Diario del 13 e 14 Settembre



In viaggio con il VTTE – 10 tappe

Alla scoperta del Po

12 Settembre

Sono dell’idea di arrivare fino a Ivrea, ma non ho ancora chiamato per il posto in cui passare la notte.

Se fossi furbo pianificherei con largo anticipo tutte le tappe e chiamerei per chiedere se c’è posto, per prenotare ecc, ma lo faccio raramente. Un po’ perché non so fin dove posso arrivare, un po’ perché mi affido alla provvidenza o alla fortuna, un po’ perché in questo periodo non c’è molta gente in cammino.

Ho superato Cavaglià, comincio ad avere la sensazione che ci sia qualche problema alla bici, la sensazione che le ruote siano frenate, ma il timore è un altro.

So bene che le ruote sono in ordine e nulla le frena, il problema è davvero un altro, un problema ben chiaro. Chiaro e semplice, ha un nome ben noto, si chiama “Salita”!

Eggià, qui GOAT e VTTE hanno elementi in comune, condividono lo stesso ideale: non andare in salita!

In questi casi non ci sono molte alternative si va avanti camminando.

Stavolta però la salita non è molta e posso pedalare quasi facilmente, anche se il timore è di sforzare troppo. Non vorrei chiedere troppo alla bici, mi è già successo una volta di spezzare un telaio di una bici e in questa situazione non sarebbe molto comodo, potrei correre addirittura il rischio di non proseguire il viaggio!

Anche catena, pedali, forcelle… Mi è anche già capitato di vedere una ragazza davanti a me che decollava perché le si era spezzata la forcella davanti. Meglio non chiedere troppo.

Cosa direbbe la gente se mi vedesse in giro con i pezzi di telaio a tracolla?

Passo da Roppolo a salutare Sabrina e Alberto del Movimento lento e di Itineraria.

Con loro ho già fatto il viaggio con la GOAT verso la conferenza internazionale sulla decrescita, un cammino in Liguria, il cammino di Oropa, la “Ciclovia dei tre fiumi” in Lombardia e altro ancora.

Sono lì solo per salutare, ma visto che Alberto mi offre ospitalità io accetto ben volentieri, quando si è in viaggio una notte a scrocco si accetta con piacere. Così mi fermo a Roppolo invece di andare fino a Ivrea, in ogni caso non sarei andato oltre Ivrea.

In altre condizioni sarei andato fino al San Bernardo alla casa “Don Angelo Carioni”, con i concittadini che s’incontrano là proprio questo fine settimana.

Prima o poi, a piedi o in bici, provo ad arrivarci. Questa era una buona occasione visto che c’è la festa della casa, ma il mezzo non me lo consente.

Purtroppo il segnale è scarso e non riesco a connettermi bene a Internet.

Provo a connettermi con due compagnie telefoniche, ma il segnale è scarso, la sola che da un servizio valido è di cui non ho la chiavetta per connettermi.

La compagnia telefonica che in quel momento da servizio decente è quella che da servizio via rete tradizionale telefonica che nel pomeriggio si è guastata…

Mi connetterò domani…

13 Settembre

Torno verso sud, oggi la meta è Rivoli.

Vado a trovare Luigi, un amico con il quale abbiamo scritto un paio di libretti di tecniche scout.

Ha appena pubblicato un romanzo “The Estinguisher” in cui racconta la storia di mangiatori di carne di animali in via di estinzione.

Prima di partire non avevo le idee chiare, non sapevo con precisione se seguire il percorso della Francigena verso Aosta oppure il percorso verso Santiago che passa in Val Susa.

Nel dubbio ho portato una carta verso Aosta e una verso la Val Susa.

Non ho però considerato la possibilità di passare sopra Torino, così non ho una carta che mi dica come muovermi oggi. Metto insieme le due carte, ma mi manca un pezzo che le unisca.

Poco male, userò il sistema tradizionale, un po’ vado a occhio, un po’ chiedo in giro.

Per il primo principio dell’equità delle strade se è vero che tutte le strade portano a Roma portano anche a Rivoli.

Carico la bici, saluto Alberto e mi metto in strada.

I primi metri di discesa mi fanno ricordare che devo cambiare i pattini dei freni. I pattini rossi sono coreografici, belli e simpatici, ma non frenano più un bel niente. Avrei potuto cambiarli ieri pomeriggio, ma una volta arrivato non ci ho più pensato.

Al momento non ne ho voglia, rimando a più tardi. Supero l’incrocio e m’immetto in una lunga discesa.

La bici prende velocità, so che la posso controllare e so che non devo sforzare troppo i freni. Niente da fare, non riesco a tenere la velocità giusta, tiro le leve, ma la bici non rallenta quanto vorrei.

Tiro con forza, metto i piedi a terra e mi aggancio con una mano al palo della luce. Non ho corso grossi rischi, ma ora è meglio scendere e camminare.

Scendo dalla bici e cammino fino alla pianura, sono poche decine di metri.

Non posso rimandare, devo cambiare i pattini dei freni, devo accettare il fatto che si sono consumati, anche se non hanno fatto più di duecento chilometri.

