Da Pizzighettone a Sabbioneta



Tre fiumi – 5 tappe

Da Milano a Sabbioneta

Oggi si cambia! Cioè… si cambia fiume…

In principio erano tre, i fiumi, poi sono arrivati i canali, poi i fontanili, poi altri fiumi.

La nostra meta è Sabbioneta, potremo arrivarci lungo il Po da Ovest, verso Est. Dalla direzione del tramonto verso la direzione dell’alba.

Invece abbiamo pensato a una direzione diversa, la strada sopra l’argine maestro del Po l’abbiamo percorsa lo scorso anno, vogliamo quindi provare un percorso diverso. Seguiremo il fiume Oglio.

Il primo appuntamento del mattino è con le mura di Pizzighettone, visitiamo l’interno delle fortificazioni, le attraversiamo passando in mezzo alle casematte, dove vivevano i militari di un tempo. Non è facile immaginare quanto sia vasta la fortificazione, per fortuna c’è chi si impegnato a recuperarle, una struttura così ampia e imponente rischiava un ulteriore degrado.

Saliamo in treno, è dotato della carrozza per le bici in coda al treno. Se non ci fosse sarebbe veramente impegnativo salire in sei persone con sei bici belle cariche.

Mezz’ora di treno e scendiamo alla seconda fermata: Piadena. Famosa un tempo per il “Duo di Piadena”.

Ci dirigiamo verso il fiume, si alternano strade sterrate e asfaltate. La mattina passa tranquilla, ci fermiamo a rifocillarci vicini al fiume.

Ripartiamo in questo pomeriggio assolato alla ricerca di alberi sotto i quali rinfrescarci, siamo in cerca dell’ombra come le carovane del deserto cercano le oasi e i naufraghi sperano di trovare almeno un’isola.

Pssssssssss una foratura. La ruota della bici di Alberto buca per la seconda volta, «Fermiamoci all’ombra!».

Ma di ombra ce n’è poca. Diamo un’occhiata alla gomma, non ci sono spine o chiodi, la camera d’aria sembra pizzicata, anche stavolta sembra che la striscia antiperforazione abbia pizzicato la camera d’aria.

Non è ben chiara questa cosa, mi avevano detto che qualcuno preferisce non usarle perché sembra che talvolta la camera d’aria venga pizzicata restando imprigionata fra la striscia antiperforazione e il pneumatico. Forse è vero, Alberto decide quindi di non rimetterla, sono d’accordo.

Sistemiamo il tutto e ripartiamo sotto il sole di questo caldo pomeriggio, ci siamo dimenticati subito che fino a una settimana fa sembrava di essere in Novembre.

Una strada sterrata, un po’ di buche riempite di laterizi, stiamo pedalando affiancati, una botta e un sibilo. Stavolta è la mia gomma a sgonfiarsi.

La botta l’ho sentita, forse ho urtato con violenza contro un mattone. Smonto la gomma e vedo una spina conficcata nel copertone, forse una spina di Robinia, una delle maggiori cause di foratura per le bici. Vuol dire che la foratura non era dovuta a un urto della ruota.

Qualcuno dice: «Non c’è due senza tre…».

Cambiamo la gomma e ci rimettiamo in sella. Arriviamo all’asfalto e ho una strana sensazione, la sensazione che la ruota sia ovalizzata. Mi fermo a guardare meglio, sembra tutto ok, ma quando riparto vedo che qualcosa non va proprio. Non è una bella cosa una ruota ovalizzata, soprattutto se la bici ha i freni a bacchetta! Cosa faccio? Non posso certo mettermi a tendere i raggi, poco male vado avanti con la ruota che mi fa andare su e giù a ogni giro.

Arriviamo a Commessaggio dove passiamo su un ponte di barche, anche questa sembra una cosa scomparsa, il ponte di barche ha un sapore di antico. Passarci sopra ti trasmette un po’ la sensazione di fare una cosa particolare.

Quando visiti un castello o un antico palazzo sei fermo a guardare, guardare e non toccare, osservi e apprezzi affreschi, statue e arazzi, ma ti limiti a osservarli.

Il ponte trasmette una sensazione diversa, non è qualcosa che osservi, è qualcosa che usi. Qualcosa che ti fa pensare che sia vecchio e obsoleto, invece no, invece fa egregiamente il suo lavoro anche oggi. Sta lì al suo posto e non ti chiede di sostituirlo con un ponte moderno.

Il ponte fa un rumore caratteristico quando ci passi sopra, anche se non piace a tutti è il suo modo per esprimersi, il suo modo per far sentire che non è rigido e immobile, ma che ha una sua vita.

Superiamo il corso d’acqua e arriviamo a Sabbioneta, anche qui siamo accolti dalle mura fortificate. Anche Sabbioneta ha una storia ricca e particolare, uno dei tanti luoghi in giro per l’Italia che hanno vissuto tempi prestigiosi. I palazzi, il teatro e la mura hanno tante storie da raccontare.

Ci attende un giornalista per un’intervista sul viaggio, raccontiamo le nostre pedalate e scattiamo la foto di gruppo.

Alle 19.30 l’appuntamento è al teatro con i referenti di provincia e comune per raccontare la nostra esperienza. Poco dopo Graziano ci illustra alcune specialità tipiche. Concludiamo la serata con un giro al Sabbioneta Rock.

