Verso Pavia



Verso il festival della Viandanza – 7 tappe

Da Gambolò a Monteriggioni

La Goato non è un mezzo garantito, non è come quelle auto alle quali veinen sigillato il motore per vedere quanti chilometri fanno senza fondere. Con la Goat qualcosa che darà dei problemi ci sarà prima o poi. I pezzi sono un po’ vecchiotti e la tecnologia a suo tempo non era eccellente, ho già parlato abbastanza male dei freni olandesi.
Però io ho voluto introdurre alcuni peggioramenti…
Ho messo i freni al carrello, li comando con una leva al manubrio, funzionano abbastanza, non sono certo come i freni a disco di ultima generazione studitate dalla NASA, ma aiutano a rallentare. il problema però è che essendo il carrello abbastanza leggero, potrei dire meno di 50 chili, ma più di 40, quando freno le ruote tendono a bloccarsi.
Non potendo mettere un ABS finisce che si bloccano, quindi il loro frenare coincide con un forte grattuggiamento sull’asfalto.
Grattuggiarsi vuol dire consumarsi e quindi dopo qualche decina di frenate anche i copertoni più artigliati diventano degli slick.
Conviene quindi premunirsi, qualche volta ho incollato all’interno dei pneumatici delle strisce di tela gommata, ma stavolta non avevo molta voglia di impastarmi le mani di mastice che poi impiega un mese a staccarsi. Mi sono dunque adattato al consumismo e ho comprato delle strisce antiperforazione, quelle per bici da 26 pollici, così dentro i copertoni da 20 pollici fanno quasi due giri…
Ho però portato anche un paio di copertoni di scorta, forse una misura di sicurezza eccessiva, ma a volte anche la sicurezza non basta mai.
Li ho fissati alle aste di traino a spalla, quelle che uso quando traino il carrello a spalla e non agganciato alla bici.
Certe cose si portano più per scaramanzia che nella convinzione che verranno usate e poi avevo già messo le strisce antiperforazione!!!
E così uno parte sicuro.


Poi però stai andando lungo la strada, una strada di provincia, di quelle in cui due macchina passano bene e ci passa anche la bici, ma se dietro le spalla senti il motore di un autotreno e meglio che accosti.
Non so, forse sarà un caso, ma a me sembra che sia una legge della fisica, quando devi fermarti di colpo a destra nella banchina c’è una buca e l’asfalto fa un salto di dieci centimetri!
Ti fermi e rischi che il carrello si ribalti, ma non si ribalta, il camion passa e tu ti rimetti in carreggiata.
A un certo punto però senti uno sparo, un esplosione, un botto e ti guardi intorno, pensi a un colpo di pistola e temi di essere finito sulla scena del crimine, “Attentato!!!” avrebbe detto qualcuno, ma tu hai un sospetto…
Ti giri e ti sporgi per guardare bene le gomme, “Ecco, lo sapevo che le avevo gonfiate troppo…”
La gomma destra è sgonfia, è lì floscia, abbandonata, tutta la su energia, la sua forza, la grinta che aveva messo per sostenere il carico e affrontare ogni ostacolo l’hanno abbandonata.
Ti fermi così nel primo anfratto al bordo della strada, appoggi la bici, ribalti il carrello a sfili il chilo e mezzo di attrezzi della Goat.


Smonti a cambi la camera d’aria, cerchi un chiodo, una spina di Robinia piantata nella gomma, ma davanti a te si apre uno sbrego di 6/7 centimetri, ti viene allora il sospetto che forse quello spostamento laterale della gomma nel salto dal cordolo abbia compromesso un equilibrio precario, ma capisci che non è così, sebbene il copertone non sia eccessivamente usurato ha deciso di abbandonarti.
Poco male, anzi bene! Ciò vuol dire che ho fatto bene a portare due copertoni di scorta!
Ma ti viene il dubbio… Perché le strisce antiperforazione non hanno protetto la gomma? Forse ho veramente esagerato nel gonfiare le gomme… Sarà così.
Metto la camera d’aria, sistemo tutto e faccio per gonfiare, ma la pompa non aggancia bene la valvola, guardo meglio, è una valvola giurassica, forse una valvola Regina, poco compatibile con la pompa universale che forse non è poi così universale.
Smonto ancora tutto e cambio ancora la camera d’aria, ne metto una più moderna, si vede che quella era una camera d’aria di recupero ancora in buono stato che avevo messo nel mucchio delle camera d’aria buone. Chiedo ad Anna di annodare la camera bucata e quella antica mentre io riavvito i dadi. La camera bucata diventerà una file di elastici e quella antica servirà per attività didattiche.
Passiamo davanti a un negozio di articoli, Anna entra a cercare un pio di cose e le chiedo di comprare anche un paio di camere d’aria, preferisco averne sempre almeno tre di scorta in buono stato.
Sono fuori dal negozio, passano due ragazze, una da un’occhiata veloce alla bici, mentre passa di fianco si ferma per un attimo e fa un tentativo di girare la testa, vanno oltre per alcuni metri e si fermano a chiacchierare, una torna verso di me: «Scusi, lei è il signor Giancarlo?».

Alla prossima puntata
Giancarlo

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/