.

Decido di passare qua sotto,risalgo a prendere la bici e mi inoltro in questo camminamento che sembra un passaggio segreto di un castello. Da qualche parte sbucherò, da qualche parte rivedrò la luce, da qualche parte troverò una direzione interessante.

Sbuco fuori in una strada in mezzo alle macchine. Ho ottenuto qualcosa, ma non quanto speravo. Prima di lanciarmi mi volto indietro e vedo un ciclista arrivare con la bici decisamente carica.

“Tutto bene?” Mi chiede.
“Sì, tutto bene”.
“Dove vai?”.
“Verso Ferrara”.
“Io vado verso Roma, vado diritto.”.
“Io invece giro verso sinistra.”.

Non capisco proprio perché lui vada dritto. Io esco subito dalla strada principale trafficata, mentre lui l’ha imbocca in pieno.

Entro in un lungo viale e lo percorro fino in fondo, rifaccio il punto della situazione, verifico se sono nella giusta direzione. Mi giro e vedo arrivare il ciclista di prima. Immagino si sia reso conto che stava andando nella direzione sbagliata.
“Avevo sbagliato strada, mi avevano mandato di là, ma stavo andando in Autostrada.”
Mi pareva…
“L’avevo immaginato, ma eri così convinto…”.
“Ora vado per la romea.”.

Facciamo due chiacchiere, dice che sta tornando a Roma dopo un viaggio di due mesi e mezzo da Roma verso Varsavia.

Mi accenna la sua esperienza e gli propongo di intervistarlo.

Potete vedere l’intervista a questo link:

Dice che ha fatto un viaggio di due mesi e mezzo per allenarsi in vista di un viaggio più lungo che vorrà realizzare prossimamente. Da Roma al Giappone.
Theo è uno stilista di moda, quando la sua azienda è fallita ha deciso di viaggiare per promuovere in questo modo i suoi prodotti.
Questa è la sua pagina Facebook: https://it-it.facebook.com/thecockroachandme

Questo incontro casuale dura quasi mezz’ora, siamo tutti e due di fretta perché abbiamo molta strada da fare, ma si tratta di un incontro da viaggiatori da vivere per quello che è. Mi fa molto piacere e spero di fare altri incontri altrettanto interessanti.

L’incognita della città è ormai superata, ora devo cimentarmi nei reticolati di questo territorio, è come se fossi su una scacchiera in ci andare da un angolo a quello diagonalmente opposto camminando lungo i bordi di ogni singolo di ogni singola casella. Sono in alto a destra e devo arrivare in basso a sinistra.

Oggi i corsi d’acqua non mancano. Il Piave, il Sile, il Brenta, il Bacchiglione, l’Adige e il PO.

Punto molto verso sud finché incrocio il Po, arrivo a Polesella stando sulla riva orografica destra per poi passare sul ponte e risalire fino a Ferrara lungo la riva sinistra. Ci sono già passato in dicembre con la Goat, sono zone che già conosco un briciolino.

Arrivo a Ferrara verso le 18, ho dato un’occhiata alla carta per vedere dove si trova SHP, è vicina alla stazione. Chiedo un po’ in giro finché arrivo a destinazione.

Enrico Sottili sta ultimando l’assemblaggio di una “bici ufficio” che prenderà servizio fra pochi giorni sulle spiagge dell’adriatico, una grande “ruota” alta più di due metri e larga un metro, dotato di ruote, pedali e tavolino.

Un ufficio mobile per dare informazioni ai turisti.

Sicuramente è un mezzo originale e curioso che si farà notare sulle spiagge.

Sono venuto a incontrarlo perché m’incuriosisce la bici reclinata, sembra che sia più comoda, più veloce… Che abbia molto vantaggi rispetto alle bici tradizionali. Io vorrei capire qualcosa di più.

Sembra che aiuti a raggiungere velocità maggiori, sia grazie alla migliore aerodinamica, sia grazie alla migliore gestione delle forze in gioco che il corpo umano può applicare.
Se ho capito bene funziona così.
In una bici normale la spinta che le gambe possono applicare sui pedali è contrastata dal peso del pedalatore, mentre nella bici reclinata la forza massima di spinta è quella che i muscoli del pedalatore possono applicare perché la loro forza è contrastata dal telaio stesso della bici.
Si applica quindi più forza.

Oltre alle migliori prestazioni causa meno fastidi a schiena e fondoschiena. Purtroppo però rende meno visibili e il conducente ha una visione minore rispetto al pedalatore su una bici tradizionale. Ovvero: si è meno visti e si vede di meno.

Enrico Sottili è architetto e si dedica anche alla realizzazione di bici particolari.
Disegna il telaio e lo fa costruire per poi passare all’assemblaggio che effettua nel suo laboratorio. Riunisce nelle sue realizzazioni la progettazione, il design e la cura artigianale, di un prodotto fatto su ordinazione e non in serie.
Può essere considerato un luogo comune, ma io credo che sia una di quelle situazioni in cui si possa parlare della creatività e dell’ingegno italiano. Un modo di vedere le cose da un altro punto di vista, con una prospettiva diversa.
Enrico non ha inventato la bicicletta, l’ha guardata da un diverso punto di vista, ha provato a “smontarla” e “rimontarla” i maniera diversa. Si è guardato in giro, ha cercato di capire cosa c’era di buono e cosa poteva metterci di suo.

Il tempo è poco perché si sta facendo tardi e io ho ancora qualche chilometro d percorrere prima di arrivare alla meta, devo partire.

Mi rendo conto, mi ero già reso conto da prima, che ho mangiato pochissimo e che ormai i negozi sono chiusi.
Torno verso il Po e a Pontelagoscuro trovo una piccola pizzeria da asporto, ne approfitto al volo, anche se non è molto intelligente mangiare e poi lanciarsi in bici, ma ho fame e devo nutrirmi. Riparto di corsa per arrivare a destinazione appena prima del buio.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/