Il VTTE



– tappe



La Goat è una bici delicata, è vero che ha un telaio robusto, ma quando chiedi troppo anche lei fatica a seguirti. Ogni volta, prima di partire, vuole essere smontata praticamente del tutto, controllata e ingrassata.La prossima volta, oltre alla totale manutenzione, dovrò anche ricostruire il carro posteriore del telaio e cambiare la forcella davanti. Ci vorrà del tempo, ma soprattutto non so ancora come fare a ricostruire il telaio, anche perché non ho materiali e strumenti adatti, cercherò una soluzione.Ogni tanto bisogna anche provare a cambiare, per sperimentare qualcosa di nuovo, per fare altre esperienze, per rimettersi in gioco da capo. Bisogna anche provare a cambiare bici.
«Quindi stavolta parti con la bici da 28 pollici con il telaio in alluminio studiato per i lunghi percorsi?»
«No!»
Stavolta parto con una bici da uomo con telaio in acciaio, anche se ricorda molto di più il piombo…
Freni a bacchetta e ruote da 26 pollici. Sinceramente speravo, ero convinto, era ovvio, che le ruote fossero da 28 pollici, ma probabilmente la sola bici da uomo al mondo con le ruote da 26 pollici l’ho recuperata io. Era talmente scontato che fossero da 28”, era lapalissiano, non ho mai visto bici da uomo da 26” e non ne ho mai sentito parlare. L’ho beccata proprio io, così anche stavolta quel minimo di miglioria nelle perfomance che speravo di avere con le ruote grandi non ce l’avrò, anche stavolta avrò ruote piccole. Ero talmente convinto che sono pure andato a comprare i copertoni da 28”. Quando poi li stavo cambiando ho visto che qualcosa non andava, ho cercato le scritte fra le pieghe della gomma secca e screpolata e ho visto la fatidica scritta: “26 1 3/8”. Copertoni che non ho mai capito.

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Tutti pensano che sia sufficiente controllare il diametro delle ruote, invece per queste ruote non è così, bisogna anche verificare il diametro del copertone. Ovvero: non si può montare un copertone da 26” su una ruota di bici da donna e non si può montare un copertone di mountain bike sulla ruota di una bici da donna. Sono incompatibili.
Non sapevo come chiamare il nuovo mezzo, non lo so ancora, dovrei trovargli un nome adatto, ma non sempre la musa ispiratrice dei nomi di bici è al lavoro. Ho quindi pensato a un banale acronimo provvisorio, come i nomi che vengono assegnati ai prodotti prima di essere lanciati sul mercato. Si chiama VTTE: Velocipede Tradizionale Tipico Essenziale.
• Velocipede perché è un velocipede.
• Tradizionale perché è tradizionale.
• Tipico perché è tipico.
• Essenziale perché è essenziale.
Ho tolto carter, parafanghi e tutto ciò che non è indispensabile. Fa anche rima con “tradizionale”, non è una cosa da poco. So già che tutti confonderanno la prima parola, lo faccio anch’io, e molti la chiameranno Veicolo invece di Velocipede. Sarebbe stato bello lasciare tutto a posto, ma la ruggine è davvero tanta, e molte viti son talmente grippate che ho faticato a toglierle. Riparare un guasto a bordo strada non sarebbe stato facile. Parafanghi e carte sarebbero stati veramente d’impiccio. Soprattutto il carter, che non consentiva un facile accesso alla catena. Li terrò da parte per un futuro restauro vintage che non farò mai.
Stavolta oltre all’olio per la catena dovrò portarmi un olio svitante. Sui cerchioni ho passato la paglietta d’acciaio, ho tolto un po’ di ruggine, ma restano malconci, non ho tempo e voglia di farli cromare, mancano pochi giorni alla partenza e non posso fare molto. Ho lucidato un pochettino le parti cromate e passato la spazzola sul telaio. Poco per volta sto scoprendo la marca della bici, ma non la dico perché farei pubblicità.
Parliamo un po’ anche del viaggio. Stavolta si partirà da Milano, come per la Milano Venezia slow dello scorso settembre. Speriamo che vada meglio, la volta scorsa ero preoccupato di arrivare a Milano in maniera decente. Salire su un treno pieno di pendolari con bici e carrello non è certo un’impresa facile, avevo quindi chiesto di partire più tardi per salire su un treno meno pieno di gente e ridurre il rischio di linciaggio. Quando poi la sera prima il telegiornale ha annunciato lo sciopero ho avuto un brivido.
«È adesso cosa faccio???»
Una di quelle situazioni in cui non pensi di poter fare di più, per me era già un’impresa arrivare a Milano in treno, arrivarci per le 11 di mattina senza treno era veramente impegnativo. Ci sono però situazioni in cui magari il peggio non è poi così peggio e magari le affronti meglio. A quel punto non c’era altro da fare che arrivare a Milano direttamente in bici, sulle strade trafficate all’ora di punta… che emozione… che gioia… che piacere…
«Pronto, Alberto, c’è sciopero, non ce la faccio ad arrivare in Centrale per le 11.00, non posso fare altro che puntare verso la Martesana, ci incontreremo in qualche punto lungo il canale».
La mattina sono partito e mi sono avviato verso la strada sulla quale ci saremmo incrociati. Bhé, forse non lo sapete, ma affrontare le strade verso Milano alle 8.00 del mattino non è così piacevole… Ma era tutto preparato, la strada la sapevo, la Goat era carica e pronta a partire, così pian piano, fra incroci e camion sono arrivato alla Martesana dove ero convinto che prima o poi avrei incrociato gli altri. Pedala e pedala finché sono arrivato in Centrale…

