Il cammino di Oropa



Il cammino di Oropa – 1 tappe

Un cammino di fede

Da Sala biellese al Santuario di Graglia

Si parte dalla Serra morenica, un territorio il cui nome fa pensare alla Sierra morenica, nei Pirenei. Una zona caratterizzato dalle colline moreniche formate dagli antichi ghiacciai che scendevano dalle montagne e andavano verso il mare.

Colline che si mettevano davanti a ghiacciai e impedivano loro di andarsene in giro dove volevano, secondo i geologi però erano gli stessi ghiacciai a spingere la terra che poco per volta si accumulava fino a creare delle vere e proprie colline. Devo dire la verità, a me ‘sta cosa dei ghiacciai che formavano le coline non mi ha mai convinto troppo, anche se si tratta di una delle grandi verità, una di quelle cose che “quando lo diceva la maestra” alle elementari, era vero.

Era vero per il semplice fatto che lo diceva la maestra. Altre verità sono dimostrabili, come gli affluenti del Po, ma ce ne sono alcune che non si possono verificare come i re di Roma, ce ne sono poi altre che lasciano qualche dubbio in più, come il fatto che la pianura padana non è zona sismica.

Quel che non ho mai capito della forma delle colline moreniche è la forma, ho sempre pensato che la collina morenica dovesse avere la forma della scodella, una scodella spinta dal ghiaccio, però ho la sensazione che non sempre sia così, questa cosa accentua i miei dubbi.

Siamo quindi sulla collina morenica, Sabrina e Emilie cercano di spiegarmi qualcosa di geologia, mi danno indicazioni sull’orografia, ma io non risolvo i miei dubbi, me li terrò e prima o poi andrò a studiarmi qualcosa.

Questo è uno di quei momenti in cui rimpiango di non avere più il sussidiario delle elementari, quel fantastico testo che risolveva dubbi di questo genere e altri ancora, prima o poi dovrei comprarmene uno, se ne esistono ancora…

Il sussidiario ti dava gli elementi base di scienza, natura, ambiente… insomma, quelle cose che oggi non interessano più a nessuno, o quasi a nessuno…

Quanti si ricordano come girano i pianeti, come funzionano solstizio ed equinozio, come gira la luna? Io me lo ricordo ben poco, per cui se portassi con me un bel sussidiario nello zaino risolverei molte mie lacune culturali (e magari anche quelle di altre vittime dell’analfabetismo di ritorno).

Sembra comunque che le colline moreniche non abbiano la forma della scodelle spinte dai ghiacci, ma siano colline che si pongono a lato del ghiacciaio, è vero che il ghiacciaio le ha spinte in avanti, ma si è anche creato un varco fra loro, hanno quindi la forma delle valli “normali”.

A Sala Biellese ci spiegano che il paese durante la guerra era una base dei partigiani, un luogo in cui tutti si davano da fare per sostenere la liberazione. C’era chi procurava il cibo, chi coltivava la canapa, la tesseva e ne faceva vestiti. Chi raccoglieva gli aiuti che venivano lanciati con i paracadute dagli alleati.

Il paese ci tiene molto a ricordare tutto questo, lo fa con un museo della resistenza e con pannelli esposti lungo le vie e sui sentieri, tutto racconta le storie di chi ha lottato con coraggio e si è scarificato in nome di una libertà conquistata con fatica.

Questi luoghi hanno molte storie da dire.

Il percorso passa attraverso le case e s’immette nel bosco in una larga strada che passa fra le conifere. Ci fermiamo per ammirare alcuni laghetti di acqua ferma, ce ne sono molti fra queste colline moreniche e hanno dimensioni diverse. Sono anche stagni che non hanno immissari ed emissari.

Il percorso si sviluppa fra sentieri e strade che incontrano i vari paesini della zona. È un itinerario che associa strade asfaltate e sentieri di montagna, come i percorsi che si stanno tracciando o si stanno riscoprendo e che portano verso mete di pellegrinaggio religioso più o meno famose. Percorsi che non hanno come meta la cima di una montagna o seguono un’alta via fra i passi alpini, ma che puntano verso località conosciute e anche molto frequentate. Si passa fra sentieri seguiti da escursionisti, ma anche fra strade che uniscono i paesi o tratti fra le case di montagna.

