Da Groppallo a Bardi



La via degli Abati e il Cammino del Volto Santo – 8 tappe

Da Broni a Lucca lungo un antico cammino

Ieri sera ho preso la decisione di cambiare programma, l’idea iniziale era di arrivare oggi a Borgotaro, ma poi ho fatto una modifica.

Di solito non programma con precisione, faccio una stima di massima e poi vedo giorno per giorno.

Lungo la Via Romea lo scorso settembre speravo di arrivare ad Arezzo in due settimane e poi ci sono arrivato vicino in una settimana. A volte ci si sopravvaluta, altre volte ci si sottovaluta, ovvio…

In estate avrei potuto farcela, ma stavolta avrei dovuto pedalare al buio e non ne ho voglia.

Lo so che spesso ripeto aspetti tecnici dei miei viaggi, ma io sono un tecnico e ragiono così, spero anche che il racconto delle mie esperienze aiuti anche altri a mettersi in strada e spero di essere d’aiuto anche nei dettagli più pratici.

A tappa di ieri è stata impegnativa e una eventuale tappa da Groppallo a Brogotaro sarebbe stata simile in termini di lunghezza e di dislivello in salita, forse poco di più, ce l’avrei potuta fare, ma non avrebbe avuto molto senso perché comunque ho pianificato l’arrivo a Lucca in anticipo, posso quindi allungare il percorso di un giorno o due e godermelo di più.

Spesso sono di corsa e stavolta mi sono detto che era giusto rallentare almeno per un giorno.

Parto più tardi, anche oggi la giornata è limpida.

Devo inventarmi un modo per impiegare il tempo, cammino, sono in piano e potrei pedalare, ma se cammino sto più rilassato. Mi guardo intorno, il paesaggio è lo stesso dei giorni passati, colori dell’autunno, qualche casa qua e là, na macchina di tanto in tanto.

Un tiepido sole nel cielo azzurro, manco una nuvola.

Si allarga uno spiazzo fra la strada e il bosco, è al sole, appoggio la Goat e mi sdraio pochi metri più in là.

Potrei farmi un pisolino, ma cosa direbbe don Chisciotte se mi vedesse proprio adesso?

Solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora!!!

Ma io mi sono alzato all’aurora, per cui il mio dovere l’ho fatto…

Comunque io mi sdraio, sono fuori dalla vista delle auto per cui non corro il rischio che qualcuno mi fermi per vedere se sono ancora vivo.

Me ne sto lì tranquillo, ma poco dopo una nuvola malandrina mi oscura il sole e la temperatura scende, è meglio che io mi alzi e parta, vado a vanti ancora un po’ e la nuvola se ne va, io trovo un altro spiazzo interessante e mi accuccio appoggiato un tronco.

So che manca poco e cerco di rallentare il più possibile, farei un giretto nel bosco, ma dovei trovare un posto per abbandonare la Goat, troppo complicato, meglio rinunciare.

A volte bisogna avere la capacità e la pazienza si sapersi immergere, di lasciare permeare quel che ci circonda, immagazzino le immagini perché so che la prossima volta che mi troverò seduto alla scrivania con i computer davanti rimpiangerò queste immagini come ho già fatto milioni di volte.

Immagini semplici che non dicono tanto quando le hai davanti agli occhi, ma che ti raccontano quanto valgono quando ti riappaiono davanti agli occhi quando sei ormai lontano nel tempo e nello spazio.

Riparto e supero la curva. Eccolo! È il castello di Bardi.

Devo dire che chi ha progettato questa strada è proprio un genio. Giri la curva e ti trovi davanti il castello. Bravo!

L’effetto è notevole, in un istante ti trovi immerso nel medioevo, il castello proprio davanti agli occhi, e la valle sullo sfondo. Immediatamente cogli la posizione dominante sulla valle, quella rocca che separata dal versante della montagna che si proietta nella valle per dominarla.

Una posizione che certamente incuteva timore a suo tempo verso i sudditi e i nemici, e che ancora oggi ti fa parlare sottovoce per paura che qualcuno ti osservi da dietro le inferriate in cima alla torre.

Una realtà così imponente porta facilmente la fantasia a viaggiare e si capisce come abbia stimolato nel tempo l’immaginazione di artisti e narratori.

Arrivo all’ostello, Don Luigi si ricorda di me, mi ricorda che qui avevo tenuto ani fa un incontro sul tema del cammino, io me n’ero quasi dimenticato.

L’ostello è un locale della parrocchia. Un vero ostello da pellegrini, una stanza, un bagno con la doccia, qualche letto, una cucina e un armadietto con pentole e cibo.

Puoi uscire a comprare della pasta e cucirne per tuo conto. Se ci sono altri pellegrini è l’occasione per fare conoscenza.

C’è il registro dei pellegrini, un quaderno sul quale lasci i tuoi pensieri, un ringraziamento e un saluto. Racconta la storia dell’ostello e testimonia la strada fatta e da fare di chi si è fermato per una notte.

Ritrovo i miei saluti e leggo quelli di amici che sono passati di qua.

Esco per un giretto, il castello a quest’ora è chiuso però anche il giro attorno alle mura è decisamente suggestivo.

Rientro in ostello e mi preparo la cena.

Questo è il diario del viaggio di Giancarlo Cotta Ramusino – Girumin. Qui si trovano tutte le tappe pubblicate
Il suo racconto si può ascoltare su Radiofrancigena a questo link:
http://radiofrancigena.com/viaggiatori/girumin-broni-lucca/

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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