Da Pietralunga a Gubbio



Sul cammino Di quì passò Francesco – 8 tappe

Da La Verna ad Assisi

Pietralunga ha una caratteristica: è lunga, ecco perché si chiama Pietralunga!

No, non credo che il nome del paese sia relativo alla sua lunghezza, ma è comunque un paese lungo, per uscire ci vuole un po’, ma si può fare.

Prima di partire diamo un’occhiata in giro visto che ieri sera al buio non abbiamo potuto apprezzare molto. Scattiamo qualche foto davanti alla chiesa e al campanile in pietra.

Il percorso iniziale “Di qui passò Francesco” proposto qualche anno fa è stato poi ridisegnato per accorciarlo leggermente.

Ora quando si esce da Pietralunga, invece di andare a destra, si tiene la sinistra e si guada un piccolo ruscello che passa sopra la strada. Ci sono pochi centimetri d’acqua e si passa senza togliere gli scarponi.

Forse in estate c’è meno acqua e i piedi si sciacquano senza timori, ma in inverno la frescura dell’acqua di torrente non è poi così ricca di fascino. Se possiamo evitare il pediluvio lo evitiamo volentieri.

Questa zona si chiama “Val di Fogna”, un nome decisamente originale…

Se passate di qua, non ditelo troppo in giro, magari la gente pensa male…

Sapete come sono “la gente” un nome così e pensano che siete andati chissà dove!

Invece il posto è bellissimo!

Quando il torrente è in piena (?!?) si può magari tornare sul vecchio percorso, i due itinerari si ricongiungono comunque a San Benedetto vecchio.

«Oggi serviranno le ghette?»

Bella domanda…

Le ghette non danno così fastidio, anche se, quando riusciamo a camminare senza, le gambe respirano un po’ di più e la cosa non ci dispiace affatto.

Una considerazione sulle ghette lungo questo cammino la si può fare, due cose si possono dire… Anche tre.

Le ghette proteggono dalla neve, dal fango e dalla pioggia. In questo cammino sono determinati lungo le strade infangate e dentro le numerose pozzanghere.

Però le ghette hanno spesso qualche difettuccio…

Qualche volta vengono confuse le ghette da montagna con quelle da sci, quelle da montagna sono più robuste e il laccio che passa sotto la suola deve essere molto robusto, spesso è un cavo d’acciaio.

Quelle da sci sono più leggere e hanno sotto la suola un elastico o un cinturino leggero, in questo caso non serve che sia robusto perché il cinturino è protetto dallo sci.

Il problema è che spesso le ghette da montagna hanno cerniere piccole, troppo piccole…

Le cerniere piccole non vanno d’accordo con il fango e con il ghiaccio. Se la cerniera si sporca di fango non riesci più a chiuderla e non riesci più ad aprirla, se si ghiaccia c’è lo stesso problema.

Le cerniere delle ghette devono avere cerniere con i denti grossi, molto grossi, come quelli dei borsoni. Anche quando devi riagganciare le due parti e si manifesta il problema, se ci sono ghiaccio o fango e la cerniera è piccola, piccolina o piccolissima, non ce la fai, non riesci a riattaccare i due pezzi perché basta un granello di terra o un minimo di ghiaccio per rendere impossibile l’unione.

Cari produttori di ghette, mettetevi nei panni di chi cammina nel fango e la sera non ha modo di lavare, lucidare e spolverare le ghette.

Pensate a chi non può fare la sera il prelavaggio, il lavaggio e la centrifuga alle ghette, di chi non può passare la paraffina sulle cerniere (anche perché credo che a passare la paraffina sulle cerniere siamo rimasti in poche decine in tutta Italia, forse meno…).

Mettetevi nei panni di chi deve rimettere le ghette impastate di fango secco o si risveglia la mattina e durante la notte il ghiaccio depositato sui minuscoli dentini delle ghette non è magicamente evaporato…

Cari produttori, mettete alle ghette cerniere grosse, molto grosse, grossissime!!!

*****

Le tappe più impegnative sono passate, oggi ci sarà un po’ di pianura.

