Diario del 12 Settembre



In viaggio con il VTTE – 10 tappe

Alla scoperta del Po

Ho qualche bici da riparare, ma sono stufo di pezzi di ricambio che si rompono subito che non durano niente. Sono disposto a spendere un po’ di più, ma avere cose che resistano. Decido quindi di andare in un negozio di bici che abbia della roba buona. Per questo bisogna andare a Milano, sì perché a Milano c’è tutto, c’hanno della roba buona, non come i negozi vicini a casa.

Si sa, che vive in provincia è cresciuto con l’idea che nella grande città ci sia tutto e il meglio di tutto.

Io non cerco nulla di particolare, mi basterebbe trovare delle chiavelle decenti per i pedali, quelle chiavelle che tu cambi e dopo tre giorni il pedale balla come prima, quello di destra funziona e quello di sinistra balla…Non si capisce come mai l’uomo dopo essere stato sulla luna non abbia ancora risolto il problema delle chiavelle dei pedali. Io prima avrei ricolto il problema dei pedali e poi sarei andato sulla luna, è una questione di priorità.

Ci metto quindi il mio impegno, voglio fare la mia parte, non voglio il tutto e subito, so che ci sono cose che vanno conquistate e se l’uomo non ha ancora risolto questo problema ci sarà pure un motivo.

Vuol dire dunque che questa benedetta chiavella io me la dovrò guadagnare con impegno e fatica.

Il mio approccio è metodico, non è banale, non è empirico.

Guardo sulle pagine gialle e cerco il negozio giusto, un negozio di marca, un negozio dove vendono le bici che costruiscono loro. Uno di quei posto dove fino a poco tempo fa dietro il bancone c’era l’officina con il tornio e la fresa.

Un posto di quelli dai quali escono bici che devono durare… e dureranno.

So che è così.

Dalle pagine gialle mi trascrivo gli indirizzi dei posti conosciuti e mi organizzo per andarci.

Sono così convinto che ci vado in macchina, lo so che a Milano ci sono autobus e metropolitana che conosco bene, ma io decido di andarci in macchina.

Guardo la cartina di Milano, mi immergo nel traffico dell’ora di punta, comincio a rendermi conto che ho fatto un grosso errore. No, lo sapevo già da prima, ma ho una missione da compiere e la carica è tale che sono partito in macchina.

Un semaforo, l’altro. Una coda, una coda ancora…

Tensione, stress, nervi a fiordi pelle… arrivo vicino al negozio, comincio a cercare parcheggio, so bene che se fossi venuto con i mezzi pubblici sarei già arrivato.

Cerco parcheggio e mi allontano dal negozio, più cerco e più mi allontano. Sale la pressione e sale la rabbia, fra un po’ chiuderà il negozio e io non avrò conquistato nessuna chiavella!!!

Ecco, un anfratto, un buco in cui infilare la macchina e correre verso il negozio. Parcheggio, avanzo di buon passo e arrivo al negozio.

Un negozio serio, uno di marca, uno dal quale sono uscite le meglio bici…

Entro, ce l’ho fatta, sono sulla linea di arrivo.

«Buonasera, sto cercando le chiavelle dei pedali… mi dica che ne ha di più robuste di queste…»

Lui impugna la chiavella che ho portato, la guarda con attenzione, o forse finge di guardarla con attenzione perché non c’è nulla di strano ed originale nella chiavella, ne avrà viste milioni di chiavelle uguali…

Mi guarda con rispetto e, forse, un briciolo di compassione:

«Le direi una bugia…».

Ci vuole un attimo di silenzio, di meditazione, di riflessione.

Mi adeguo, se il sistema non mi offre alternative e io non posso combatterlo mi adeguo. Compro le chiavelle che ha, scarse come sono, compro le altre cose che cercavo, pago e torno sui miei passi triste e rassegnato.

Accadeva così… una ventina di anni fa.

