Da Solarolo Monasterolo a Sabbioneta



Con la Goat verso est – 8 tappe

Da Orio Litta all'Adriatico in graziella.

Davano nebbia le previsioni…

Che problema c’è se c’è nebbia? Tanto io sto sull’argine maestro…

Detto così può quasi sembrar facile, ma quando ti trovi lì in mezzo, nel grigio più grigio… le cose cambiano.

No, la nebbia non è un problema se stai su una strada poco trafficata, sulla quale incontri solo ciclisti e podisti convinti e determinati, che combattono contro il freddo e l’umido come te.

La nebbia cambia colore alle cose, tutto viene sfumato, tutto diventa grigio.

Parto al mattino e mi copro bene, oggi il freddo sarà più umido degli altri giorni, forse più penetrante. Il wind stopper è troppo aderente con sotto tre strati di pile e micro pile, provo a indossare la giacca a vento, forse ci sarà un migliore traspirazione.

Punto a Bagnolo San Vito, non ho fatto una valutazione precisa del numero dei chilometri, secondo viamichelin.it sono più o meno come quelli di ieri, bisogna dire però che non calcola il percorso che seguo io, per cui la valutazione che faccio è molto approssimativa.

Il vantaggio di oggi è che il percorso sarà meno arzigogolato.

Seguo l’argine maestro fino a Casalmaggiore e poi valuto se stare sull’argine oppure passar da Sabbioneta.

Saluto Don Davide e l’altro ospite dell’ostello.

Spesso la nebbia sfuma verso metà mattina, spero che sia così.

La visibilità è scarsa, ma io non mi preoccupo, per il momento non posso certo sbagliare.

Devo fare due cose, prelevare a un Bancomat e comprare qualcosa da mangiare. Se non trovo negozi aperti devo perlomeno prendere qualcosa in un bar.

Pedalo nella grigia umidità e arrivo a Casalmaggiore, prelevo al bancomat: la prima cosa è fatta.

A questo punto devo prendere una decisione, potrei proseguire lungo l’argine oppure passare da Sabbioneta e accorciare il percorso di qualche chilometro, spero che l’argine non si offenda, ma l’idea di arrivare ancora al buio non mi affascina, lascio l’argine e imbocco la strada che va verso Mantova.

Eccolo! Un minimarket! Mi fermo a comprare del nutrimento. Appoggio la Goat ed entro.

Non credo di aver mai provato così tanto piacere nell’entrare in un minimarket di alimentari, non perché i prodotti sono eccellenti, non perché le commesse sono attraenti, non perché sono molto affamato… Perché il tepore che si percepisce dopo il freddo che ho assorbito stamattina è una cosa sensazionale. La prima cosa che vorrei fare è fermarmi il più possibile, non l’avrei mai detto che un giorno sarei entrato in un minimarket per scaldarmi.

Quando fa molto freddo l’immagine del caldo si associa al rifugio di montagna, al caminetto, al fuoco acceso davanti alla truna, ma non al minimarket.

Compro qualcosa e mi metto in coda alla cassa, la signora davanti a una grossa spesa e mi offre di superarla per far prima, ma io non ne ho affatto l’intenzione.

Vorrei fermarmi più tempo, ma i minuti sono contati. Esco e dedico di aumentare gli strati, freddo e umido oggi si fanno sentire parecchio e io devo organizzarmi.

Cambio i guanti da lavoro indossati fin’ora con la combinazione sottoguanti-guanti di pile e indosso un terzo paio di calze. Le scarpe di due taglie in più fanno bene il loro lavoro.

Non credo sia necessario indossare una calzamaglia, le gambe si muovono parecchio e si scaldano a sufficienza.

Trangugio qualche fico secco e un sorso di succo di frutta e parto, passano un po’ di auto sulla strada, ma io sono molto visibile, se sento che arriva un camion accosto sulla banchina.

Arrivo a Sabbioneta, ma le imponenti mura si vedono a malapena in mezzo alla nebbia, purtroppo non ho il tempo di fermarmi.

La carta che ho non è molto dettagliata, ma vedo che conviene girare a destra. Devo riconoscere che una carta più dettagliata e/o un GPS qui sarebbero utili, ma io so che ce la potrò fare anche senza, userò il sistema più tradizionale: chiederò a qualcuno.

Chiedo certo… ma in questa mattina grigia…

Già nei paesi non si trova in giro nessuno, oggi poi…

Gli incroci nelle stradine di campagna non mancano mai, quelli che mancano sono i cartelli.