Oggi si cambia! Cioè… si cambia fiume…

In principio erano tre, i fiumi, poi sono arrivati i canali, poi i fontanili, poi altri fiumi.

La nostra meta è Sabbioneta, potremo arrivarci lungo il Po da Ovest, verso Est. Dalla direzione del tramonto verso la direzione dell’alba.

Invece abbiamo pensato a una direzione diversa, la strada sopra l’argine maestro del Po l’abbiamo percorsa lo scorso anno, vogliamo quindi provare un percorso diverso. Seguiremo il fiume Oglio.

Il primo appuntamento del mattino è con le mura di Pizzighettone, visitiamo l’interno delle fortificazioni, le attraversiamo passando in mezzo alle casematte, dove vivevano i militari di un tempo. Non è facile immaginare quanto sia vasta la fortificazione, per fortuna c’è chi si impegnato a recuperarle, una struttura così ampia e imponente rischiava un ulteriore degrado.

Saliamo in treno, è dotato della carrozza per le bici in coda al treno. Se non ci fosse sarebbe veramente impegnativo salire in sei persone con sei bici belle cariche.

Mezz’ora di treno e scendiamo alla seconda fermata: Piadena. Famosa un tempo per il “Duo di Piadena”.

Ci dirigiamo verso il fiume, si alternano strade sterrate e asfaltate. La mattina passa tranquilla, ci fermiamo a rifocillarci vicini al fiume.

Ripartiamo in questo pomeriggio assolato alla ricerca di alberi sotto i quali rinfrescarci, siamo in cerca dell’ombra come le carovane del deserto cercano le oasi e i naufraghi sperano di trovare almeno un’isola.

Pssssssssss una foratura. La ruota della bici di Alberto buca per la seconda volta, «Fermiamoci all’ombra!».

Ma di ombra ce n’è poca. Diamo un’occhiata alla gomma, non ci sono spine o chiodi, la camera d’aria sembra pizzicata, anche stavolta sembra che la striscia antiperforazione abbia pizzicato la camera d’aria.

Non è ben chiara questa cosa, mi avevano detto che qualcuno preferisce non usarle perché sembra che talvolta la camera d’aria venga pizzicata restando imprigionata fra la striscia antiperforazione e il pneumatico. Forse è vero, Alberto decide quindi di non rimetterla, sono d’accordo.

Sistemiamo il tutto e ripartiamo sotto il sole di questo caldo pomeriggio, ci siamo dimenticati subito che fino a una settimana fa sembrava di essere in Novembre.

Una strada sterrata, un po’ di buche riempite di laterizi, stiamo pedalando affiancati, una botta e un sibilo. Stavolta è la mia gomma a sgonfiarsi.

La botta l’ho sentita, forse ho urtato con violenza contro un mattone. Smonto la gomma e vedo una spina conficcata nel copertone, forse una spina di Robinia, una delle maggiori cause di foratura per le bici. Vuol dire che la foratura non era dovuta a un urto della ruota.

Qualcuno dice: «Non c’è due senza tre…».

Cambiamo la gomma e ci rimettiamo in sella. Arriviamo all’asfalto e ho una strana sensazione, la sensazione che la ruota sia ovalizzata. Mi fermo a guardare meglio, sembra tutto ok, ma quando riparto vedo che qualcosa non va proprio. Non è una bella cosa una ruota ovalizzata, soprattutto se la bici ha i freni a bacchetta! Cosa faccio? Non posso certo mettermi a tendere i raggi, poco male vado avanti con la ruota che mi fa andare su e giù a ogni giro.

Arriviamo a Commessaggio dove passiamo su un ponte di barche, anche questa sembra una cosa scomparsa, il ponte di barche ha un sapore di antico. Passarci sopra ti trasmette un po’ la sensazione di fare una cosa particolare.

Quando visiti un castello o un antico palazzo sei fermo a guardare, guardare e non toccare, osservi e apprezzi affreschi, statue e arazzi, ma ti limiti a osservarli.

Il ponte trasmette una sensazione diversa, non è qualcosa che osservi, è qualcosa che usi. Qualcosa che ti fa pensare che sia vecchio e obsoleto, invece no, invece fa egregiamente il suo lavoro anche oggi. Sta lì al suo posto e non ti chiede di sostituirlo con un ponte moderno.

Il ponte fa un rumore caratteristico quando ci passi sopra, anche se non piace a tutti è il suo modo per esprimersi, il suo modo per far sentire che non è rigido e immobile, ma che ha una sua vita.

Superiamo il corso d’acqua e arriviamo a Sabbioneta, anche qui siamo accolti dalle mura fortificate. Anche Sabbioneta ha una storia ricca e particolare, uno dei tanti luoghi in giro per l’Italia che hanno vissuto tempi prestigiosi. I palazzi, il teatro e la mura hanno tante storie da raccontare.

Ci attende un giornalista per un’intervista sul viaggio, raccontiamo le nostre pedalate e scattiamo la foto di gruppo.

Alle 19.30 l’appuntamento è al teatro con i referenti di provincia e comune per raccontare la nostra esperienza. Poco dopo Graziano ci illustra alcune specialità tipiche.

Concludiamo la serata con un giro al Sabbioneta Rock.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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