Da Lodi alla Via Francigena



Pedalodi – 4 tappe

Un viaggio in bici attraverso il territorio lodigiano

La prima puntata di Pedalodi potete leggerla qui. La foto in in home page è di Mediterraid Pedala

Dedichiamo la mattina alla visita della città. Partiamo dall’agriturismo alle porte della città e rientriamo fra le case. Attraversiamo il quartiere San Bernardo per puntare verso Piazza della Vittoria, l’appuntamento è davanti al Duomo.

Spesso siamo abituati a ricordare e sottolineare i momenti storici, le città e gli edifici più famosi, ma sarebbe bello valorizzare anche aspetti meno di spicco della nostra storia.
Spesso anche le realtà meno conosciute hanno molto da raccontare e il viaggio in bici è una buona occasione per farlo, si può andare nei centri storici in maniera meno invasiva, si genera meno confusione e meno traffico.

Capita di passare molte volte, magari decine o centinaia di volte, nello stesso posto e non dare mai importanza a qualcosa che ti sta di fronte, che sta al margine del tuo percorso.

A volte però ti fermi, magari per caso, e scopri che quel qualcosa ha un sacco di cose da raccontare.
Cose che sapevi, ricordavi vagamente, che non avevi mai considerato abbastanza importanti oppure avevi sempre altro da fare…
Oggi capita che mi fermo a riascoltare cose sentite parecchi anni fa, quando magari le percepivo in modo diverso. Ogni tanto bisognerebbe fermarsi e guardare meglio quel che ci sta intorno, senza andare troppo lontano.

Le mete più classiche sono tre: il duomo, la chiesa dell‘Incoronata e la chiesa di San Francesco.

Una cosa originale da vedere a Lodi, quasi unica al mondo, è il museo di Paolo Gorini, uno scienziato dell’ottocento. Il museo conserva i risultati dei suoi studi sulla pietrificazione animale e umana.
Non mi dilungo oltre perché il tema è molto particolare e qualcuno potrebbe gradire con difficoltà alcuni dettagli degli studi di Paolo Gorini.
Io ho avuto modo di vedere i risultati dei suoi studi più di trent’anni fa e so che quel giorno, a pranzo, ho faticato a masticare il cibo…
Chi vuole approfondire può trovare tutto in internet.

Elena, la guida che ci illustra i monumenti, mi chiede perché non provo a sostenere l’esame di guida turistica.
Non capisco se lo dice seriamente perché mi vede interessato, se lo dice con ironia perché mi vede molto ignorante, oppure con disappunto perché faccio troppe domande.
Forse perché i miei ricordi su alcuni aspetti dei monumenti, sono rimasti fermi alla visita precedente per motivi di studio, avevo circa otto anni… Continuerò a vederli con gli occhi di un bambino…

Resterò con il dubbio, comunque non sono portato per fare la guida turistica, nessuno mi terrebbe in considerazione seriamente e poi io non mi ci vedo con un ombrellino in giro per le città.

Usciamo dalla città passando dalla ciclabile che passa sotto la ferrovia dentro l’alveo di una vecchia roggia, parte dal centro sportivo della Faustina e punta poi verso San Martino in Strada.
Magari non tutti ricordano che dove ora c’è un sotto passaggio prima c’era una roggia. Ora si può passare sotto la ferrovia, un tempo si poteva passare solo sopra il K2, un nome assegnato al cavalcavia pedonale, il nome stesso dice quanto fosse ripido.
Una volta ho rotto il telaio di una bici mentre ero in salita sul K2, ma è una storia che ho inserito nel racconto del primo viaggio con la Goat. Racconto che non ho ancora divulgato: lo farò, prima o poi lo farò.

