Da Milano a Lodi



Pedalodi – 4 tappe

Un viaggio in bici attraverso il territorio lodigiano

di Girumin

Un territorio piano e tranquillo.
Un territorio ideale per chi vuole muoversi in bici senza aver una particolare preparazione tecnica o sportiva.
Un territori in cui le piste ciclabili non mancano e dove si può anche percorrere una strada sterrata senza bisogno di una bici con caratteristiche speciali.
Un territorio in cui si possono conciliare bici, territorio e turismo.

Si raggiunge facilmente perché è attraversato dalle grandi vie di comunicazione, a Lodi si può arrivare in treno da Milano. Il treno della linea suburbana S1 arriva ogni mezz’ora, ma fermano anche altri treni.
Chi entra nel territorio da Sud può arrivare in treno a Piacenza, esce dalla stazione e gira a destra, percorre la pista ciclabile sul ponte e subito dopo si incontra l’argine maestro del Po che porta verso l’adriatico. Una strada inserita nel progetto “Vento” Venezia-Torino e nella “eurovia” “Cadice-Atene”.
Ci si può anche fermare in una stazione intermedia sulle linee ferroviarie Milano-Piacenza o Pavia-Cremona.
Anche l’autostrada A1 e la A21 collocano il territorio in un crocevia di grandi vie di comunicazione.
Una zona comoda per chi vuole uscire dalla grande città per concedersi un fine settimana in sella senza allontanarsi molto.

Primo giorno

Da Milano a Lodi

Il nostro punto di partenza è ormai un classico, la stazione Centrale di Milano.
È stata scelta la Centrale perché un itinerario che si vuole offrire a tutti è ancor più comodo se parte in un punto facile da raggiungere.
Il piazzale si raggiunge comodamente con il treno tradizionale, con le linee suburbane e con la metropolitana.

Dalla Centrale si parte anche verso il canale Martesana, lo abbiamo già sperimentato nelle precedenti partenze verso est.

Sarebbe stato più comodo partire da sud, ma abbiamo preferito includere la città, partendo proprio da uno dei punti centrali.

Anche questo è un segno che ha la sua importanza, la scelta di muoversi in bici implica anche l’accettazione delle difficoltà causate dal muoversi nel traffico e fra le case.

Stavolta ho lasciato a casa sia la Goat sia il Vtte. I compagni di strada sono delusi da questo, ma questa ho dovuto scegliere una bici più tradizionale, una 28 pollici con telaio in alluminio.

Ci siamo tutti, la foto di rito e si parte in direzione sud, verso una delle circonvallazioni interne alla città.

Passiamo in fianco al parco, che una volta ospitava lo zoo di Milano. Costeggiamo l’Aci e un bar che un tempo produceva delle meringhe giganti, non abbiamo il tempo per fermarci e controllare se le sforna ancora…
Sinistra, destra, sinistra. Alterniamo i tratti su strada con le piste ciclabili e in pochi minuti siamo alle porte della città.

Ricordo al gruppo che per percorrere le piste ciclabili di Milano bisogna pagare…
Non è vero, lo dico perché tempo fa stavamo partendo per un viaggio assieme e un giornalista aveva scritto un articolo bizzarro sul mio conto.
Parlandone con gli altri Federico aveva detto: “Figurati che un giornalista che mi ha intervistato qualche anno fa ha poi scritto che a mio parere sulle piste ciclabili di Milano bisognava pagare… Non sapevo più dove nascondermi…”. Da allora quando passiamo sulle piste ciclabili di Milano cerchiamo il casello…

Scavalchiamo il Lambro e passiamo sotto la Tangenziale, siamo già nel parco Forlanini.

Eccoci all’aeroporto, giriamo in senso antiorario fino a Peschiera Borromeo dove attraversiamo la paullese.