Fra la salite e discese sul fianco della morena abbiamo sempre sulla destra il panorama della pianura, quando si percorrono questi sentieri con una grande visuale si ha sempre la speranza che la giornata sia limpida e priva di foschia, ma anche con il sole alto nel cielo la foschia sulla valle non ci consente di vedere così lontano come vorremmo.

Stiamo camminando da qualche ora quando, da lontano appare il santuario di Graglia con la sua cupola che spicca fra gli alberi.

La costruzione del santuario ha seguito una lunga storia, io pensavo che fosse stato voluto da un signorotto locale o fosse un convento o un monastero. Mi viene detto invece che l’idea originaria fu del parroco che voleva creare un santuario in cima alla collina, anche se detto così è un po’ riduttivo. Il progetto iniziale era molto ambizioso, infatti l’idea originale nel corso del tempo si è evoluta e ridimensionata. Il santuario è stato costruito leggermente più in basso, non in cima alla collina, e sono state realizzate meno cappelle rispetto a quelle previste in origine.

Nel progetto iniziale erano previste cento cappelle, ne sono state realizzate solo alcune, tre sono inglobate nella chiesa principale. Al loro interno sono rappresentate alcune scene del Vangelo con statue a grandezza naturale. La cupola centrale sovrasta l’edificio che spicca sulla montagna.

Chiedo se il parco con le sequoie si trova da queste parti, mi indicano la collina in cui dimorano le sequoie, ma non è poi così vicina e mi accontento di vederla da lontano, le sequoie mi limito a immaginarle. La sequoia non è certo una pianta tipica italiana, ma ne sono state piante alcune in giro per l’Italia, non sono ancora grandi come quelle degli States, ma fanno la loro piccola parte.

E poi si sa… In America è tutto più grande…

Ceniamo nel ristorante adiacente al santuario. Meta di chi passa di qua per un pellegrinaggio o per una gita. Luogo per banchetti di cerimonie e festeggiamenti. Area di gara per le competizioni più amate dagli italiani: le gare di “gambe sotto il tavolo”.

Come nelle migliori tradizioni dei cammini anche per questo percorso è stata creata una credenziale, ci viene timbrata per “certificare” il nostro passaggio.

Prima di andare a nanna diamo un’occhiata al panorama notturno della valle dalla balconata del palazzo.

La mappa

Dal Santuario di Graglia a Oropa

Il cammino riparte alle otto, non troppo presto ma neppure troppo tardi, l’orario studiato per arrivare in tempo al santuario di Oropa e consentire a tutti di tornare a casa in serata.

Il sole è alto nel cielo… Il sentiero si snoda come su un lungo balcone aggrappato alla montagna che offre un’ampia vista sulla vallata. Vediamo Biella, il lago di Viverone e gli altri paesi.

Percorriamo un sentiero in mezzo al bosco per raggiungere il tracciolino, chiedo perché si chiami così agli “indigeni” locali con cui sto camminando, ma le spiegazioni che mi danno non mi convincono moltissimo. Arrancano nell’ipotesi che sia stato tracciato da uno che si chiamava Lino, per cui è diventato la “traccia di Lino”. In questa teoria c’è qualcosa che non mi convince molto, anche perché il termine viene usato anche da altre parti. Scoprirò poi che è usato per indicare una traccia iniziale per poi costruire una strada.

Passiamo da una casa di montagna dove incontriamo una signora che ci racconta qualcosa della vita da contadini da queste parti. Nel corso degli anni molti hanno lasciato le montagne per trasferirsi nelle città dove la vita era più facile. Oggi però qualcuno sta riscoprendo la vita contadina, sia perché ha un suo fascino sia perché se di lavoro da altre parti non ce n’è ci si arrangia come si può.

Questo però è un discorso lungo e contorto, non certo facile da affrontare fra queste righe.