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Sono passato dal ciclista per comprare le camere d’aria giuste per il VTTE, prima avevo montato quella da bici da montagna con la valvola “presta” col rischio che s’impigliasse nei freni. Meglio mettere camere d’aria adatte. Dicevamo del ciclista, gli ho detto della mia fortuna di aver trovato la bici da uomo con le ruote da 26”, secondo lui potrebbe essere una bici da trasporto.
In realtà però non ha attacchi robusti per i portapacchi e non ha un telaio rinforzato. Non so, credo che resterò con il mio dubbio.
Due giorni prima di partire…
Oggi ho lavorato un po’ al VTTE. Ho messo le camere d’aria giuste, ho smontato il movimento centrale, l’ho pulito e ingrassato. Ho poi smontato il manubrio e la forcella anteriore. La forcella anteriore è una delle parti più a rischio nelle bici con i freni a bacchetta, perché, di tanto in tanto, le viene voglia di spezzarsi e il conducente decolla…. L’ho visto accadere una volta.
Una ragazza in bici davanti a me è improvvisamente decollata, si era spezzata la forcella. Ho dunque dato un’occhiata per vedere che fosse tutto ok. Ho anche costruito un telaio in tondino d’acciaio per la borsa da piazzare sul manubrio, pur essendo sempre la stessa borsa serve un telaio per ogni bici perché i manubri sono diversi. Non ho ancora verificato i mozzi delle ruote, spero di fare in tempo, credo sia il caso di dargli un’occhiata visto che fra le sfere della forcella non c’ era più neppure un grammo di grasso. Stavo iniziando a parlare del viaggio e mi sono perso ancor prima di partire.
Dicevamo…
Un viaggio in Lombardia, un viaggio fra i fiumi. I fiumi, questi sconosciuti. Credo che si possa proprio dire: “questi sconosciuti”. I fiumi che un tempo erano luoghi di vita oggi sono luoghi dimenticati. Eppure in tanti altri paesi i fiumi sono molto “vissuti”. Tempo fa andava di moda la discesa del Danubio in bici, ma quanti sono andati dal Monviso all’ Adriatico lungo il Po?
In Francia si possono fare viaggi in barca sui fiumi, in Italia c’è qualcuno che lo fa?
La Lombardia è una terra di laghi e di fiumi: una terra di acque. Mentre i laghi sono mete di svago e turismo i fiumi non lo sono più. Si può dire che i fiumi sono esseri non viventi in movimento, non sono ne animali ne vegetali, eppur si muovono! Lo scopo di questo giretto in bici è di riscoprirli, non saremo certo noi a cambiare nulla da un momento all’altro però, però sarebbe bello riuscire a fare un piccolo passo in più per migliorare il rapporto con i corsi d’acqua. Magari ne parleremo in questi giorni nei prossimi racconti.
Passeremo da canali navigabili, da canali irrigatori e canali che sono serviti a bonificare le paludi. Incontreremo fiumi che nascono dai ghiacciai, fiumi che sfociano in altri fiumi e il grande fiume che li raccoglie e se li porta via tutti verso il mare. Mattina prima di partire.
Tutto è pronto, o almeno spero, anche se rileggo l’elenco delle cose da portare resta sempre il dubbio, soprattutto in merito all’affidabilità del mezzo, ma ora non è più tempo di controllare altri dettagli. Fra un po’ salirò sul treno e via!
Continua…

Giancarlo Cotta Ramusino Informatico di professione, scout, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Nell’inverno del 2011 ha ripercorso le tracce della ritirata degli Alpini dalla Russia nel 1943. Per Terre di mezzo ha pubblicato Camminatori, guida pratica per esploratori, giramondo, viaggiatori, pellegrini,turisti, avventurieri. I suoi diari di Viaggio: http://www.percorsiditerre.it/diari-di-viaggio-di-giancarlo-cotta-ramusino/