Da Crespi d’Adda al castello di Urgnano



Tre fiumi – 5 tappe

Da Milano a Sabbioneta

Si ripassa da Crespi d’Adda, puntiamo al punto panoramico da quale si vede tutto il villaggio. La nostra cronista, voce viaggiante, si esprime in una performance mimico-teatrale-cine-esoterica, una cosa che si potrebbe definire eclettica dal gusto esotico. Non è però il caso di addentraci ora in dettagli che andrebbero a contaminare l’opera che verrà pubblicata, anzi è già stata pubblicata.

Ripartiamo subito verso sud, imbocchiamo il ponte pedonale che passa sopra l’Adda e troniamo sui passi di ieri, per qualche chilometro ripercorriamo la strada che fa da spartiacque fra il Martesana e l’Adda.

L’aria è fresca a invita a pedalare, la giornata è limpida e noi ci muoviamo volentieri fra persone che passeggiano e scorrazzano a piedi e in bici. Siamo un po’ ingombranti e il nostro stile da villeggianti talvolta rallenta i ciclisti più lanciati.

Il Martesana scorre in piano, mentre l’Adda scivola via pochi metri più in basso, vien da pensare che il canale sia stato scavato asportando la terra dalla collina per diversi chilometri. Il letto del fiume coincideva probabilmente con la base della collina e per realizzare il fiume le possibilità erano due. Riempire parte del letto del fiume oppure scavare la collina. A me sembra più probabile che abbiano scavato la collina, ma non è detto, forse hanno riempito parzialmente il letto del fiume. Chissà?

Questa è la volta buona, stavolta devo chiarire il mistero, non posso più permettermi di passare di qua senza capire dove il Viloresi e il Martesana s’incontrano. Una mezza idea ce l’ho, devono essere le cascate viste ieri, non ci sono altri corsi d’acqua che si buttano nel Martesana.

Eccole, fermi tutti! Facciamo il punto, non posso muovermi di qua senza sapere se le acque che vengono dall’altro sono del VIlloresi oppure no.

Come Livingstone, come Stanley, come tutti quelli spediti dalla Royal Geographic Society alla ricerca delle sorgenti del Nilo anch’io devo trovare la mia sorgente, o foce, insomma qualunque cosa mi dica che qui, da qualche parte, c’è il Villoresi.

«Alberto, verifica!».
«Ok, confermo che questa cascata è quella del Villoresi.»
Finalmente il dubbio è risolto.

La nostra voce narrante aggiorna il video diario e ripartiamo. Puntiamo verso Fara Gera d’Adda. Pieghiamo a sinistra, una breve discesa e siamo sulla riva dell’Adda. Saliamo sul ponte pedonale, attraversiamo il primo corso d’acqua, poi il secondo, poi il terzo, poi il quarto… Ma siamo sull’Adda o in Amazzonia?

Anche i fiumi che scorrono fra città e autostrada talvolta offrono scorci magnifici e paesaggi incantati (Bhé, adesso non esagerare…). Diciamo che offrono angoli molto belli e suggestivi.

Lascia comunque straniti il fatto che anche a pochi chilometri da grandi città ci siano angoli naturali interessanti.

La sosta lungo il fiume a Fara Gera d’Adda è breve, ripartiamo poco dopo per dirigerci verso Caravaggio. Caravaggio è famosa per almeno due motivi che non sto a elencare perché li conoscono tutti, il santuario e il pittore.  Dopo Caravaggio ci dirigiamo verso Treviglio, passiamo attraverso il centro storico e lo lasciamo poco dopo, la nostra meta è il fiume Serio. Passiamo attraverso la campagna e raggiungiamo la riva del fiume. Il Serio si presenta ampio e… molto ampio. Non mi aspettavo che fosse così ampio, devo direi che si presenta bene.

Dopo pochi chilometri di asfalto riprende il percorso sterrato.  Per qualche chilometro siamo quindi passati sull’asfalto, questo fatto può far nascere qualche dubbio. Si potrebbe dire che allora la via fra i fiumi non è del tutto fra i fiumi, forse lo si potrebbe dire.