Sapevo che, prima o poi, avrei avuto problemi con i pedali, me lo sentivo. So di essere stato fortunato a non averne avuti con la GOAT.

Non c’è alternativa, se pedali rompi le chiavelle, se non pedali non le rompi, e quindi fai prima a non andare in bici.

Già da ieri il pedale faceva a suo modo, ma con uno che funziona bene puoi accettare che l’altro sia un po’ balordo.

La mattina comincia così, con il padre della meccanica deciso a risolvere, almeno per qualche chilometro, il problema al pedale.

No, lo ammetto, il martello non me lo sono portato da casa, anche se in bici può essere utile. L’ho chiesto in prestito.

Quattro colpi, sfilo la vecchia chiavella, controllo se è tutto ok e ne metto una nuova. Speriamo che resista e faccia il suo mestiere.

Si parte, la mattina è fresca, non fredda, ama più fresca delle precedenti. Non è il caso di coprirsi.

Oggi l’idea è di arrivare a Ivrea o giù di lì. Anzi, su di lì, visto che è alla base delle montagne.

Studio la carta, da oggi non posso andare a occhio, devo capire da dove passare. Robbio, Vercelli…

Tutte strade dritte, strade trafficate, vorrei delle alternative, ma non ne vedo molte.

Attraverso Vercelli, passo sopra il cavalcavia, ma sono troppo verso nord.

Perché se io odio passare sui cavalcavia si capisce che la strada è sbagliata solo dopo il cavalcavia???

Torno indietro, trovo una strada secondaria e pedalo dolcemente fra le risaie.

Le bionde spighe di riso maturo oscillano accarezzate dalla brezza leggera… Ok, troppa poesia.

Il display fissato sul cartello all’ingresso del paese indica 17 Km/h.

Ma!?! Sta misurando la mia velocità! Qui attorno non c’è nessuno! Non mi era mai capitato che un pannello mi misurasse!

Provo, accelero, 18… 19… allora è proprio la mia velocità! Sta misurando proprio me, mi sento al centro dell’attenzione, anche se non c’è in giro nessuno, che emozione!

Ecco là in fondo un pellegrino, un pellegrino che cammina fra le bionde spighe di grano maturo! Cioè di riso maturo.

Ce l’hanno tutti una foto con un pellegrino che cammina in una strada di campagna fra le bionde spighe, la voglio anch’io.

Mi apposto senza farmi notare, so che sono molto mimetico, ma lo devo cogliere di sorpresa, scatto diverse foto. Molto bene! Ora ho anch’io la foto del pellegrino fra le spighe.

Mi avvicino e provo a dissuadere anche lui: «A Roma è chiuso, bisogna tornare indietro!».

Sembra che non senta, glielo dico in inglese, e mi risponde:

«Non fa niente, tanto io non vado a Roma!»

Cosa vuol dire che non va a Roma e dove va se non va a Roma? Questo sta cercando di fregarmi, io volevo dissuaderlo e lui mi frega…

Mi avvicino: «Vado a Fidenza.».

No, non è possibile, mi coglie impreparato, sarebbe troppo banale dirgli ora che anche Fidanza è “chiuso”, temo che non mi crederebbe.

Se non puoi batterlo fattelo amico, facciamo quindi due chiacchiere.

È Svizzero e percorre solo il tratto fino a Fidenza perché non gli bastano le ferie per andare oltre.

Dice che gli piace molto la pianura fra le risaie, fra le bionde spighe di riso maturo.

Approfitto del suo passaggio per imboccare correttamente lo sterrato della Via Francigena, visto che io vado al contrario non è sempre facile capire dove andare agli incroci, la segnaletica è fatta per chi va verso Roma, non per chi va al contrario.

Pedalo quindi sullo sterrato contento di essere sulla strada giusta, duecento metri e… lo sterrato finisce e io mi ritrovo sull’asfalto. Si sa, le cose belle durano poco.

Per oggi è tutto.

Giancarlo Cotta Ramusino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/