Da Sabbioneta a Ostiglia



Con la Goat verso est – 8 tappe

Da Orio Litta all'Adriatico in graziella.

La sveglia suona, ma io la fermo, ora mi alzo…

Vorrei fare una cinquantina di chilometri, ma nella mia ricerca sono già sceso a quaranta.

Ricontrollo in Internet, la zona non è piena di ostelli, B&B e simili. L’ostello che mi hanno segnalato è pieno, devo puntare su Ostiglia, anche se non è molto lontano da dove sono, se ridimensiono così tanto le tappe al mare no ci arriverò mai.

Non ho alternative, chiamo a Ostiglia e prenoto n posto per la notte. Parto tardi, ma cercherò di sfruttare al meglio la giornata. Vado lungo il fiume e lo attraverso, mi dirigo verso San Benedetto Po.

Oggi è il grigio è meno intenso di ieri, è comunque nebbia, ma per chi c’è abituato è una cosa accettabile per muoversi di giorno.

Sono appena partito quando passa un signore in bici: «Allora l’hai poi trovato il posto!».

Io non potrei riconoscerlo, per lui è più facile riconoscere me, è lui che mi ho fermato mentre usciva di casa con l’auto ieri sera al buio e mi ha indicato di imboccare la ciclabile al secondo lampione.

Arrivo a San Benedetto, mi fermo davanti alla chiesa danneggiata dal terremoto, nella zona ne incontrerò altre di chiese che hanno subito gli affetti del terremoto. Si notano facilmente perché essendo molto alte hanno subito parecchi danni e hanno le facciate con ponteggi e puntellamenti davanti.

Sto tornando verso la riva sinistra del Po’ quando vedo che un’auto si ferma qualche decina di metri davanti a me.

Magari si è fermato per gli affari suoi, magari è curioso di sapere chi sono e cosa faccio, sono già stato fermato tante volte in cammino.

Pedalo finché raggiungo l’auto, il ragazzo seduto sulla destra mi chiede: «Scusa, vuoi delle trote? Perché noi siamo appena andati a pescare.».

Non ho capito se me le vuole vendere o regalare, in ogni caso gli dico che non ho certo modo di cucinarle.

Passo fra varie chiuse sulla foce dell’Oglio e mi fermo a mangiare qualcosa, formaggini, fichi secchi e schiacciatine. Cose facile da gestire al freddo.

Mi fermo pochi minuti, ma quei minuti senza guanti sono determinanti, stare seduto mi raffredda. Ieri il termometro davanti a una Farmacia indicava quattro gradi, ma temo che oggi siano decisamente meno. Riparto al più presto, ma sento freddo a mani e gambe.

Non ho voglia di indossare calzamaglia e terzo strato di guanti, provo a pedalare per un po’ con una mano sola. Se la situazione non cambia mi devo fermare per aumentare gli strati.

Il movimento mi viene incontro, poco per volta mi scaldo e tutto torna a posto, magari era una corrente d’aria che aveva abbassato la temperatura solo in quella zona.

In questa zona il fiume è più vissuto, si vedono attracchi per le barche che dimostrano come ci sia più interesse per la navigazione, forse si sente di più la vicinanza del mare anche se non è ancora molto vicino.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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