Diario a Bardi



Verso il festival della Viandanza – 7 tappe

Da Gambolò a Monteriggioni

Eccomi qua a scrivere sul tavolo dell’ostello di Bardi, ho appena riletto il commento lasciato sul diario dei pellegrini da Alessio, quando siamo passati il 13 Febbraio.
Devo dire che la tappa di oggi è stata decisamente diversa da quella del 13 Febbraio, ma quella di ieri non molto. L’altra volta sulla sella dei generali abbiamo rifatto il punto e abbandonato il sentiero per entrare nella strada asfaltata coperta da 40 centimetri di neve, stavolta di centimetri ce n’erano solo una quindicina. «Dove vai?» mi dice il tipo che arriva dalla stradina di destra con la macchina coperta di neve.
«E tu da dove arrivi con tutta sta neve?»
E insiste:
«No, tu dove vuoi andare? Non puoi farcela, fra poco trovi la neve, la troverai per almeno otto chilometri, sulla sella dei generali è alta almeno quindici centimetri!, non ce la fai».
Bisogna riconoscerlo quando ti dicono così qualche dubbio su quello che stai facendo ti viene. C’è sempre una forza che ti dice di andare avanti, di non fermarti fin quando non vedi che proprio devi arrenderti. Ci provi, male che vada si torna indietro, sai che si può provare e Anna è una compagna di strada molto tenace, neppure lei si arrenderà facilmente, anche se l’equipaggiamento non è quello da alta montagna si può provare a camminare nella neve per un po’ nella certezza che superato il passo si torna a condizioni più tranquille.

Arriva un messaggio di Gigi:
«Se avete problemi chiamate che vengo a prendervi».
È una buona cosa questa di avere amici in giro per l’Italia pronti a muoversi in caso di bisogno. Si va avanti, passo dopo passo, la pioggia diventa neve e la temperatura sale. Meglio così la pioggia ti lava via il calore di dosso, la neve è meno terribile. Poco per volta la neve comincia ad attaccarsi al terreno, spingere la bici in salita è sempre più impegnativo, spesso non riesci a tenerla, va dove vuole, ti avvolgi attorno al manubrio diventando una sola cosa, davanti a te vedi solo l’asfalto perché non puoi alzare la testa. Forse potresti tornare indietro, forse dovresti mollare, forse non è proprio il caso di andare avanti. Ma fai un passo, guadagni pochi centimetri, ti fermi tiri il fiato e pensi che fra poco valuterai se è il caso di continuare, per ora questi quattro passi li puoi ancora fare. Il freddo si fa sentire, i piedi si stanno congelando e le mani faticano a impugnare il manubrio, ma insisti, passano i minuti e passano le ore, piano piano il tuo fisico ai adegua alla situazione e senti che prima o poi arriverai e sarà tutto passato, sai che poi ci riderete sopra e domani sarà una giornata di sole. Si scende finalmente di quota, ricomincia la pioggia, fa un po’ più freddo, ma oramai non ha più importanza.
Boom! Scoppia un’altra gomma.
«La cambiamo?».
«No, mancano dieci chilometri, sono di asfalto e in discesa, andiamo avanti».
E si arriva al campeggio, Fabio è in arrivo, ci raggiungerà fra poco. Ci chiama: «Ce l’avete da mangiare?». «Ehm… no, veramente non abbiamo molto…»
«Allora prima di salire al campeggio passo a prendere delle pizze.»
«Grazie!!!»

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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