A volte quando si percorre un itinerario particolare lo si vorrebbe vedere naturale e incontaminato, tutto fra alberi e strade percorribili solo a piedi o in bicicletta. Invece bisogna essere realisti, provo a fare un ragionamento anche se è tardi e sono un po’ stanco. In questo caso stiamo attraversando la Lombardia, uno dei territori più popolati, pieni di case, aziende, strade e ferrovie. Non possiamo certo aspettarci di camminare per giorni nel wild. Anche se cerchiamo di evitarlo prima o poi incontreremo un’opera dell’uomo, un luogo abitato.

Bisogna saper cogliere le peculiarità del territorio e saper trovare ciò che di meglio può dare anche accettando qualche difficoltà. Sarebbe belo trovare itinerari totalmente lontani da tracce umane, ma non è possibile.

La Lombardia offre comunque un sacco di vie percorribili in bici, sulle Alpi e sugli Appennini, ma anche in pianura. Gran parte di questi percorsi sono lungo i fiumi, soprattutto i principali e spesso dentro parchi naturali.

Molti itinerari sono su argini dei fiumi, come l’argine maestro del Po, realizzati per contenere le acque nei periodi di piena. Il succo del discorso è questo, non arrendiamoci se la pista ciclabile non va dappertutto, non arrendiamoci se l’itinerario non è perfettamente tracciato, non arrendiamoci se incontriamo qualche difficoltà.

I percorsi in bici, così come tante altre cose, possono crescere se si sviluppa un circolo virtuoso in cui tutti fanno la loro parte. La pubblica amministrazione nello sviluppare piste ciclabili, le forze dell’ordine nel far rispettare il codice della strada da parte di chi guida un mezzo che può essere pericoloso per i ciclisti, ma anche devono chiedere ai ciclisti di rispettarlo. I ciclisti stessi che devono fare uno sforzo maggiore quando ci sono più difficoltà.

Torniamo però al viaggio attraverso il bergamasco. La nostra meta di oggi era Urgnano, l’appuntamento era alle 17.00 al castello.

Addentrandoci nella campagna fra sentieri e strade, abbiamo trovato alcuni fontanili, punti in cui l’acqua sorge spontaneamente. L’acqua che scorre in rivoli sotterranei appare in superficie laddove trova uno sbocco per tornare a vedere la luce del sole.

In questo viaggio l’acqua appare e scompare in continuazione, anche questa dei fontanili è una gradita sorpresa. Siamo abituati a pensare che le sorgenti d’acqua siano solo fra le montagne, ma in realtà si trovano anche in pianura. In montagna sempre meno persone si fidano a bere direttamente dai torrenti, in pianura sono ancora meno, anche perché è facile trovare il cartello “Non potabile” che dissuade.

Io ho sempre bevuto dai torrenti di montagna e una volta anche dall’unica sorgente di pianura che mi avevano indicato, oggi la bevuta in pianura la eviterei più facilmente.

Lungo la sterrata verso Urgnano ci siamo imbattuti in un torrentello da guadare, ci è parso ovvio lanciarci nell’attraversamento senza por tempo in mezzo, ci siamo così subitamente lanciati fra le acque. Solo dopo aver guadato, siamo stati raggiunti da un paio di ciclisti tutti ben bardati: «La strada è interrotta, da quella parte lì non si passa! Se ci seguite vi mostriamo la strada giusta.».

Riattraversiamo il torrente, ci sarebbe la passerella pochi metri più in là, ma sembra tanto banale… Prendiamo quindi qualche metro di rincorsa e ci lanciamo fra le acque. Chi ha scarpe e calze resterà con i piedi bagnati per un po’, chi viaggia con i sandali asciugherà prima.

I due ciclisti ci fanno strada per alcune centinaia di metri, ci indicano poi come raggiungere il castello di Urgnano.

Nel castello entriamo passando sotto la torre, ci accompagnano nella visita della torre, delle sale da pranzo e delle sale delle armi. Ci siamo abituati, ma siamo sempre colpiti da questa Italia che anche in località meno famose e meno frequentate dal turismo ci siano luoghi ricchi di storia. Ci fa piacere che un itinerario come questo fra i fiumi possa offrire la visita a luoghi come veri e propri castelli che si manifestano ancora con una certa imponenza.

È arrivata mezzanotte e credo sia meglio fermarmi…

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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