Pian piano ci allontaniamo dalla periferia della metropoli.
Puntiamo a raggiungere il ponte sull’Adda fra Bisnate e Spino d’Adda, la strada più diritta è la paullese, ma noi stiamo sulle piste ciclabili, sia perché non avrebbe molto senso pedalare sulla paullese, sia perché in alcuni tratti è proprio vietato!

Attraversiamo Mediglia e Tribiano.

All’ingresso di Paullo incontriamo il canale Addetta che parte dalla Muzza, qui sorge la Casa dell’acqua, un luogo significativo nella storia del canale Muzza e della bonifica dell’antico la go Gerundo. Potremmo partire da qui alla ricerca di Tarantasio, l’antico mostro del lago Gerundo.

Attraversiamo Paullo e Zelo Buon Persico per rientrare nella paullese qualche centinaio di metri prima del ponte sull’Adda.

A questo punto possiamo scegliere… Passiamo sulla riva sinistra, che però abbiamo già percorso in giri precedenti oppure stiamo sulla riva destra, meno battuta e più impegnativa, che in alcuni tratti è solo sentiero?

Sulla riva destra c’è la pista ciclabile ultimata un paio di anni fa, la strada è larga a comoda, unisce Rivolta d’ Adda con Lodi.

Grazie anche a questo tratto di pista ciclabile da Lecco si può andare fino al mare lungo l’Adda e lungo il Po, quasi sempre su piste ciclabili o strade secondarie.

È un percorso che abbiamo già seguito quando siamo andati da Milano a Venezia.
Il fiume si può seguire lungo le due rive, si può anche chiudere un percorso ad anello fra il ponte sull’ Adda di Lodi e quello fra Bisnate e Spino d’Adda.

Questa volta scegliamo di stare sulla riva destra, i compagni di strada si convincono che non sarà così estremo il tratto che stanno per affrontare, si fidano di me, ma so che non sono troppo convinti…

Probabilmente ai compagni di strada l’ho già raccontato più e più volte, ma glielo racconto ancora.
Questa zona l’ho attraversata per prima volta con Sergio quando avevo quindici anni, tutti e due con bici classiche con i freni a bacchetta.
Non sapevano se c’erano strade o sentieri lungo il fiume, infatti non ce n’erano tantissimi. Non avevamo neppure una carta della zona, andavamo a occhio.

Non è così difficile muoversi lungo un fiume, basta guardare dove va l’acqua e seguirla!

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Io risalivo la riva destra, lui la sinistra, ci siamo incontrati a Spino d’Adda e poi ci siamo scambiati il percorso per ritrovarci a Lodi.

È un tratto di fiume che offre ancora un buon paesaggio, il fiume non è incanalato come in altri tratti, ci sono ancora molte aree di golena piuttosto vaste, in cui crescono piante come Salici e Pioppi. Sono piante che si sentono a loro agio sulle rive del fiume, poi arriva un’alluvione e spazza via tutto.

Il primo tratto è di strada sterrata, lasciamo alle spalle il ponte vecchio e lo sbarramento realizzato per frenare la forza di erosione dell’acqua alla base del ponte.

Proseguiamo lungo lo sterrato fino a incontrare un buon punto in cui scattare qualche foto, incontriamo un fotografo mimetizzato con un obbiettivo grande come un bazooka, sta fotografano gli uccelli migratori che nidificano sulle rive. In alcuni punti il fiume erode la riva e crea talvolta rive alte diversi metri offrendo un luogo protetto in cui poter nidificare.

Proseguiamo tenendo sempre d’occhio la riva del fiume, in alcuni punti nella golena ci sono lunghe strisce di terra isolate da canali che ne fanno delle penisole. Se non sai quando piegare verso la terra ferma rischi di arrivare fino in fondo alla lunga striscia di terra per poi dover tornare indietro parecchie centinaia di metri.

Se avessimo il tempo di esplorare un pochettino lascerei fare queste esperienze formative ai compagni di viaggio, ma restano ancora diversi chilometri da percorrere e le cose da vedere non mancano. Nei punti in cui una strada punta verso sud, stando vicina all’acqua, e l’altra punta verso la riva noi stiamo su quella più affidabile.

