Intervista a Davide Comunale

di Giancarlo Cotta Ramusino – Girumin.

Davide ha sempre nutrito un grande interesse nei confronti del mondo antico, un interesse che lo ha portato a studiare lettere classiche con indirizzo archeologico presso l’Università di Messina.
È un grande appassionato del cammino e del territorio siciliano che ha conosciuto sin dalle prime esperienze come scout nell’Agesci, dove continua a prestare servizio come capo educatore.
Da qualche anno vive a Roma dove lavora come insegnante. Negli ultimi anni si è interessato ai lunghi cammini e alla storia del Medioevo.
È riuscito a combinare la passione per la strada con gli studi in lettere. Ha quindi riunito alcuni amici e ha iniziato un progetto che ora sta crescendo e coinvolge anche altri.

Davide, quando hai iniziato a occuparti dei cammini francigeni in Sicilia?
Nel 2009, mentre percorrevo il Camino de Santiago in Spagna, è nata l’idea di dedicarmi ai cammini francigeni in Sicilia. Forte di una tale esperienza ho iniziato a dedicarmi al loro studio. Ho cercato testimonianze storiche e pubblicazioni scientifiche relative alla Sicilia e al suo sistema di viabilità, antico e medievale. È nata così la spinta iniziale per creare l’associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia con la quale, dal 2010, proviamo a verificare sul campo gli studi fatti: zaino in spalla e scarponi ai piedi.

Qual è il tuo ruolo nell’ambito dei cammini?
Come “presidente” degli Amici Francigeni di Sicilia, rappresento i nostri progetti ovunque si parli di cammino e di itinerari di pellegrinaggio.
Mi occupo dello studio, della ricerca cartografica e della documentazione storica. Appena posso però mi metto in strada e vado a verificare di persona i percorsi, perché credo sia importante che lo studio venga accompagnato da una verifica sul territorio, ma soprattutto dal vivere in prima persona ciò che poi proponiamo.

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Per andare dalla Sicilia e Roma non si passa certo dalla Francia, perché si chiamano “Francigeni”?
A studiare per la prima volta questo toponimo è stato uno studioso del Centro Studi Compostellano, il prof. G. Arlotta, che ha chiarito il concetto di “irradiazione sinonimica” per gli itinerari siciliani.
In parole povere, la cultura del pellegrinaggio, spinta e favorita dalle corti normanne in tutta l’Europa cristiana del XI sec., fece sì che, anche in Sicilia, il sistema viario romano venisse definito in alcuni punti specifici, “Francigeno”.
Si sono trovati quattro diplomi normanno-svevi in punti diversi della Sicilia, da Mazara del Vallo alla piana di Milazzo nel messinese, nei quali porzioni di vie confinanti con terreni o proprietà sono definiti in questo modo.
È da questo fermento culturale, che ha trasportato le gesta dei paladini della chançon de Roland nella tradizionale “opera dei pupi”, che si diede importanza al viaggio a piedi verso i porti d’imbarco per Santiago, Gerusalemme o Roma.

Quanti sono i cammini Francigeni in Sicilia?
Le testimonianze storiche che sono state rintracciate hanno dato vita ai quattro itinerari principali, con intorno una rete di viabilità interna e costiera che ricalca i tracciati consolari romani. Le vie di comunicazione di epoca antica in Sicilia sono state sostituite solo dalle recenti reti autostradali, percorrendo territori che avevano, allora come oggi, l’esigenza di convergere verso la costa.

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Quali sono i riferimenti storici?
Dagli studi svolti dai docenti universitari, siciliani e non, che si sono occupati di viabilità storica, sono emersi quattro diplomi. Si tratta di atti delle cancellerie notarili imperiali che citano le donazioni, i lasciti e le delimitazioni dei possedimenti della Chiesa o dei potenti locali.
Vanno cronologicamente da un atto di donazione del 1089, che cita la via Francigena nella piana di Milazzo in provincia di Messina come uno dei confini del terreno donato alla chiesa della stessa città, al diploma del 1096 emesso dal Gran Conte Ruggero per delimitare i confini delle terre della stessa diocesi che arrivavano a toccare la magna via francigena di Castonovo.
Gli ultimi due diplomi citano l’atto di donazione del nobile Achi all’abate Ambrogio di Lipari-Patti, il quale nel 1105 ricevette delle terre delimitate dalla “via francigena via Fabaria” nell’odierna zona di Vizzini e l’atto di revoca delle terre possedute dal Vescovo di Patti nel territorio di Mazara del Vallo nel 1267, annotato da un notaio e nel quale risulta una “via francigena” proveniente dal territorio sud occidentale dell’isola.

Su quali vie di comunicazione si sono sviluppati questi cammini?
Il sistema viario che stiamo studiando e mappando rivela una vera e propria stratificazione: ci sono testimonianze del cursus publicus romano poi riusate dai cartografi islamici e tramandate alle corti normanne.
I tracciati, integrati all’occorrenza, diventano essenziali per lo spostamento di merci e truppe e quindi anche per i pellegrini.
Tale sistema rimane per lo più invariato fino alla fine dell’800 e ci viene tramandato col nome di “rete delle Regie Trazzere”, denominazione siciliana per indicare sentieri percorribili, sterrati o lastricati, usati per le transumanze dai pastori ancora oggi. In tutto e per tutto sono simili ai tratturi, che attraversano nel modo più facile e logico lunghi percorsi tra vallate, colline e torrenti che rendevano e rendono tutt’oggi, più semplice il cammino.

