Verso il Festival dei Comportamenti di Lodi



Pedalodi – 4 tappe

Un viaggio in bici attraverso il territorio lodigiano

La terza tappa di Pedalodi scritta da Girumin. Per leggere la prima basta andare qui.

Oggi il mio percorso si separa per qualche ora da quello del gruppo, vado verso il “festival dei comportamenti” di Lodi.

Parto da Orio Litta prima delle sette, conto di arrivare a Lodi in tempo per prepararmi decentemente per l’intervento al festival.
Avevo detto che il mio intervento al festival lo avrei inserito nel contesto del viaggio in bici nel lodigiano. Sarei quindi arrivato al festival sudato e con la bici da viaggio, ma visto che non viaggio con la Goat o il Vtte non credo che avrebbe molto senso.
Bisogna anche riconoscere che la Goat e il Vtte si offenderebbero se sapessero che sono andato a un incontro pubblico senza di loro, ma credo che abbiano notato l’assenza della bici che sto usando..
Il Vtte è meno famoso, ma la Goat è già stata in televisione sulla Rai e anche citata in un libro del Touring Club.

Parto. Tengo un ritmo sostenuto, ma non troppo, non voglio arrivare a Lodi distrutto perché devo anche tenere un po’ di fiato per parlare al pubblico. Un’oretta di pedalata e arrivo a Lodi.

Vorrei leggere gli appunti delle cose da dire e rivedere la presentazione, ma so che sono ormai cose imparate a memoria visto che le foto le ho ricontrollate mille volte e il resto fa parte di un delle tante bozze che forse un giorno diventeranno un libro.

Bisogna anche lasciarsi un po’ andare, se si parte con il timore di non riuscire a dire abbastanza si rischia poi di entrare troppo nei dettagli e sforare con i tempi o annoiare terribilmente.

Arrivo in tempo per una doccia e presentarmi con buon anticipo in biblioteca, dove preparo due Pc per la presentazione. Ne serve uno solo, ma qualche volta bisogna essere scrupolosi e io, per sicurezza, ne preparo due…

Chissà quante gente arriverà?
Poco per volta la gente arriva, la sala è quasi piena, arriva anche qualcuno che non vedevo da anni… qualcuno con cui ho camminato trent’anni fa!

Mi presentano Michela della libreria Sommaruga e Simone Piacentini, assessore all’urbanistica del Comune di Lodi.

Io e il microfono non siamo mai andati troppo d’accordo, forse questo è uno dei motivi che più mi spingono a parlare a piccoli gruppi di persone.

Cerco di parlare senza microfono, ma qualcuno non sente, alzo la voce, vado in mezzo agli ascoltatori, uso il microfono… Insomma, le provo un po’ tutte, ma non capisco bene quanto la gente colga. Io odio parlare con il microfono!!!

L’argomento è “Le domande del cammino”.
Quali sono le domande che si pone chi vuol mettersi in cammino?
Dove vado? Con chi vado? Come mi preparo?

Domande semplici, ma non sempre trovano una facile risposta.

È un argomento che ho trattato in altre occasioni, sia a Lodi, sia nel corso del viaggio di avvicinamento con la Goat verso il festival della Viandanza dello scorso anno.

Ne ho parlato anche agli studenti dell’Istituto Europeo del Design di Torino che stavano iniziando un progetto di studio sull’ospitalità lungo le vie dei pellegrinaggi o dei lunghi cammini. Vi chiederete perché un istituto di design è interessato ai cammini.
Provo a dare una risposta semplice. Perché il cammino è un fenomeno in crescita, perché il cammino è un’espressione estremamente intrinseca. (No, questa è troppo difficile, non l’ho capita neppure io, ma ormai è scritta).
Perché anche nel cammino si può dare una connotazione nello studio degli ostelli, magari presentando particolare attenzione alle caratteristiche tecniche degli edifici, ma soprattutto allo stile che si integri bene con il cammino, con il contesto di condivisione della strada, con l’idea che il cammino sia un’esperienza e tanto altro ancora…

Alla fine dell’incontro, dopo qualche minuto di domande e risposte, Michela, colei che mi ha proposto per il festival dei comportamenti, lancia l’idea di proporre un momento concreto di cammino nell’ambito del festival dei comportamenti dell’anno che verrà.
Le dico che ho già proposto momenti di preparazione al cammino e penseremo a cosa proporre in città.

Conclusione, saluti, risalgo in sella.
Lascio la bici da stazione, quella con la quale ci si muove in città, e passo a prendere la bici da viaggio.

Punto dritto verso sud, la via Emilia non è la più affascinante fra le vie da percorrere, ma è la più veloce per arrivare a incontrare i compagni di viaggio a Santo Stefano Lodigiano.

Pedalo convinto, per non arrivare in ritardo. Arrivo in tempo per l’inaugurazione della cascina ristrutturata e il nuovo servizio di bici a noleggio, che nasce proprio oggi. Il nostro viaggio nel lodigiano prevede il passaggio in questo momento proprio per valorizzare anche la possibilità di arrivare con mezzi vari e noleggiare la bici sul posto.

Passiamo il pomeriggio fra festeggiamenti, bevande e snack.

Ceniamo poi nel ristorante dell’agriturismo dove non mancano salumi e formaggi di loro produzione. Il lodigiano è una terra ricca di allevamenti.
Oggi molti ristoratori, e molti clienti, prestano una maggiore attenzione ai prodotti tipici, alla produzione a chilometro zero e alla valorizzazione del prodotto italiano. Ci fa piacere cenare in un luogo che sostiene queste idee.

Ceniamo con l’orologio alla mano perché dobbiamo cenare come Cenerentola. Prima del tramonto abbiamo i minuti contati per arrivare al B&B di Maleo, saltiamo in sella e pedaliamo per arrivare giusto in tempo prima del buio.

In bici non si va in giro di notte!!!
L’ho detto mille volte e poi mi sono trovato a pedalare al buio, nell’ultimo giretto, quello verso il mare lungo il Po, mi è capitato più volte.
Anche quando non prevedi di muoverti di muoversi al buio, anche quando non si pedalerà prima dell’alba e non si arriverà dopo il tramonto, vanno comunque previste tutte le misure di sicurezza. Gilet ad alta visibilità, fanali davanti e dietro, catarifrangenti vari.
Io uso anche gli stick luminosi da appendere alle cose in movimento perché gli oggetti che ballonzolano sono più visibili di quelle ferme. Per esempio l’asticella della bandiera del carrello o le strisce da avvolgere alle caviglie.

 

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Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/

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