La via degli abati

Bobbio è un borgo che non ti aspetti. Piccolo comune, appena 3mila abitanti, è noto per il vino, per i suoi salumi e per la natura dei circostanti Colli Piacentini. Nasconde, però, storie e leggende assai più grandi di quello che un visitatore possa immaginare. Il sospetto che non si tratti di una qualunque cittadina di provincia, ci viene attraversando il Ponte Gobbo o del Diavolo, cavalcando quel suo profilo anarchico che a balzi incerti attraversa il fiume Trebbia. Sullo sfondo, si staglia l’imponente sagoma del Duomo e delle due torri campanarie. Fermiamoci allora al centro del ponte, sopra la campata maggiore, guardiamoci intorno e incontreremo su un bassorilievo la figura di un monaco che alza la mano destra in segno di pace: san Colombano. È lui la chiave di lettura di questa insolita cittadina, delle sorti di queste terre e della storia dello stesso ponte. Fu lui che ingannò il Diavolo per permetterne la costruzione.

Molte e diverse tra loro sono le leggende che narrano la vicenda. La versione più diffusa vuole che fu lo stesso demonio ad offrire il suo “aiuto” al Santo, promettendogli di costruire il ponte in una sola notte in cambio della prima anima mortale che lo avrebbe attraversato. Colombano accettò, ma poi beffò il diavolo facendo passare per primo un cane (altre leggende raccontano che fu un orso o un asino).

Il Ponte Gobbo, con le sue arcate irregolari, che si narra lo stesso demonio volle tanto diverse l’una dall’altra per rabbia o per scherno verso i bobbiesi, è testimone di una città antica che conobbe momenti di fama certamente maggiori degli attuali. Basti pensare che alcuni studiosi sostengono che proprio quello di Bobbio sia il ponte raffigurato alle spalle della Gioconda di Leonardo. Prova ne sarebbe la presenza del numero “72”, dipinto nel quadro tra le arcate del ponte, a ricordarne la data di distruzione, nel 1472, a seguito di una devastante piena del Trebbia.

Ma la fama di Bobbio ha radici che affondano ancora più lontano nel tempo, fino a risalire al secolo VII, ai tempi dei Longobardi e dei Bizantini, quando giunse, nel 614, Colombano: era un monaco irlandese che aveva attraversato mezza Europa, aveva trattato con i sovrani più importanti del tempo, fondato chiese e monasteri, lottato con clero e papato, compiuto miracoli e conversioni. A quell’epoca, Ebovium o Bobium, non era niente più che un piccolo presidio sotto il controllo del Re Agilulfo. Proprio il sovrano longobardo concesse all’irlandese la possibilità di fondare un’abbazia in quel territorio, per ringraziarlo dei suoi servigi e del suo aiuto nel risolvere lo Scisma tricapitolino, una divisione che coinvolse, tra i secoli VI e VII, alcuni dei principali vescovi dell’Italia settentrionale in disaccordo con il papato.

Da allora la storia di Bobbio cambiò radicalmente, trasformandosi rapidamente in uno dei centri di maggiore importanza del mondo cristiano di allora. La città divenne meta di pellegrinaggi, luogo di commerci; ospitò sovrani, pontefici, eruditi, mercanti, pellegrini e viaggiatori di ogni parte d’Europa. Dopo san Colombano, personaggi di grande spessore intellettuale e politico si successero a capo del monastero, tra questi anche un parente e consigliere del grande Carlo Magno, imperatore del Sacro Romano Impero. Fu solo a partire dal IX secolo che il monastero iniziò a decadere, con la nascita di nuovi centri e nuove vie di comunicazione.

Ciò che rimane di questo mondo lontano e pressoché dimenticato non sono solo singole opere architettoniche, quali ponti, chiese e monasteri, o opere d’arte, quali vetrate e affreschi scoloriti dal tempo, ma anche un intreccio di sentieri, borghi, pietre e segnali, che oggi prende il nome di “Via degli Abati” e che i monaci percorrevano nei loro viaggi verso Roma o Pavia.

La nuova guida di Terre di mezzo “La Via degli Abati“, vi accompagna in otto tappe lungo questi percorsi: ci è sembrato un buon modo per tenerli in vita e farne conoscere paesaggi, storie e personaggi.

Con Luciano Mazzucco e Guido Mori, co-autori con me della guida, abbiamo scritto spinti dall’amore e dalla passione per il camminare, credendo fermamente che un viaggio a piedi rappresenti un’esperienza totale: non solo fisica -con salite e discese, partenze e soste-, ma di pensieri e percorsi interiori assai ben più profondi e tortuosi. Oggi incamminandosi per questa Via si passa per le colline dell’Oltrepò fino a Bobbio attraversando il valico del pian Perduto. Si continua quindi per i villaggi, le campagne e le valli piacentine dei fiumi Trebbia e Nure fino all’imponente Castello di Bardi in terra parmense, tagliando per gli antichi versanti dei monti Aserei e del monte Lama. Attraverso la val Ceno e la val Noveglia si procede così in direzione della val Taro passando per la pieve di Gravago e ricalcando il percorso chiamato dei “Monasteri Regi” fino ad arrivare a Borgotaro. Infine, dopo aver superato il passo del Borgallo, si entra in Lunigiana nella valle del Verde per arrivare a Pontremoli, dove la strada si ricongiunge con l’attuale Via Francigena nel suo proseguire verso la città eterna.

Nella guida sono state aggiunte anche le tappe da Pavia a Bobbio, per chi volesse intraprendere la Via degli Abati partendo dal tratto lombardo della Via Francigena.

Testo: Niccolò Mazzucco

La via degli abati e il numero 44 di Terre di mezzo da cui è estratto questo articolo sono disponibili nello shop.

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