Sono morbidi, ma forse troppo morbidi…

Ho portato con me i vecchi pattini, quelli neri, rimonterò quelli.

Trovo uno spazio al margine del bosco, appoggio il VTTE a terra e tolgo gli attrezzi dalle borse.

Il ciclista VTTE deve avere non sé una buona scorta di attrezzi e pezzi di ricambio, purtroppo il VTTE non è studiato per essere smontato con una sola brugola…

Tolgo i pattini del freno davanti, li cambio con quelli neri. Cambio un pattino del freno dietro, avvito il bullone, giro la vite e continua a girare, giro e rigiro e lei non si blocca. Guardo bene il pattino e vedo che manca il dado. Controllo nel sacchetto per vedere se trovo il dado, svuoto il sacchetto e cerco con cura. Niente, il dado non c’è, chissà dove è andato a finire.

Cosa faccio? Non posso certo lasciare i pattini rossi che ormai valgono ben poco.

I freni posteriori sono più importanti, decido quindi di mettere due pattini neri sul freno posteriore e mettere sulla ruota davanti un pattino nero e uno rosso.

Smonto e rimonto fino a ottenere la combinazione ibrida, regolo le distanze a parto.

Ora va meglio, io freno e la bici si ferma, non ho risolto i difetti fisiologici dei freni a bacchetta, ma la possibilità di frenare mi rilassa moltissimo, ora sono più tranquillo.

 

Pedalo fra i paesi e mi avvicino a Torino, più ci si avvicina alle grandi città più la situazione si complica, non sai mai dove sei, non sai mai dove stai arrivando, sei su una strada e credi di essere su un’altra.

Mi fermo spesso a fare il punto delle situazione.

Ecco, un ciclista. Entro e chiedo dei pattini per freni a bacchetta.

Quelli rossi li avevo pagati cinque euro, quelli neri qui costano otto euro, mi sembra ci sia una bella differenza, ma io ne ho bisogno e non posso lamentarmi del prezzo.

Chiedo indicazioni per andare Rivoli, mi risponde che devo passare da Chivasso e poi attraversare la città. Chiedo se ci sono alternative, mi viene detto di no.

Poco male, io le mie idee sulle alternative alla città le ho già valutate, passerò a Nord di Torino.

Anche se il ciclista dice che bisogna passare da Torino io ne starò fuori, non mi attira l’idea di attraversare la città, magari lo farò nei prossimi giorni, ma oggi no.

Affrontare la città con il VTTE è una bella sfida, forse lo farò nei prossimi giorni.

Passo da un paese all’altro, cerco di seguire i cartelli, ma non è sempre facile. Tu trovi l’indicazione giusta all’incrocio, la segui e all’incrocio successivo non sai più dove andare.

A me però non interessa la precisione, non m’interessa arrivare più lontano possibile nel più breve tempo possibile. Non ho misurato i chilometri percorsi, non ho un contachilometri, non ho un GPS.

Posso solo fare un calcolo approssimativo sulla carta conteggiando due chilometri per ogni centimetro.

All’incrocio il cartello dice che fra 350 metri è vietato il transito delle bici, vuol dire che c’è una deviazione, ed è proprio quella che interessa a me. Vado e vedo sulla destra la pista ciclabile, forse va dove voglio io.

Torno indietro e la seguo, pedalo un po’ vado sul ponte e mi trovo al di là del fiume.

Un cartello dice che la mia meta è a due chilometri, lo seguo. La pista asfaltata finisce dopo qualche decina di metri incrociandosi con un’altra strada, non vedo altri cartelli, ma al di là della strada ce n’è un’altra che mi sembra ovvio essere la continuazione della pista ciclabile. Ci vado.

Non sono molto convinto però il cartello diceva di venire di qua, questa strada è pulita, è in buono stato: mi fido.

Un chilometro e mezzo e incontro un signore che innaffia l’orto: «Avanti a sinistra, passa sotto la stanga e va avanti ancora».

Mi sembra ovvio che la pista ciclabile non c’è, sto facendo un lungo giro che mi porta indietro. Chiedo a un altro signore poco più avanti. Mi dice che ho allungato di qualche chilometro. Pedalo e arrivo all’incrocio lasciato un quarto d’ora prima.

Arrivo a Venaria, all’ingresso del parco de la Mandria.

Avviso Luigi del mio arrivo, vedo un cartello che indica la pista ciclabile verso Rivoli: 25,6 chilometri.

Ottimo!!! Meglio di così!?! Una pista ciclabile che porta proprio dove devo andare io, molto bene!!!

Entro nel parco a chiedo all’ingresso: «Il cartello c’è, ma la pista ciclabile no!».

Che burloni… il primo cartello mi ha mandato verso il nulla, il secondo verso una pista che non c’è…

«Vai avanti diritto per di qua, costeggi sempre il muro, esci poi dal cancello e giri a sinistra. Sono circa tre chilometri.».

Seguo lo sterrato lungo il muro, non mi posso certo sbagliare, arrivo al cancello e mi viene un dubbio, la strada prosegue, io la devo seguire oppure devo uscire da questo cancello??? Vado oltre per esplorare, la strada porta solo ai servizi igienici, allora devo tornare indietro…

Esco, vedo due strade, chiedo indicazioni e riparto. Pedalo lungo il muro.

