Intervista a Martina Acazi

Intervista di Giancarlo Cotta Ramusino – Girumin

Martina è una grande appassionata di cinema che è riuscita a fare del suo sogno una professione.
Si è laureata in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo e poi specializzata in
Wildlife Film Academy in Sudafrica.
Oggi è fotografa e filmmaker.
La sua attenzione al sociale e all’ambiente la stimolano a produrre documentari come quelli a quali sta lavorando in questi giorni.

Martina, di cosa ti stai occupando in questo periodo?

Sto sviluppando diversi progetti in ambito fotografico e cinematografico.
Uno dei più recenti è in fase di concreto sviluppo. Si tratta di un cortometraggio dal titolo: “Questa non è una bicicletta” che sarà ambientato a Padova.
Attualmente siamo nella fase della pre-produzione, esiste una sceneggiatura (scritta da Mariachiara Manci), abbiamo il cast e lo storyboard.
Si è appena conclusa una campagna di crowdfunding per raccogliere fondi.
Pur non avendo racimolato molto, ma grazie all’impegno e alla volontà di molte persone, la partenza della produzione è prevista per fine marzo.
Il progetto ha avuto un grande successo nel web, molti appassionati di biciclette ci sostengono in Italia e all’estero!
Il secondo progetto è un documentario che punta a creare un momento di riflessione condiviso sul tema dell’innovazione.
Sugli aspetti positivi, ma anche su quelli negativi che questo processo mette in moto, su cosa si è disposti a fare per sostenere l’innovazione e il cambio consapevole dei comportamenti e delle pratiche di uso comune.
L’idea, che si chiama “Ti racconto l’innovazione” è attualmente in fase di progettazione e analisi.
Qualche mese fa eravamo in piazza Saffi a Forlì per raccogliere, sotto forma di interviste ai passanti, alcuni pareri e pensieri in merito all’”Innovazione”.

Chi sono gli altri “protagonisti” di questa impresa?
Tra i protagonisti del cortometraggio ci sono moltissimi giovani professionisti.
I produttori sono The Mads Studio, accompagnati dall’Associazione Corti a Ponte.
Poi a ruota seguono i filmmakers di Elephant Road, la sceneggiatrice Mariachiara Manci e il cast: Linda Amicucci nel ruolo della protagonista, Nicola Perin, Lia Bonfio e Niccolò Tredese.
Anche attorno al progetto documentaristico sull’innovazione ruotano vari professionisti del settore audiovideo e giornalistico.
Primo tra tutti Enrico Samorì, il fulcro dell’idea, a cui seguono Orlando Poni, Matteo Valtancoli, Valeria Caputo, Enrico Turci e Damiano Sandei.

Che taglio avranno questi documentari? Immagine? Interviste? Culturali? Altro…
“Questa non è una bicicletta” narra la storia di una studentessa universitaria di Padova, alle prese con alcuni particolari eventi che accadono alla sua bicicletta.
Si vuole raccontare una storia intrigante e divertente, focalizzando l’attenzione sul timido mondo delle biciclette che sono protagoniste della vita di tutti i giorni e non solo degli eventi sportivi.
Spesso la bicicletta non è solo un mezzo, è una compagna di viaggio e di avventure, ed è per questo che alcuni decidono di dar loro un nome: è come una di famiglia!
“Ti racconto l’innovazione” ha una forma in via di definizione.
Si è però già conclusa la fase analitica e di raccolta: molti cittadini di Forlì hanno rilasciato delle interviste, hanno scritto messaggi, hanno esposto pensieri sul tema dell’innovazione.
Appena si concluderà questa fase si passerà alla scrittura.
In seguito, grazie a una campagna di raccolta fondi tramite sponsorizzazioni e crowdfunding, verrà realizzato il documentario.
Documentario che presenterà da un lato il “resoconto” dell’evento della Notte Verde di Forlì, dove abbiamo ascoltato la voce dei cittadini, dall’altro approfondirà i temi proposti dagli stessi partecipanti in un viaggio organico che guiderà gli spettatori alla scoperta e all’origine dei perché dell’innovazione.

Come nascono le idee del documentario sulla bici a Padova e di quello sull’innovazione a Forlì?
Il cortometraggio sulle biciclette è nato dall’esigenza di produrre assieme a un gruppo di giovani professionisti qualcosa di accattivante e di qualità all’interno della città patavina.
Sentita l’idea, Mariachiara ci ha presentato subito la sua sceneggiatura e ci è piaciuta moltissimo: era fresca, originale e affrontava in una commedia una tematica calda come quella delle biciclette in città.

Il documentario sull’innovazione invece nasce da alcune domande che ci siamo posti nel tempo: “Quali sono le idee che più hanno cambiato la vita alle persone, agli imprenditori, agli artisti? Quali invece sono state un flop e perché? Come nascono le buone idee, da dove vengono e come si seminano, curano e poi raccolgono? “
Tutte queste domande trovano risposta direttamente nel popolo degli innovatori.
Sia coloro che l’innovazione la vivono direttamente e la portano in giro per il mondo, sia coloro che ne usufruiscono quotidianamente in ogni ambito della vita, magari senza accorgersene.