Incontriamo i primi Gelsi, i compagni di strada hanno imparato a conoscerli e ogni volta si fermano per ore, ma le more sono ancora acerbe e non vale la pena di fermarsi.

I Gelsi erano una presenza costante quando venivano coltivati per i bachi da seta, ma ormai se ne trovano ben pochi. Possiamo dire però che nel nostro girovagare lodigiano ne abbiamo incontrati diversi e potrei cominciare a mapparli.

Arriviamo al tratto più impegnativo del percorso, il punto in cui il ponte sulla roggia è un po’ mal messo, ci sono sempre passato in precedenza, non ho quindi ragione di temere che non si possa fare anche questa volta. Preferisco però lasciare che sia una piccola sorpresa per il gruppo.

Ecco il ponte, le travi non offrono lo stesso servizio di un tapirulan, ma con un briciolo di intraprendenza si può passare.

Scarichiamo le bici, portiamo le borse e poi le bici. Si rimonta il tutto e si riparte.

Arriviamo al canale che parte dalla Muzza e attraversa le Centrale per buttarsi nell’Adda in questo punto. Qualche anno fa è stata costruita una piccola centrale idroelettrica che sfrutta il salto dell’acqua causato dal dislivello fra il canale e il fiume.

Passiamo attraverso il bosco del Belgiardino dove riemerge la classica domanda: Che differenza c’è fra una “morta” e una “lanca”?
Qual’ è connessa la fiume e quale è isolata dal fiume? Vi lascio con il dubbio…

Mi chiedono se è possibile arrivare fino al ponte stando sulla riva del fiume. Rispondo di sì, ci si allontana solo per un breve, poche centinaia di metri.
Passiamo da Via Vecchio Bersaglio e da Via del Cavaloro.
Perché a Lodi c’è una via dedicata al Cavaloro?
C’era una volta…
Esatto! C’era una volta chi cavava l’oro.
Non so se c’è ancora qualcuno che cerca l’ora nell’Adda, non credo.
So però che qualcuno lo fa ancora sul Ticino, non è un’attività molto redditizia, ma è un passatempo interessante e originale.

Attraversiamo la città all’ora del tramonto, potremmo scegliere se passare attraverso il centro oppure costeggiare l’Adda per risalire da Via Secondo Cremonesi e salire il “Montadone”, la salita più impegnativa della città. L’aspetto interessante di questa salita è che in cima alla salita c’è il semaforo, ma non è nulla di tremendo. Si cambia rapporto oppure si scende e si spinge.

Noi però decidiamo di passare per il centro e lungo i giardini, andiamo poi in Via Mazzini e Viale Piacenza, la Vecchia Via Emilia, dove si trova ancora qualche pietra miliare.

Bisognerebbe prima o poi fare un censimento delle pietre miliari, a me sembra una buona idea…

Attraversiamo la tangenziale e dopo pochi metri arriviamo all’agriturismo.
Una cascina ristrutturata di recente dove il rumore della tangenziale non si sente.
Prima di cena ci raggiunge Alberica che pedalerà con noi per un paio di giorni.

Tempo fa proprio davanti al piazzale della cascina avevo notato una ragazza che viaggiava in bici.
Mi ero fermato per chiedere se aveva bisogno di aiuto, infatti stava cercando la strada per andare verso Pavia cercando di evitare la tangenziale di Lodi.
Viaggiava con il carrello e le borse sulle ruote anteriori e posteriori, un carico notevole.
Nel carrello c’era il cane, probabilmente ben addestrato, io avevo lasciato che fra me e il quadrupede restasse la bici…
Era un ragazza croata che stava andando verso la Francia.
Pernottava sempre in tenda, probabilmente forte dell’arma a quattro zampe che teneva nel carrello.
Sommando il peso della bici, delle borse e dell’animale si superava tranquillamente il quintale.

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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