Da Milano a Crespi d’Adda



Tre fiumi – 5 tappe

Da Milano a Sabbioneta

Alle 11.00 piove, così diceva il sito del meteo, ultimamente però abbiamo notato che talvolta le previsioni si sbagliano, per fortuna poi le cose vanno meglio del previsto. Cielo coperto con qualche nuvola, forse l’ideale per pedalare, non troppo caldo, non troppo freddo: il giusto.

601944_189188581240244_1591999674_nUscire dalla città in bici, senza bisogno di prendere l’auto o salire in treno. Uscire dalla città in sella già fa entrare nello spirito del viaggio.
“Il Martesana”, così come citano i cartelli, o “La Martesana” così come dice la gente, da questa possibilità, la possibilità di partire dal centro della città per abbandonarla gradualmente seguendo sempre il filo dell’acqua. Questa cosa non l’ho ancora capita, Martesana è un canale quindi si dovrebbe dire “Il Martesana” eppure tutti diciamo “La Martesana”, lo stesso discorso vale per il canale Muzza, forse bisognerebbe dire “Il Muzza” e invece tutti diciamo “La Muzza”. Forse i canali generano confusione, proviamo a ragionare sui fiumi… No! Anche per i fiumi c’è lo stesso problema, l’Adda è un fiume quindi si dovrebbe dire “Il Adda” mentre tutti diciamo “L’Adda”. Sicuramente qualcuno saprebbe chiarire tutto ciò meglio di me, qualcuno con più certezze e meno dubbi. In questa pedalata staremo sempre vicini all’acqua, seguiremo alcuni corsi e ne incroceremo altri, stamattina abbiamo appena incrociato il Lambro, fiume famoso per essere stato fra i più inquinati d’Europa. Un fiume tanto bistrattato, poverino… ha dato tanto per lo sviluppo dell’industria portando con sé un sacco di schifezze per decenni, forse sarebbe il caso di volergli un po’ più bene.
È un fiume che merita perlomeno il rispetto dei camminatori visto che sfocia i prossimità del Transitum Padi, antico punto in cui i pellegrini che percorrevano la Via Francigena guadavano il Po. Il Martesana e il Lambro s’ incrociano, il Lambro passa sotto e il Martesana passa sopra, è una cosa semplice. Oggi è semplice perché abbiamo il cemento armato, ma un tempo? Come hanno fatto anni e anni, decenni e decenni ora sono a farli passare uno sopra l’altro? Un ponte in pietra? Un grande arco? Certo! È ovvio! No, non è così ovvio perché se sul ponte ci passano carri, bestie e umani non serve che il ponte sia impermeabile, ma se sul ponte ci deve passare l’acqua… Insomma, io non ho capito come facevano anni fa a par passare l’acqua sul ponte senza che l’acqua cadesse tutta nel Lambro. Un primo canale e un primo fiume…
La strada prosegue verso est in direzione dell’Adda, siamo sempre sulla riva sinistra del canale, lasciamo la metropoli e attraversiamo l’hinterland, pian piano arriviamo a Cassano d’Adda dove il canale piega verso nord. A Cassano gran parte dell’acqua dell’Adda se la prende la Muzza. Praticamente la Muzza si prende l’acqua dell’Adda e ne restituisce solo la parte che avanza, lo fa nei vari spartiacque che non so come ci chiamano. Funziona così, a un certo punto c’è un muro in mezzo al fiume che porta l’ acqua verso la Muzza, l’acqua che passa sopra il fiume va nell’Adda: poi ci sono altri muri fra l’Adda e la Muzza, anche qui l’acqua che riesce a passare sopra torna nell’Adda. Sembra quasi che l’acqua venga imprigionata dalla Muzza, ma le viene data un possibilità, se ce la fa a scappare è libera. Uno di questi muraglioni fra la Muzza e l’Adda è piuttosto largo, alcuni metri, e quando l’acqua è bassa ci si passa sopra senza problemi, ma se c’è acqua bisogna fare attenzione.

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A dir la verità non so neppure se è consentito passarci sopra, forse non lo è. Io qualche volta ci sono passato senza problemi, ma una volta sarebbe stato meglio evitare. Stavo scendendo dalla Valsassina e avevo la bici carica, mi sono trovato all’ inizio del muraglione sul quale passava una decina di centimetri d’acqua. Ho pensato di poterci pedalare sopra senza grossi problemi, ho messo il cambio al minimo e impostate le dita sui freni. Pedalando piano piano ho iniziato l’attraversamento. Avevo già percorso almeno cento metri, ero oltre la metà, quando la ruota davanti si è trovata su alcune alghe e ha perso la presa sul cemento. Ho rischiato lo scivolone. Ho frenato immediatamente e messo i piedi a terra, sono riuscito a fermarmi bene, ma ero in una spanna d’acqua. Non sapevo cosa fare. Mi sono detto che non ero in situazione di pericolo, ma se la corrente mi avesse fatto cadere mi sarei potuto impigliare nel telaio della bici e sarei stato trascinato più avanti in mezzo ai massi. Forse me la sarei cavata con qualche graffio, ma sarebbe stato molto difficile recuperare bici e bagaglio. Piantando quindi le dita sui freni e muovendomi come una tartaruga ho girato la bici e sono tornato sui miei passi.
Dopo Cassano d’Adda canale e fiume sono paralleli per qualche chilometro, in questo punto, da qualche parte, c’è anche una terminazione del canale Villoresi. Non ho mai capito con precisione dove sia, ma deve pur esserci. Risalendo il Martesana si arriva in vista di Trezzo sull’Adda, sulla sinistra le ciminiere ci dicono che siamo arrivati a Crespi d’Adda. Ci immettiamo nella passerella pedonale, attraversiamo il fiume e saliamo verso Crespi.
Lascia un po’ perplessi questa passerella pedonale, oggi che tutto deve essere realizzato a misura d’automobile vien da pensare che i ponti pedonali siano rimasti solo in tibet, non per niente i ponti vengono definiti “tibetani”, e invece anche in Italia ci sono ponti pedonali. Oltre a questo ne incontreremo uno anche più a sud a Pizzighettone.
Crespi è un villaggio costruito a partire dal 1878 dalla famiglia Crespi. Il complesso ospitava un cotonificio, le case dei dipendenti e tutti i servizi. Dal 1995 è considerato dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. In questa zona si concentrano molte opere frutto dell’ingegno dell’uomo legate all’acqua dell’Adda che prima è fiume ampio e tranquillo, si trasforma poi quasi in torrente e scorre fra le gole con alte pareti, per poi tornare a scorrere pacifico.

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L’uomo ha modificato è sfruttato il fiume fin dai tempi di Leonardo che aveva studiato le dighe per consentire la navigazione, le famose: Dighe di Leonardo… A Imbersago il traghetto a fune si muove da una riva all’altra grazie alla corrente, anch’esso progettato da Leonardo. Nel giro di pochi chilometri ci sono poi diverse centrali idroelettriche, che sfruttano l’acqua del fiume in diversi modi per produrre energia elettrica. C’è anche il ponte di Paderno, sempre considerato un capolavoro di ingegneria. Le cose interessanti non mancano proprio. Dopo una visita Crespi abbiamo imboccato il sentiero verso Brembate, si passa in mezzo al bosco vicino alla foce del Brembo in questo percorso che ci porta a pedalare lungo le rive del terzo fiume che incontriamo oggi. Nonostante sia un fiume relativamente corto qui il Brembo dimostra di non essere più un torrente, un letto ampio e una corrente decisa mostrano la forza di un fiume che scende deciso dalle montagne che ha lasciato alle sue spalle pochi chilometri prima.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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