È l’occasione per elogiare le caratteristiche della mitica taglia erba della BCS, il modello che riposa nel fienile è di quelli senza sedile, più adatto alla montagna. Sedersi sulla tagliaerba con queste pendenze non sarebbe molto salubre. La BCS è entrata nella storia, oltre alla lama che sarebbe degna di un film dell’orrore e alle tre ruote che la sostengono è caratterizzata da un sedile anatomico, molto anatomico, con una forma ben studiata, a tal punto che non sono previste imbottiture.

Arriviamo al ponte di pietra che unisce le due sponde del torrente Elvo.

È un ponte ad arco romano piacevole da attraversare, l’acqua è una quindicina di metri sotto di noi. Non può mancare la discesa al torrente per rinfrescarsi un poco e per immergersi da vicino in questo anfratto scavato fra le rocce. Un sentiero attrezzato con scale, gradini e corda che facilitano la discesa, dalla cima del ponte questo tratto sembrava ben più arduo.

Alla base del ponte parte un sentiero che risale il torrente, un cavo d’acciaio e alcuni gradini scavati nella roccia danno inizio al sentiero. È un cammino affascinante, ma che si può affrontare solo per pochi metri perché il tempo stringe e manca ancora parecchia strada per arrivare alla meta.

Mi dicono che per addentrarsi ulteriormente è necessario l’equipaggiamento adatto per una via ferrata:, casco, imbrago…

Si risale con il sentiero verso Oropa e si riparte nella traccia fra gli alberi.

Attraversiamo il bosco e raggiungiamo il tracciolino, la strada asfaltata che si sviluppa in orizzontale restando sempre, più o meno, alla stessa quota, perlomeno nel tratto che percorriamo noi. Sebbene sia asfaltata si percorre bene anche a piedi, è indicata anche per chi cammina o per chi va su due ruote. Va però detto che per arrivare a questa altezza con le due ruote bisogna pedalare…

Arriviamo al santuario dal suo lato destro, incontriamo prima il cimitero e alcune cappelle. Chi arriva per la prima volta resta veramente sorpreso dalle dimensioni del santuario, dall’ingresso, dalla piazza centrale e dalla enorme cupola sula sfondo che scopriremo poi essere alta 80 metri.

Veniamo accolti e ci viene consegnato il Testimonium, un cugino della Compostela che viene consegnata a chi ha raggiunto Santiago dopo aver percorso al meno cento chilometri a piedi oppure duecento in bicicletta.

Il santuario è pieno di visitatori e pellegrini che arrivano fin qui per devozione o per una visita in un luogo che veramente la merita. Linda, la guida, ci illustra e ci racconta. Visitiamo le chiese, i cortili e il museo con gli abiti da cerimonia storici e le corone in oro.

Il progetto iniziale del santuario si è poi sviluppato nel corso del tempo, la prima chiesa realizzata e gli edifici per i pellegrini si sono dimostrati insufficienti quando l’afflusso di persone è aumentato, si sono quindi realizzati altri edifici e una chiesa destinata ad accogliere un gran numero di pellegrini.

Fino a qualche anno fa chi camminava lo faceva soprattutto in montagna, ma negli ultimi anni lo sviluppo dei cammini sugli itinerari dei pellegrinaggi ha spesso portato a camminare anche chi magari in montagna fino non c’era andato prima o c’era andato saltuariamente.

Questo bisogno di camminare si sviluppa soprattutto su itinerari di pellegrinaggi religiosi, ma si offre a tutti colora che ne sentono il bisogno, un itinerario come questo si offre a tutti e riunisce in sé diversi percorsi, diversi ambienti e tante storie. Dai pellegrini che scendevano dalla Alpi per andare verso Roma, ai pellegrini che camminavano verso Graglia o verso Oropa, ai partigiani che si muovevano fra queste montagna.

Riunisce anche diversi ambienti, dalla pianura al lago alle colline moreniche portate dai ghiacciai. Si passa dal tranquillo passaggio in pianura al sentiero ripido fra i boschi che chiede più impegno, più rispetto e qualche minuto di silenzio per prendere fiato, ma che ripaga di tutte le fatiche una volta arrivati alla meta.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/