Sul cammino di San Benedetto con Simone Frignani

Assisi 2009Ciao Simone, ci racconti brevemente chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Simone Frignani, ho 42 anni e vivo a Maranello, in Emilia; ma la mia passione non sono le auto da corsa! Al contrario, amo il “movimento lento”. Camminare a piedi, o pedalare lungo sentieri e sterrate dell’Appennino; trascorrere del tempo immerso nella natura, lasciando che lo spirito vi si liberi da ogni preoccupazione. L’ambiente scout in cui sono cresciuto, mi ha trasmesso l’amore per il creato, l’essenzialità e la fraternità. Ho compiuto studi classici; poi mi sono laureato in biologia. Poco dopo, sono andato per breve tempo a vivere in Spagna. Per aziende ceramiche, ho viaggiato in Medio Oriente e America Latina; in seguito, mi sono occupato a lungo di turismo giovanile. In conseguenza di un pellegrinaggio, ho avvertito di dover cambiare vita: così ho abbandonato il turismo per intraprendere studi religiosi. Sto per conseguire la laurea in teologia, e insegno religione cattolica alle scuole primarie.

Da quanto tempo viaggi a piedi?

Cammino da quando ero bambino: posso dire di avere mosso i primi passi sui sentieri. Quand’ero piccolo, i miei genitori mi portavano sulle Alpi, e vacanza per eccellenza è sempre stata quella in montagna. Determinante è stata l’esperienza scout: un metodo che fa del Cammino (la “route”) una delle esperienze più significative nella formazione della personalità. Da adulto, non ho mai smesso di camminare, o uscire in bicicletta; quasi sempre mosso da curiosità e dal piacere della scoperta. L’intraprendere Cammini, o idearne di nuovi, credo sia la naturale conseguenza di quanto ho ricevuto.

Quale è stato il tuo primo viaggio?

In senso assoluto, un viaggio in Sicilia con i miei genitori all’età di cinque anni. A ripensarci oggi, fa sorridere: negli anni ’70 percorrere l’intera penisola a bordo di una vecchia 128 era perfino considerato un viaggio avventuroso! Il primo Cammino, da solo ed inteso nel senso di pellegrinaggio, è stato nel 2008 a Monte Athos, nella penisola calcidica in Grecia: luogo santo degli ortodossi. Percorrendo antichi sentieri bizantini, visitando i venti monasteri e soggiornando in essi, è nato quell’interesse per il monachesimo che, insieme a una chiamata di fede che giungerà l’anno seguente, mi porterà a maturare l’idea del Cammino di San Benedetto.

Ci racconti un momento emozionante?

Monte_Athos 2008Ogni volta che si arriva alla meta è un momento emozionante! L’ultima tappa, specialmente per i Cammini più lunghi, è un momento magico, in cui si rivive mentalmente tutto il Cammino percorso, e si tenta di dare una risposta alle domande che ci hanno spinto a partire. Non dimenticherò mai l’emozione dell’arrivo a Dafni, dopo aver percorso i sentieri polverosi dell’Athos; la visita alla tomba di San Francesco, ad Assisi, durante il Cammino francescano. Del Cammino di San Benedetto, ricordo con emozione l’arrivo alla sacra grotta di Subiaco; e la prima volta in cui arrivai a Montecassino, in cui l’emozione per la meta si amalgama, indissolubilmente, al fascino misterioso della grande Storia d’Europa.

L’incontro più bizzarro sul Cammino?

Sono tanti gli episodi curiosi e simpatici che mi sono capitati in questi anni di Cammini. Un pellegrino suscita sempre interesse in chi lo incontra, a volte è stupore, più spesso ammirazione.
Durante un pellegrinaggio a Loreto in bicicletta, ricordo dell’incontro con un anziano contadino che mi raccontò di essere stato, da giovane, alla Santa Casa; e che se solo avesse avuto qualche anno di meno, avrebbe inforcato la bicicletta e sarebbe venuto con me. Dopo essersi raccomandato di pregare per lui nella Santa Casa, si congedò riempiendomi una cassetta di frutta e di verdura che sistemai alla bene meglio sul portapacchi. La verdura mi bastò fino alla fine del pellegrinaggio; soltanto che più di uno mi diede del fruttivendolo…

Perché viaggiare a piedi o in bici?

Non credo esista una motivazione valida per tutti. Ci si mette in Cammino mossi dai più svariati motivi, anche se credo che principalmente lo si faccia per ritrovare se stessi. L’uomo moderno ha un grande bisogno di silenzio interiore: nell’epoca della comunicazione, l’uomo ha bisogno anzitutto di potere comunicare con se stesso. Nell’epoca della velocità, egli necessita di ritrovare ritmi lenti: quelli permessi dal viaggiare a piedi, o in bicicletta. Più in generale, ritengo che l’uomo si metta in Cammino, e lo faccia con i mezzi “limitati” del suo corpo, per ritrovare la sua più profonda umanità: per sentirsi veramente e pienamente uomo.

Simone Frignani sarà presente venerdì 15 marzo allo stand dei Percorsi di Terre  a Fa’ la cosa giusta! per incontrare i lettori e gli appassionati del viaggiare lento.

2 thoughts on “Sul cammino di San Benedetto con Simone Frignani

  1. Buonasera sono Proietti Antonio da poco eletto sindaco di un paesino Roiate (RM) nei pressi di Subiaco. Ho avuto modo di valutare il percorso di S. Benedetto e con enorme dispiacere ho preso visione che il mio paese non è inserito nel tratto, nonostante abbia una forte testimonianza del passaggio del Santo. Preciso, che il percorso in questione è affascinante e pieno di bellezze naturali e spirituali, la invito a prendere visione della storia di S. Benedetto nel suo passaggio a Roiate, con la speranza di poter inserire un tratto che si colleghi a Subiaco, già tracciato all’interno del sentiero della pace che da Roma arriva al monastero di S Scolastica.

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