Intervista ad Andrea Tisacchi: il Cammino del Vallo Adriano

Intervista di Giancarlo Cotta Ramusino – Girumin

Andrea e Federico sono due fotografi.
Un bel giorno si sono messi la fotocamera a tracollla e lo zaino in spalla per seguire le orme degli antichi romani… Si sono messi a camminare lungo il Vallo Adriano.
Quel muro che i romani hanno costruito per separare il confine nord dell’impero, in un’isola, che oggi si chiama Gran Bretagna.

Come è nata l’idea di muoversi lungo il Vallo Adriano?

L’idea è nata tanti anni fa: un trafiletto sul libro di grammatica inglese delle medie illustrava il Vallo di Adriano e ne spiegava l’importanza per la difesa dei confini dell’impero romano nel nord dell’Inghilterra.
Mi ha subito incuriosito, ho approfondito un po’ e ho scoperto che per lunghi tratti il muro è ancora visibile ai giorni nostri.
Un percorso ben segnalato ne segue l’antico tracciato. La strada si snoda dalla King Edward’s Bay di Tynemouth, sulla costa est inglese, all’altezza di Newcastle Upon Tyne, fino a Bowness on Solway, sulla costa ovest, per un totale di 150 chilometri.
Una sorta di Coast to Coast all’europea.
Per anni ho sognato, studiato, dimenticato, ripreso, ri-accantonato l’idea di partire finché una sera a cena, un po’ seriamente e un po’ per scherzo, l’ho buttata lì a Federico, il mio compagno di viaggio e qualche giorno dopo, impulsivamente, abbiamo comprato i biglietti aerei.

Avete documentato il vostro viaggio?

Siamo due fotografi professionisti, lavoriamo assieme da molto tempo, soprattutto su progetti di comunicazione, eventi e fotografia industriale e, all’infuori di alcune incursioni sporadiche, eravamo alla prima esperienza di documentazione naturalistica.
Partendo da questo abbiamo deciso di raccontare la nostra storia attraverso le fotografie; la tecnica c’era, si trattava solo di muoversi in un ambiente nuovo, cosa che personalmente ho trovato molto stimolante.
Lasciate a casa le pesanti Reflex digitali, siamo partiti con due macchine fotografiche compatte mirror less, seppur professionali, e un i-pad, che utilizzavamo per post-produrre e comunicare con il mondo. Parola d’ordine: leggerezza.
Un po’ controcorrente rispetto a quello che la fotografia moderna rincorre, cioè massima definizione, qualità e dettaglio, abbiamo scelto la strada della semplicità, è stato un po’ come tornare indietro nel tempo, quando si viaggiava con una piccola reflex e un solo obiettivo. Abbiamo cercato di adattarci e adattare la nostra fotografia ai limiti che la macchina impone. Limiti di inquadratura, di profondità di campo e di sensibilità ISO. Ti rendi conto che, a volte, basta solo fare un passo avanti o uno indietro…
Da buoni esperti di comunicazione, abbiamo sentito l’esigenza di documentare questo viaggio in un blog che ogni sera aggiornavamo con le foto e le sensazioni della giornata.
Cercando di dargli una cadenza regolare per creare una certa affezione e devo dire che abbiamo avuto anche abbastanza successo di pubblico, aldilà di amici e parenti che ci hanno sostenuto, al punto che ci ha chiamati Radio Deejay, per un’intervista radiofonica, mentre eravamo in cammino.

Questo è il link: vallodiadriano.tumblr.com

Come avete trovato il percorso dal punto di vista fotografico? È un buon soggetto?

Il nostro è partito come progetto sia di cammino che fotografico e, devo ammettere, non ci ha deluso ne l’uno ne l’altro.
Era bello svegliarsi presto la mattina e vedere l’alba rossa sulle colline o i tipici cieli inglesi, solcati da nuvole bianche in contrasto con il verde smeraldo dei pascoli.
Alla fine del cammino siamo arrivati a Newcastle, lì siamo riusciti a cogliere appieno il contrasto forte tra le luci, i colori, il rumore della città e il buio, il silenzio e gli odori della montagna.
So che può sembrare banale, ma dopo una settimana di isolamento l’impatto è stato davvero forte… Il nostro progetto voleva evidenziare questo contrasto e gli spunti sono stati molti.
Dal punto di vista naturalistico, la parte centrale del cammino è meravigliosa, attraversa pascoli e montagne e offre una visione dall’alto a 360 gradi di tutta la regione, con scorci di laghi e foreste molto estese.
È stato poi molto bello documentare i visi delle persone che ci hanno aiutato durante il tragitto, chi con una bottiglia d’acqua, chi con un passaggio in ostello, chi con un’indicazione sul percorso.
Fotografare mentre si cammina è una dimensione strana per chi, come noi, è abituato a scattare per documentare un evento o per still-life.
La possibilità di vivere il momento, di esserci, di avere il tempo, di pensare alla foto è davvero unica.
Abbiamo avuto modo di preparare anche un paio di time-lapse, con il classico movimento delle nuvole sulla campagna.

È un percorso tracciato, ci sono strade e sentieri?