Chiedo a una coppia che è appena arrivata a casa con l’auto, vado per un pezzo, fermo un’auto all’incrocio, vado avanti ancora… Tutti mi dicono di arrivare alla madonnina e girare a sinistra.

Vado, arrivo in paese, trovo un signore che mi da indicazioni certe, ma non parla più della madonnina. Non so.

Io arrivo alla madonnina e arrivo a sinistra, ma temo che non sia l’ultima strada indicata.

Arrivo all’altro paese, gira e rigira sono atterrato sulla strada provinciale che avevo abbandonato qualche chilometro prima, chiedo a un signore al balcone: «Segui la provinciale!».

No, io non voglio seguire la provinciale, tutti mi han detto che c’è un’alta strada, vedo sulla carta un’altra strada, perché dovrei andare sula provinciale?

In questi casi ti dici che forse sarebbe stato meglio non chiedere.

Io insisto nel dire che c’è un’altra strada, lui insiste nel dire che non c’è. Non so cosa fare.

Alla fine cede lui e dice che un’altra strada c’è, ma è sterrata: è quella che cerco io!

Finalmente mi dice di tornare indietro cinquanta metri e imboccare la strada in fianco alla chiesa. Esattamente dove sarei andato io.

Riparto, arrivo a un incrocio, decido di andare a sinistra, dopo un po’ incontro un’altra madonnina: è adesso????

Semplice sono su un rettilineo, non posso deviare, questa è ovviamente un’altra madonnina.

Arrivo al paese, stanno allestendo una piccola sagra o qualcosa di simile, appoggio la bici e chiedo:

«Devi andare su questa strada e poi girare a destra»

Ma io non voglio andare di lì, so che c’è un’alta strada, provo a chiedere ancora, lei dice che forse c’è, ma è stretta. Tanto io sono in bici!

Arriva un altro signore: «Puoi passare, basta che non hai il camion».

Non capisco, da queste parti i camionisti vanno in giro con un casco da ciclista in testa?

Decido che la strada è buona e riparto, pedalo e pedalo finché arrivo al ponte di barche, che non è enorme, ma una macchina ci passa benissimo.

Il tempo passa e io non arrivo, comincio a temere che anche oggi arriverò al buio. Quando ci si muove al buoi su un territorio che non si conosce, fatto di stradine e incroci in ogni dove le difficoltà aumentano in maniera esponenziale.

Chiamo il titolare del B&B per dirgli del mio ritardo, manca poco, ma temo che quel poco aumenterà.

Sono in arrivo, lascio l’argine maestro e imbocco una ciclabile mandata dalla provvidenza, guardo la carta, giro a destra poi a sinistra. Arrivo alla provinciale, ma non riesco a capire se il paese è a sinistra oppure a destra.

Torcia frontale, torcia pettorale e stick luminoso, stavolta non si rompe perché l’ho tenuto nella tasca della giacca.

Due son le possibilità, girare a destra o girare a sinistra: io giro a destra.

Per sicurezza spingo la Goat stando sulla banchina e quando sento arrivare un mezzo mi fermo e sto a destra il più possibile.

Cammino e cammino finché mi rendo conto che il paese non arriva: torno indietro.

Arrivo a un cancello dal quale esce un’auto. Chiedo: «Il paese è da questa parte, al secondo lampione inizia la pista ciclabile».

Arrivo in paese e telefono al titolare del B&B: «Arrivi alla pasticceria e poi giri a destra».

Io la pasticceria non la vedo… Ma la sento, sento nell’aria il profumo della pasticceria, prima o poi la troverò.

Giro di qua e di là finché arrivo a destinazione.

Stavolta è andata meglio di ieri, ma devo ridimensionare ancor di più le tappe, anche i sessanta chilometri teorici sono un po’ troppi, cercherò di diminuire, ma i posti in cui dormire non coincidono sempre perfettamente con le ipotesi di percorrenza.

In cammino può capitare di percorrere più chilometri dei previsti così come di riuscire a percorrerne di meno. Quando sono partito per la prima volta con la Goat mi sono accorto che potevo fare molto di più del previsto, stavolta i tempi sono molto ridotti per via delle poche ore di luce: devo adeguarmi.

La scelta di cercare i posti per la notte di giorno in giorno poteva essere azzardata, ma forse si è rivelata profetica. Visto il ridimensionamento delle tappe forse è meglio così, però non ho ancora trovato un posto per domani sera.

Scarto quelli troppo lontani e parto da una distanza di cinquanta chilometri, qualche posto non è molto economico, uno non fa più servizio come affittacamere… Ora è tardi per fare altre telefonate.

Domattina ci penserò.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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