Da Ferrara a Taglio di Po



Con la Goat verso est – 8 tappe

Da Orio Litta all'Adriatico in graziella.

Non è facile la vita del conducente Goat e redattore di diario di viaggio…

(E a noi? Direte voi… Non ti ha obbligato nessuno a farlo. È vero, quindi non mi posso lamentare.)

Ci sono giorni in cui non accade nulla, magari però hai la fantasia per raccontare, ci sono giorni in cui accade di tutto, ma arrivi la sera così devastato che non hai la forza per raccontare.

Nei lunghi cammini, nei viaggi in bici, ripeti tutti i giorni la stessa storia. Ti alzi a fatica, controlli se non hai puntato la sveglia troppo presto per poter dormire ancora, ma la sveglia è puntata perfettamente. Cerchi di ricordarti chi sei, dove sei e la direzione da seguire. Metti insieme i bagagli e salti in sella. Magari accadranno delle cose, magari te le andrai a cercare, magari te le faranno capitare altri.

Ieri sono arrivato a Ferrara con la luce, con la luce del sole, cosa oramai rara in questi giorni.

Ho piazzato la bici al deposito della stazione e poi ho raggiunto il posto per la notte.

Avevo pianificato meno chilometri dei giorni precedenti e per la prima volta sono arrivato con la luce, per un attimo ho avuto la sensazione di aver commesso un tradimento, ormai il rapporto fra me e la strada finiva al buio e il fatto di aver lasciato la strada con la luce mi ha fatto vergognare un po’, mi sono sentito un po’ vile. La strada però questi affronti se li segna, non li perdona, e prima o poi te li risbatterà in faccia…e non ha aspettato tanto…

Ieri sera ho studiato il percorso di oggi, cercando sempre di stare poco al di sotto dei sessanta chilometri.

Fin’ora ho percorso la riva sinistra e vorrei continuare su quella per mantenere lo stesso percorso, ho valutato qualche posto per fermarmi fin quando ho stabilito di andare a Taglio di Po.

Avrei preferito qualche chilometro in meno, ma ho poi deciso così.

Telefonato e trovato il posto: tutto ok.

Stamattina:

Ritiro la bici dal deposito e dedico di gonfiare la gomma posteriore: ora o mai più!

Avrei dovuto farlo ieri, ma a queste temperature non avevo voglia di farlo, ho preferito pedalare con la gomma leggermente sgonfia.

La pompa non ha voglia di gonfiare, provo con l’altra e neppure quella si adatta bene alla ruota. Se metti le ruote con un numero di raggi esagerato poi capita che le pompe non si incastrino bene.

Di due pompe ne faccio una che funziona e riesco con fatica a soffiare un po’ d’aria.

Riparto verso nord, voglio superare il Po e tornare sulla riva sinistra, arrivo al ponte e incrocio una coppia di signori in bici.

«Parli italiano?».

«Un po’.».

No, non è vero non gli ho detto “un po’” gli ho detto di sì.

Mi dicono che non mi conviene andare sula riva sinistra perché in questo tratto la strada è aperta alle auto, mi conviene stare sulla destra, dicono che è tutta asfaltata.

Oggi ho i minuti contati per cui la differenza fra asfalto e sterrato può essere fondamentale.

Se la via destra è asfaltata e non aperta alle auto rivedo il mio programma e sto sulla destra.

La coppia mi accompagna per qualche centinaio di metri di sterrato fino all’asfalto.

Oggi la giornata sarà impegnativa, fa freddo, più freddo degli altri giorni, spero di resistere senza aumentare gli strati di protezione. L’umidità si sente parecchio e comincio a sudare.

Tre livelli di pile e la giacca a vento…

Come direbbe Benedetta in certi casi non sai se aprire la giacca perché sudi o chiudere tutto il possibile perché hai freddo.

So che è una vana speranza, ma io spero che la nebbia si alzi perlomeno verso mezzogiorno.

Pedalo con decisione, ma i giorni in sella si fanno sentire e conviene spesso scendere per cambiare i movimento delle gambe e rilassare le chiappe. Spesso salto giù dalla sella e mi faccio quattro passi o cinque a piedi, quattrocento o cinquecento…

Oggi non avrò tempo di fermarmi per mangiare e soprattutto non ho voglia di farlo perché nei due giorni precedenti mi sono raffreddato parecchio e ho impiegato molto prima di raggiungere una temperatura accettabile alle mani. Quando viaggio a piedi o in bici mangio poco, per cui posso farcela ad arrivare a sera. Solo un paio di volte mi fermo per bere un sorso di succo di frutta.

Controllo la carta, la scelta si stare sulla riva destra mi fa evitare il traffico, ma è più lunga di qualche chilometro.

La nebbia è così fitta che non riesco quasi mai a vedere il fiume, so che è qualche decina di metri più in là, ma non lo vedo. Sento anche il rumore delle auto, ma non le vedo.

Vorrei scattare qualche foto, ma sarebbero senza senso perché ne ho già scattate altre tutte uguali: tutte grigie, tutte cupe.

Continuo a pedalare deciso, verso le quattro mi rendo conto che non ce la farò ad arrivare con la luce. Decido di aumentare lo sforzo e dare più ritmo alla pedalata. Comincio a contare, conto ogni due pedalate circa, un numero ogni secondo e mezzo circa.

Arrivo a cento e ricomincio da capo, arrivo a cinquecento e poi conto fino a cento camminando. Vado avanti così per un po’.

Ricontrollo la carta, sono le cinque meno un quarto e mancano almeno otto chilometri, forse di più.

Perdo la cognizione dello spazio, continuo a pedalare per on perdere minuti preziosi di luce, ma non arrivo, la luce cala e io non arrivo.

Comincio a pensare di essere andato oltre il paese, ma non è possibile, prima o poi devo incontrare la Romea, non posso esserci passato sotto senza accorgermene.

Vedo qualche luce, ma la combinazione di nebbia e buio mi impediscono di capire. Chiedo a un signore sull’argine, conferma che sono a Taglio di Po, però vedo solo un paio di luci per cui suppongo di essere solo davanti a una cascina vicina al paese.

Vado oltre, mi fermo sotto la Romea, ora sì che rischio di andare oltre, non capisco dove andare, seguo una strada: è chiusa.

Torno indietro, arriva un’auto, la fermo.

«Seguimi!».

Entro in paese. Bevo, ora che sono arrivato devo assolutamente bere, sono fradicio di sudore, mi fermo solo un istante, ma devo assolutamente bere.

Chiamo il B&B, seguo le indicazioni e arrivo.

Ma… quello è l’argine maestro, mi sono fermato lì sopra mezz’ora fa? Ero alla periferia del paese e non si capiva neppure per via di nebbia e buio.

Sono arrivato.

 

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

2 thoughts on “Da Ferrara a Taglio di Po

Lasciaci un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.