Ma… se prima avevo il muro a sinistra e ora ce l’ho a destra… sono all’esterno di un recinto oppure dall’altro lato dello stesso muro??? È un bel dubbio, ma non ho alternative…

Il dubbio resta, ma dopo qualche centinaio di metri la strada gira a destra e si allontana dal muro.

Arrivo al paese dopo, oramai sono nell’hinterland e nel traffico dell’ora di punta. Arrivo ad Alpignano dove la strada punta verso ovest nell’ora del tramonto. Il sole è all’orizzonte e io non riesco neppure a leggere i cartelli, arrivo all’incrocio giusto e arrivo a Rivoli, anche oggi sono arrivato.

Il viaggio vicino a casa può anche essere l’occasione per incontrare degli amici. Ieri sono passato da Alberto e oggi da Luigi.

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14 Settembre

Con Luigi si va al mercato “Balűn”. Andiamo in macchina, non con la bici, per oggi la bici si riposa.

Il mercato è l’occasione per vedere cose interessanti e magari fare qualche utile acquisto, la bici non è il mezzo ideale per portarsi del peso in più per una settimana, ma io credo che non sia solo da usare come mezzo da viaggio, indi per cui ci porterò anche cose più normali di quelle che porta o porterebbe un normale ciclo viaggiatore.

Passiamo fra le bancarelle dell’usato curiosando un po’. Luigi è un esperto ricercatore vintage e spazia su tutti i campi dai manufatti di ogni genere alla tecnologia, sa quindi dare ottimi consigli.

Io non cerco nulla in particolare, ma il mercato è molto interessante.

Ho ben presente lo spazio a disposizione e la capacità di carico della bici, ragion per cui difficilmente comprerò qualcosa, sarà un sacrificio, ma non ho la possibilità di portare a casa nulla. È ovvio che non posso!

Passo con calma fra la roba distribuita sui teli sopra l’asfalto, la gente aumenta, il mercato è sempre più affollato. Si fatica a muoversi.

C’è chi gira curiosando, chi cerca l’affare e chi compra per necessità.

Ai miei piedi appare una trivella da legno, proprio la stessa trivella con le stesse dimensioni che cercavo da tempo. Fa parte di quelle cose che uno non cerca veramente, ma sa che prima o poi le cercherà, forse non tutti sentono l’esigenza di una trivella da legno, io sì.

“ Se non la compro qui, non la compro più”.

Oggi si compra su Internet, si ordina all’estero, ma una trivella d’acciaio pesa parecchio e la producono in pochi, questo è il momento per comprarla. Peserà almeno mezzo chilo, ma cosa vuoi che sia per il VTTE?

Non è certo la prima volta che porto a casa un attrezzo da un viaggio a piedi o in bici.

Lungo le strade ho trovato una chiave leva copertoni per auto in Russia, una pinza in Israele, diversi cacciaviti e qualche chiave raccolti da altre parti; anche una mazzetta da un chilo in un prato a venti chilometri da casa, la stessa mazzetta che ho usato l’altro giorno per i pedali.

È deciso, la compro!

Proseguo poi il giro fra abiti usati, ferramenta più o meno recente, spine e prese, scarpe e pentole.

Questo è un paio di scarponi interessanti… Ne ho già avuti di modelli simili in passato, anzi ne ho ancora e li uso pure. Quasi quasi…

Non mi servono, non ne ho bisogno, però… fanno parte di quelle cose che tengo per “attività didattica” per spiegare come sono fatti gli scarponi. Questo modello così duro e così pesante non si trova più, si trovano solo modelli simili che costano un sacco di soldi. Anche se sono della mia taglia so che non li userò mai, ma sono materiale didattico… E poi come li trasporto?

No, li lascio lì, non li prendo. Non mi servono e non so come portarli…

Proseguo fra i teli stesi e pieni di roba. Vedo qualche trapano a mano, ma rinuncio ad aggiungere peso sulla bici.

Curioso un po’…

Però quagli scarponi là non li trovo più… Però se non li compro adesso a quel prezzo non avrò un’altra occasione… Però se non li prendo subito magari li prende qualcun altro…

Torno indietro, li compro!

Come li metto sulla bici? Non lo so, in qualche modo farò.

Il giro è finito, possiamo tornare.

Un trapano a mano ce l’ho, non l’ho mai usato, però prima o poi dovrei dargli un’occhiata per vedere se funziona e magari usarlo per qualche lavoretto. Però questo qua ai miei piedi sembra in buono stato e costa pochi euro.

Lo compro, se non lo compro qui non solo dove trovarlo. Se sulla bici ci stanno una trivella e un paio fra gli scarponi più rigidi e pesanti del mondo ci starà anche un trapano a mano. In fondo per arrivare a casa mi mancano solo poche centinaia di chilometri.

Eccomi qua con i miei trofei e con un po’ di lavoro da fare per l’inverno, spazzolare trivella e trapano, ingrassare gli scarponi, affilare la trivella.

Giancarlo Cotta Ramusino

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/