Dico ai compagni di strada che a un certo punto vedremo dall’altro la piana di Gubbio.

Non ricordo il punto preciso, ma prima o poi arriverà.

Purtroppo però la nebbia è oscura e nasconde la vallata, la piana di Gubbio resta avvolta dentro una nuvola grigia.

Poco prima di Gubbio incontriamo un paio di anziane signore che passeggiano, facciamo due chiacchiere con loro.

Ci dicono che la nebbia a Gubbio non c’è mai, la vedono solo in questi giorni.

Qualcosa ci fa pensare che sia colpa nostra… Che l’abbiamo portata noi…

Oltre alla nebbia in questi giorni si è fatto risentire il terremoto.

Una ci dice che ha subito le operazioni alle ginocchia e deve tenersi in movimento.

Dice che il medico le ha detto di camminare in piano: «Dottore, io abito in collina!».

«Si organizzi!» Le ha detto il medico.

Allora lei si è organizzata.

Cammina avanti e indietro lungo il tratto di strada piana all’interno del paese.

Ha misurato i metri e ha calcolato quante volte deve percorrere il tragitto per raggiungere la distanza indicata dal medico.

Ha preparato il mucchietto di sassi e ogni volta che torna al punto di partenza sposta un sasso da un mucchio all’altro.

Quando i sassi sono tutti spostati l’allenamento finisce.

L’amica le tiene compagnia durante l’allenamento.

Purtroppo la nebbia persiste e noi continuiamo ad avanzare, ancora pochi metri di dislivello e comincia il tratto in pianura.

Mancano pochi chilometri all’arrivo, ma il solo saliscendi saranno i cavalcavia.

Siamo immersi nella nebbia quando incrociamo una larga strada: “E chi l’ha mai vista ’sta strada???”.

Questa cosa ci disorienta per un attimo. Controlliamo sulla carta, ma questa strada non la vediamo, sappiamo di essere nel punto giusto, ma quel che stiamo incrociando non è un sentiero imprevisto, bensì una grande strada.

Supponiamo che sia una nuova strada realizzata da poco, chiediamo a due signore che passano e ci confermano la nostra ipotesi: è stata inaugurata da poco.

È importante saperlo perché questa cosa potrebbe mette in crisi qualche camminatore.

Riprendiamo il cammino mentre, poco a poco, la nebbia si affievolisce, così almeno non verremo accusati di aver portato la nebbia.

«Se arriviamo in tempo almeno oggi ci facciamo un giro in centro!».

Stavolta speriamo di farcela, di arrivare in tempo per sistemarci e visitare la città.

La nebbia si affievolisce, la nebbia che ha annebbiato tutto il giorno ora se ne va, e se ne va mentre arriviamo noi, per cui non siamo noi a portarla, ma a farla andar via…

Proprio mentre siamo all’ingresso di Gubbio si accende l’albero di Natale. L’albero di Natale che viene disegnato dalle luci sulla collina. Cioè… Non è che si accende oggi, si accende a quest’ora come tutti i giorni dal 7 Dicembre… È l’albero di Natale più grande del mondo!!!

Arriviamo alle cinque e mezza. Don Marco, della Parrocchia “Madonna del Prato”, ci indica come sistemarci.

Ci dice che ospita sempre più persone incammino. Si ricorda delle altre volte che sono arrivato con il carrello.

Non è il primo che si ricorda di me, forse questa cosa dovrebbe farmi preoccupare, ci saranno in giro delle foto segnaletiche?

Questa è la zona in cui i Carabinieri mi avevano fermato in passato, fra loro però non c’erano ne la Marcuzzi ne don Matteo.

È stata l’unica volta che mi hanno fermato in cammino… Forse dovrei fare attenzione…

Una doccia veloce e usciamo, prima che i negozi chiudano compriamo i classici mandarini quotidiani e puntiamo verso il centro.

Non è un giorno eccezionale per fare i turisti, ma ci lanciamo per un giretto fra le vie del centro

Ci fermiamo poi per una cena a prezzo turistico in un ristorante, almeno la cena la facciamo da turisti.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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