Diario del 18 settembre



In viaggio con il VTTE – 10 tappe

Alla scoperta del Po

Devo partire, devo partire, devo alzarmi, devo partire…

No, lo sapevo, non è facile, non è facile partire.

Devo farlo e lo farò!

La mattina è grigia, il cielo è nuvoloso, non è fra le cose più invitanti per chi non ha molta voglia di partire.

Mi rimetto al lavoro, finisco l’assemblaggio, preparo gli elastici per mettere in tensione il carrello, impiego qualche ora, prima delle undici è tutto pronto, ricarico le borse.

Un giro di prova con la bici carica, il carrello va di qua e di là, di qua e di là… No!!!

Ho cambiato percorso, ho perso due mezze giornate di viaggio e non ho ottenuto nulla!

In queste situazioni non si sa cosa fare, se imprecare o piangere, teniamo la calma.

Come in tutte le cose è sempre una questione di punti di equilibrio, bisogna cercare, e trovare, il giusto punto di equilibrio.

Gli elastici devono impedire al carrello di sballottare, ma gli devono consentire di ruotare in curva. Detto così sembra facile, ma non lo è. Io devo partire, non voglio fermare il viaggio, è un viaggio di collaudo, ma deve continuare.

Che lo voglia o meno questo carrello funzionerà, farà il suo dovere, è stato pensato e realizzato per portarmi in giro e bagagli e lo farà!

Devo trovare il pensionamento giusto. Magari, anzi sicuramente, sarà una soluzione empirica, ma prima o poi funzionerà. Troverò la tensione giusta.

Togli elastici, prova, balla, fermati, metti elastici, riprova, balla ancora, metti elastici, non curva, togli elastici, riprova, forse ora va meglio, no non va ancora ma si sta facendo tardi, devi partire.

Forse funziona, ma non è perfetto, ora parto poi vedo.

No, visto che sei ai box dai un sistemata ai freni e ai pedali.

Regola i freni, cambia la chiavella destra dei pedali, non va cambiala ancora, mettine un’altra, spero di averla, due martellate, riprova, sì ora funziona, stringi bene, no non hai messo la grover, togli il dado, metti la rondella, metti la grover, riavvita il dado.

Ora si va.

Guardo il cielo: è ancora grigio. Forse farà freschino, dopo il trauma subito in Maggio quando ho spinto la GOAT per chilometri nella neve sulla Sella dei Generali temo che la cosa si possa ripetere, torno indietro e prendo una maglia pesante, non pesantissima, ma può fare la differenza.

Esco dal cancello, i freni stridono, “poco male appena si consumano la smettono ora sono uscito e non voglio rientrare”. Il carrello balla, “non fa niente, ora parto, non torno indietro”.

Rallento e il carrello smette di ballare, ma i freni stridono.

Che strada faccio?

I pensieri si accavallano, non so più se partire o tornare indietro, se regolare i freni o aumentare gli elastici di pensionamento del carrello. Avanti, non mi voglio fermare.

I freni stridono… Basta!!! Consumatevi e smettetela!

No, non si consumano.

So che le ruote non sono perfette, mi rendo conto, mi ero già reso conto, che sono un poco ovalizzate, non è una bella cosa soprattutto con i freni a bacchetta perché aiutano i pattini dei freni a bloccare la ruota invece di frenarla in maniera uniforme. So anche che i pattini di un lato si consumano più che sull’altro lato. Lo sapevo fin da prima di partire, poco male, se avessi cercato la perfezione sarei partito con un’altra bici.

Verso Sud, punto verso Sud, verso il Po, voglio attraversare il Po a Spessa Po e poi risalire la Valle della Versa.

È mezzogiorno, non so quanti chilometri farò oggi, conto però di avvicinarmi il più possibile per arrivare al passo del Penice. Non so se passerò da lì o da un’altra parte, lo vedrò al momento.

Vado da un paese all’altro, conosco bene la zona, ma controllo la carta per cercare la strada più veloce.

I freni continuano a stridere, passano un paio di ciclisti, dalle loro risate capisco che ce l’hanno non i miei freni, mi decido a fermarmi e regolarli bene.

Ecco il ponte, è stretto, non è pensato per le bici, provo ad aumentare la velocità, ma non voglio correre il rischio di far sballottare il carrello.

In questi casi la bici e chi ci sta seduto sopra diventano una sola cosa, le tue terminazioni nervose sono a diretto contatto con l’asfalto.

Il ponte è passato, punto ancora verso sud, le prime salite si affrontano in sella, ma la lunga salita sfianca. Se poi sei in giro da una settimana le ginocchia sono la cosa sulla quale si concentra la tua mente: fanno male.

Anche il fiato non basta, cammina per un po’.

Pian piano arrivo in quota, non sempre trovo sulla carta i paesi che attraverso, ma vedo che la direzione è giusta.

A metà pomeriggio provo a pensare che forse potrei arrivare fino a Bobbio, ma il rischio è di pedalare per un’oretta al buio. No, direi che non si fa. Però… poi vediamo.

Vediamo se c’è segnale per telefonare, neppure una tacca, poco male ho ancora più di due ore di luce.

“Caminata” dice il cartello. Bene, sono arrivato è inutile che telefoni.

Altro cartello. “Caminata 10”.

Che razza di scherzi, altri dieci chilometri.

A questo punto decido che non andrò oltre e che mi conviene telefonare.

«Sì, c’è posto, venga pure».

Questo è il momento della giornata più bello in cammino. Sai che avrai un posto per la notte, la temperatura è scesa e sta arrivando il tramonto. È il momento che ti godi di più, sai che arriverai fra poco, ma puoi permetterti di arrivarci con calma, puoi goderti la strada con la temperatura giusta.

L’arrivo è in discesa fra i tornanti, se avessi risalito la Val Tidone avrei evitato la salita fatta per arrivare fin qua, ma il percorso passa per la Val Versa e io volevo essere coerente almeno in parte.

Accendo la fotocamera e la lascio appesa al collo per riprendere la strada in discesa.

Giancarlo Cotta Ramusino

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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