Il percorso è decisamente ben tracciato e fa parte dei National Trails: lunghi percorsi a piedi che attraversano le aree più belle di Inghilterra e Galles.
Da Tynemouth a Bowness on Solway, da costa a costa, dal North Sea fino all’Irish Sea.
Una cartina, all’inizio o lungo il tracciato, nei negozi dedicati, se ne trovano di ogni forma e misura, può essere utile per valutare il tratto che si decide di affrontare quotidianamente e avere riferimenti su dove ci si trova e sulla totalità del percorso.
Non servono ne bussola ne GPS. È praticamente impossibile perdersi, tranne nella sezione che da Wallsends porta a Newcastle, che è poco segnalata, un po’ abbandonata e sporca (non abbiamo capito come mai visto che è il solo tratto di tutto il tracciato ad essere così), ma basta tenere come punto di riferimento il fiume Tyne e costeggiarlo fino alla città.
Noi abbiamo acquistato su internet un paio di guide e la cartina, per pianificare da casa il viaggio.
Purtroppo non si trova materiale in italiano a riguardo, ma solo in inglese.
Partiti da Orio al Serio direzione Leeds, un treno ci ha portato a Newcastle e, successivamente, un bus a Tynemouth, tappa iniziale del nostro trail.
Dopo 150 Km a piedi, un bus da Bowness on Solvay, in tre ore, ha ripercorso tutto il tragitto che ci aveva impegnato per sei faticosi giorni, riportandoci a Newcastle.

Molte informazioni utili su:
http://www.nationaltrail.co.uk/hadrians-wall-path raccoglie tutti i National Trails con una bella sezione sul Vallo di Adriano
http://www.visithadrianswall.co.uk/ molto utile, ricco di informazioni su tracciato e servizi, ha uno shop on-line dove acquistare mappe e guide

Come vi siete organizzati per i posti notte?

Un paio di notti abbiamo pernottato in tenda, ma le altre volte abbiamo usufruito delle sistemazioni trovate lungo la strada.
Ci sono campeggi, B&B (forse un po’ cari, almeno per le nostre tasche…) e bunk-house, ossia vecchie strutture annesse alle cascine trasformate in ostelli.
In alcuni casi sono veramente molto belli e a buon mercato.
Sulla cartina erano indicati e non abbiamo mai avuto bisogno di prenotare, c’è da dire però che noi abbiamo organizzato il nostro trail in Settembre, in alta stagione l’afflusso è sicuramente maggiore ed è consigliabile la prenotazione.

Quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato?

Il percorso non presenta grandi difficoltà dal punto di vista tecnico, il tratto iniziale e quello finale sono sull’asfalto, quindi un po’ noiosi da affrontare con gli scarponi.
Il tratto centrale, il più bello, è di mezza montagna, con molti ripidi sali-scendi e bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi, bisogna scavalcare qualche roccia e spesso non sono presenti ne corrimano ne corde a cui aggrapparsi.
Durante tutto il tracciato non ci sono fontane, quindi bisogna pensare la mattina alla riserva d’acqua per tutto il giorno, i locali sono però molto gentili e sempre pronti ad aiutarti.
Consiglio: affrontare il tracciato da ovest verso est, noi abbiamo fatto il contrario e ci siamo beccati sei giorni di cammino controvento, spesso anche molto forte.
L’accento inglese del nord è pressoché incomprensibile, il cosiddetto Geordie English, ma la gente è estremamente gentile, basta chieder loro di parlare un po’ più piano.

Hai degli episodi particolari da raccontare?

Tutto il viaggio è stato un episodio particolare, arrivare a concretizzare qualcosa che hai sognato e progettato per molti anni, è un’emozione difficile da spiegare.
Tanti sono stati i momenti di fatica e di sconforto, la prima sera ci siamo accampati in un parco, appena fuori Newburn, perché abbiamo mal calcolato le miglia e non siamo riusciti a raggiungere il campeggio.
La fatica del primo giorno causata dal cammino con gli scarponi sull’asfalto, i piedi cotti, la pioggia e il vento contrario, la paura che i tori al pascolo potessero attaccarci (in realtà non è mai successo niente, erano più spaventati di noi…), la fatica dello zaino che ti spezza.
Tanti sono stati i momenti in cui abbiamo gioito e festeggiato, perso lo sguardo in un paesaggio meraviglioso, stretto una mano e ringraziato un compagno di viaggio.
Un momento che ricordo con grande emozione è sicuramente stata la discesa al Sycamore Gap, dove un enorme sicomoro centenario staglia il suo profilo in una profonda conca.

È un percorso che consigliate?

Assolutamente sì, è un percorso completo e complesso, si attraversano alte colline, pianura sconfinata, foreste, laghi, fiumi e mari.
Le emozioni si susseguono insieme ai chilometri.
È possibile anche percorrere solo alcune parti del tracciato, non bisogna sentirsi obbligati a percorrere tutti i 150 chilometri.
Consiglierei la parte centrale tra le montagne, sicuramente la più spettacolare dal punto di vista paesaggistico e la più tecnica dal punto di vista del trekking, i continui sali-scendi, sono abbastanza faticosi, soprattutto con uno zaino da 15 kg. sulle spalle.
Alzatevi presto per godervi l’alba e il silenzio, prendetevi tutto il tempo per guardarvi attorno, respirate e camminate… È un luogo magico…

Si può percorrere in bicicletta?

La ciclabile 72 affianca quasi tutto il percorso pedonabile e talvolta si sovrappone ad esso, soprattutto nel tratto iniziale e finale, quello centrale, tra le montagne, è percorribile esclusivamente a piedi, ma la ciclabile prosegue ai piedi dei monti.

Nel tuo sito saluti dicendo “al prossimo muro”. Avete intenzioni di fotografare altri muri?

È un progetto fotografico che stiamo studiando e valutando.
Raccogliere le esperienze di chi vive vicino ai grandi muri del mondo, di come questo influenzi le loro vite, nel bene e nel male… progetto ambizioso, enorme, ma molto stimolante.

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