Perché avete scelto di ambientare i documentari in città?
“Questa non è una bicicletta” è un cortometraggio che nasce assieme alla città; non semplicemente nella città.
Padova non è una semplice cornice, è anche lei protagonista della storia, a partire dalla storica sede universitaria, per perdersi poi per le viuzze del centro storico.
Purtroppo in Italia ancora oggi esiste una certa conflittualità tra biciclette e ambiente urbano che ci distanzia da altre città europee.
Raccontare della bellezza di questo mezzo in maniera frizzante e visiva ci entusiasma ancora di più.
Per “Ti racconto l’innovazione” il concetto è un po’ diverso.
Il cuore della città è, non solo nell’immaginario collettivo, il luogo per eccellenza dove si misura la vitalità dei suoi cittadini, la loro capacità di coinvolgersi e di confrontarsi con la realtà.
Il cuore deve battere e per farlo utilizza impulsi elettrici, pompa e spinge il sangue in ogni direzione permettendo al resto della macchina di funzionare.
La città e gli innovatori diventano allora gli impulsi elettrici del nostro cuore che vuole portare in lungo e in largo l’idea di un’innovazione consapevole e funzionale.

Perché proprio queste città?
Abbiamo scelto queste città perchè ci appartengono e noi apparteniamo a loro. La maggior parte dei professionisti e dei volontari coinvolti nei due progetti vivono e lavorano a Padova e Forlì, le conoscono intensamente e ne sanno cogliere le personalità.

Come coinvolgete le persone? I protagonisti…
Per cercare fondi con lo scopo di girare il nostro cortometraggio ci siamo mossi attraverso la città per girare un teaser e la cosa non è affatto passata inosservata.
Molte persone ci fermavano e ci chiedevano informazioni.
Quando gireremo il cortometraggio sarà interessante vedere come la città reagirà alla troupe e a questa piccola novità.
Nel contempo ci siamo mossi molto nei social networks, riscuotendo un buon successo e una grande movimentazione della gente e degli appassionati.
Per girare il teaser ci è stata portata addirittura una bicicletta storica da Cremona, associazioni come Ciclopica ci stanno seguendo e dando una mano.
Per il documentario forlivese abbiamo coinvolto le persone nei social, ma soprattutto nella piazza principale della città, dove siamo riusciti a registrare alcune interviste e abbiamo potuto presentare e discutere del progetto, oltre che farci raccontare cosa significa “innovare”, come si fa e perché è necessario farlo.

Su cosa puntate principalmente?
Con il cortometraggio puntiamo principalmente a creare una commedia cinematografica che possa parlare di Padova e delle sue biciclette, in continua relazione con gli abitanti e gli universitari che la vivono ogni giorno.
L’ideale sarebbe quello di creare un legame affettivo maggiore con la città e con il mezzo a due ruote, per diffonderne la cultura, la passione e, perché no, la scelta ecologica.
Con il documentario sull’innovazione vogliamo invece raccontare il pensiero “visionario” in modo altrettanto visionario dando il via a un progetto di partecipazione collettiva divisa in due fasi che permetterà di scoprire cosa la gente vuole dall’innovazione, perché e quali sono i “segreti del mestiere”, dove andremo a finire, quali sono i prossimi orizzonti che riusciremo a varcare. Creeremo un prodotto innovativo che partirà proprio da ciò che la gente si chiede e da quello che pensa. Inizieremo un viaggio lungo lo stivale cercando di dare una risposta il più esaustiva possibile.

Cosa pensate che possano stimolare nelle persone i vostri documentari?
Credo che il cinema abbia il grande potere di conquistare la gente. La sua magia è misteriosa, ti permette di raccontare storie unendo in sé mille arti (giornalismo, fotografia, musica…) e al contempo permette di poterne parlare poi. Crea dialogo e discussioni, crea idee e conoscenza.
Penso che un cortometraggio e un documentario possano stimolare il pensiero delle persone, possano portarle concretamente al discutere di un problema, di un’opinione o semplicemente a sorridere di una bella scena o una bella battuta.
Stimolano la mente e questa è la magia più bella.

Ci racconti qualche aneddoto particolare?
I progetti sono iniziati da poco, per il momento non ci sono molti aneddoti da raccontare. Per quanto riguarda Questa non è una bicicletta possiamo sorridere pensando alle piccole grandi sorprese che ci ha riservato questa idea: oltre alle realtà del territorio padovano, siamo entrati in contatto con moltissimi appassionati da tutto il mondo!
Ci hanno scritto da Bruxelles alla Cina, chiedendoci novità e modalità per aiutarci in qualche modo.
È stato davvero sorprendente ricevere questi aiuti o anche semplicemente delle parole di coraggio da persone che non abbiamo mai visto prima e che vivono anche a moltissimi chilometri da noi!

Siti web per info:
www.questanoneunabicicletta.it
www.facebook.com/questanoneunabicicletta
http://www.venetofactory.com/martina-acazi/

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