Si passa in fianco alla ferrovia sulla ciclabile che porta a San Martino.
La ciclabile gira verso sinistra e attraversa il paese per sbucare sulla strada verso sud, ma noi ci dirigiamo verso ovest lungo il tratto che costeggia la Muzza. Passiamo attraverso la campagna e arriviamo a Tripoli, (c’è un Tripoli anche nel lodigiano, non solo in Nord Africa, qua però è più piccolo). Attraversiamo la strada che porta a San Colombano al Lambro e andiamo verso Motta Vigana.

Qui propongo una variante che passa in campagna su una sterrata. La conosco da poco, ma potrebbe essere su un’ipotetica via da Milano verso Orio Litta per che unisca Milano con la via Francigena.
Io consiglio a chi parte da Milano per raggiungere la Francigena di seguire il naviglio e arrivare a Pavia oppure di scendere verso sud e seguire la Muzza, magari da Paullo.
Mi rendo conto però che il tratto fra Milano e Paullo non è così invitante per un camminatore.
Chissà? Magari un giorno troveremo una soluzione migliore.

Ci sto pensando da un po’, magari prima o poi mi dedicherò a cercarla con cura.

Arriviamo a Ossago e puntiamo verso Brembio dove ci fermiamo per pranzo.

Puntiamo poi verso villa Biancardi a Zorlesco.

Lungo la strada ci fermiamo ad apprezzare ancora una volta le more dei gelsi, un altro punto da mappare sul territorio. Prima o poi dovrei dedicarmi alla piantumazione dei gelsi, per ora ne ho piantati solo un paio. Oltre alle more e alle foglie il gelso offre un legno con una colorazione giallina intensa molto bella.

Le guide ci illustrano la villa e raccontano le storia della famiglia Biancardi.
Apprezziamo le peculiarità della casa, della torre e dei soffitti in legno variamente decorati.
Federico ed io ammiriamo in particolar modo i termosifoni con scalda vivande, ovvero dei termosifoni che, in mezzo ai tubi, hanno uno spazio vuoto, una specie di scatola in cui mettere il cibo a scaldarsi o a stare caldo dopo la cottura.
È un’idea intelligente, molto intelligente, troppo intelligente per essere applicata anche oggi che siamo più moderni…

Dopo villa Biancardi puntiamo verso la chiesa dei Cappuccini di Casalpusterlengo.
Entriamo in Casale da nord, lungo la pista ciclabile che corre parallela al Brembiolo, un corso d’acqua che va da Ossago a Guardamiglio. La stradina corre lungo il corso d’acqua per circa un chilometro e porta direttamente in centro.

Da Casale ci dirigiamo verso Somaglia e poi verso Senna Lodigiana e Orio Litta.

A Senna incontriamo il mitico Giovanni Favari, della compagnia di Sigerico, impegnata nell’ambito della Via Francigena.
A Orio Litta ci accoglie il sindaco Pierluigi Cappelleti, anche lui impegnato da molti anni nell’accoglienza dei pellegrini.
Non lo dichiara, ma credo sia ormai stufo di vedermi da queste parti, però mi accoglie sempre sorridente. Non mi ha ancora bucato le gomme della bici e del carrello, forse proprio per evitare che mi fermi troppo… Nel 2003 è stato il primo a scrivere un articolo su un mio viaggio a piedi con un carrello. Era il primo carrello in allumino che avevo realizzato per la via Francigena.
Di Orio Litta ho già scritto molto perché è spesso la mia tappa di partenza per i giretti in bici e a piedi. Evito di annoiarvi nel ripetere le stesse cose.
I racconti sono su www.percorsiditerre.it e www.lifeintravel.it.

Aggiungo solo che l’ostello è stato ristrutturato da poco, è stato sistemato il tetto, sono stati realizzati i bagni per disabili ed è stato aggiunto l’ascensore.

A Orio Litta c’è la “pista ciclabile della Venere” che porta fino a Livraga, è un pezzettino dell’ipotetica strada che potrebbe facilitare il percorso pedonale e/o ciclabile da Milano per raggiungere la Via Francigena.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: https://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

Lasciaci un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.