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Avete fatto un lavoro di ricerca dei percorsi originali, siete riusciti a proporre itinerari vicini a quelli storici?
Ci siamo posti come obiettivo principale di mantenere, per quanto possibile, l’aderenza alla traccia storica. Da qui nasce la collaborazione con le università siciliane che si occupano di viabilità e topografia storica.
Stiamo riuscendo così a identificare i quattro percorsi principali, quattro itineraria peregrinorum, vie di transito e pellegrinaggio:
Il primo da Palermo punta a Messina passando “per la marina”.
È una via di costa, romana d’origine, che collegava i due grandi centri del potere normanno, descritta già nei due itinerari tardo antichi, l’Itinerarium Antonini e la Tabula Peutingeriana.
Per il momento, risulta quello più difficoltoso per la presenza massiccia dell’asfalto che ha coperto la traccia antica.

Il secondo percorso ha la stessa direzione, ma percorre la “via per le montagne”.
Da Palermo si attraversano i monti delle Madonie, dei Nebrodi e dei Peloritani, per giungere alla città dello Stretto, su un percorso a quota 1100 s.l.m., assicurando al tracciato la ricchezza paesaggistica che merita.

Il terzo tracciato collega Agrigento a Palermo passando per il borgo di Castronovo di Sicilia, come riporta la citazione: “magna via francigena di Castronovo”, per la sua importanza e grandezza.
Permette di attraversare la Sicilia occidentale, dalle coste del mar Mediterraneo a quelle del Tirreno, lungo l’antica via Aurelia, costruita al tempo della I guerra punica dalle legioni di Roma. Tocca tutto l’entroterra agricolo e rurale della Sicilia occidentale, passando per Corleone e San Giuseppe Jato nel palermitano per giungere alla Valle dei Templi.

Il quarto tratto segue il percorso della via greco-romana che da Lilibeo-Marsala conduceva a Siracusa.
Passando per le aree archeologiche di Selinunte e di Agrigento risale verso l’interno nei territori delle odierne Gela, Siracusa e Catania per oltrepassare l’Etna a occidente e congiungersi alle vie di costa tirreniche.
Ricco di fascino e suggestioni, collega i centri normanni lungo i corsi dei fiumi Platani, Simeto e Alcantara tra castelli e colate laviche millenarie.

Stiamo percorrendo i vari tracciati cercando di risolvere problemi di viabilità e sicurezza legati alla presenza delle vie di scorrimento veloce e al loro traffico massiccio.

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Chi sta lavorando allo sviluppo dei cammini? Come viene accolto questo lavoro dalla gente?
A lavorare su questo progetto ci sono volontari, scout, escursionisti, appassionati di storia antica o ricercatori di storia e archeologia.
Ci lega la passione per il patrimonio regionale, per la storia e la natura che continuamente riscopriamo.
Attorno a noi SiculiViandanti, come amiamo definirci, ci sono diverse associazioni che condividono il nostro progetto operando sui territori attraversati dai cammini. Si va costituendo una rete che si sta dando regole e compiti per studiare e percorrere questi cammini.
Vogliamo lasciare come patrimonio della nostra regione tutto lo studio che stiamo effettuando, così da rendere utilizzabili questi cammini da chiunque abbia voglia di vedere una Sicilia da un taglio diverso, passo dopo passo, a passo lento.
Finora l’accoglienza da parte delle amministrazioni è stata buona. C’è disponibilità e condivisione e questo impegno si sta trasformando in protocolli attuativi e progetti.
Ma più di tutti, le persone, gli anziani e i giovani incrociati che dallo stupore iniziale si trasformano nella nostra fonte primaria di informazioni, nei nostri hospitaleros, nelle braccia che ci accolgono dopo le ore di strada con un bicchiere di granita, un latte di mandorla o un cesto di susine fresche.

Qualcuno sta già percorrendo questi cammini?
Noi li stiamo percorrendo con sempre maggiore intensità, sin da quando nel 2010 abbiamo percorso per la prima volta gli oltre 300 km che separano la Cattedrale di Palermo dal Duomo di Messina.
Nel 2013 ci siamo dedicati al cammino che da Palermo giunge ad Agrigento, coinvolgendo sempre più persone. Sono “apripista” che come noi vogliono provare queste vie.
Quest’anno ci siamo dedicati al cammino orientale: dalle spiagge del ragusano siamo giunti a Messina con amici che venivano da Milano e da Trento.
Nel frattempo, tre pellegrini di Bergamo hanno percorso più di 550 km da Messina a Sciacca passando per la Palermo-Messina per le montagne e per la magna via francigena di Castronovo continuando da Agrigento verso l’estremo occidente siculo. Li ha seguiti Romeo, un camminatore piemontese che ha intrapreso a fine dello scorso settembre la via che attraversa i monti del palermitano e del messinese.
Sono cammini percorribili da chiunque voglia sperimentare un percorso che si delinea ogni giorno sempre di più, che chiede ospitalità povera a parrocchie e comuni, a sedi scout e ad amici sparsi lungo i sentieri, come i ragazzi di Libera che lavorano nei molti terreni confiscati alle mafie.
Speriamo che vengano percorsi anche in bici, molti dei tracciati corrispondono a percorsi che i bikers siciliani conoscono bene.
Stiamo lavorando anche per renderli accessibili a chi ha disabilità motorie, collaborando con associazioni che lavorano con gli asini proponendo basti adattati a particolari esigenze o sperimentando sistemi di spostamento carrozzato che oltralpe sono già realtà affermate, come la jolette.
Insomma, venite a provare i cammini Francigeni di Sicilia e mittitici manu, come si dice in siciliano, collaborando e rimettendo le mani in pasta.

Dove possiamo trovare informazioni?

Principalmente sui canali social…
Facebook: Cammini Francigeni di Sicilia
Twitter: Francigeni Siciliani @Siculiviandanti
Mail: [email protected]
Web: www.camminifrancigenidisicilia.it

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