La Via Romea Germanica, un percorso da riscoprire: intervista a Simone Frignani

“Lasci la casa e vai verso l’ignoto, ti affidi alla provvidenza e ti devi fidare degli altri”: per Simone Frignani il camminare è un’avventura. Reale ma anche spirituale. Ha già scritto il “Cammino di San Benedetto” e “Italia coast to coast“, percorsi da lui creati dal nulla. Ora la sua ultima fatica sono gli oltre mille chilometri della Via Romea Germanica: in 46 tappe dal Brennero a Roma. “Arrivare in San Pietro da pellegrino e non da turista è tutta un’altra cosa. Quando ho visto dall’alto di Monte Mario la Cupola della Basilica ho lanciato un grido di gioia”, racconta.

La via Romea Germanica è stata per secoli il percorso utilizzato da re e pellegrini che dal Nord Europa si recavano dal Papa. Grazie al lavoro dello storico Giovanni Caselli e dei soci dell’Associazione Via Romea Germanica, di cui è presidente Rodolfo Valentini, il tracciato è stato interamente ricostruito, sulla base delle testimonianze raccolte in alcune documenti antichi. “Ho visto che era un cammino che stava rinascendo e ho sentito il bisogno di percorrerlo -spiega Simone Frignani-. È ancora poco conosciuto, ma la scommessa è di farlo diventare di nuovo importante, come lo è adesso la via Francigena”. Ha impiegato quasi due anni per realizzare la guida, edita da Terre di mezzo, in uscita in questi giorni, percorrendolo in alcuni tratti più volte. “In collaborazione con l’Associazione abbiamo diviso il percorso in tappe, in alcuni punti l’abbiamo anche modificato e abbiamo tracciato il percorso in bici, che in alcuni punti si discosta da quello a piedi”.

Nel suo diario personale Simone ha annotato le emozioni che lo hanno accompagnato nelle diverse tappe. “Da pellegrino posso dire che ci sono dei luoghi particolari che mi hanno dato molto: la basilica di Sant’Antonio a Padova, la Verna, l’arrivo a Roma… Ma poi anche Sutri, nella Tuscia: ho sentito una spiritualità arcaica, forte. Qui ci sono le testimonianze dei culti precristiani e si cammina nelle vie Cave, in mezzo ad alte pareti di tufo. Tutto molto suggestivo”. La Via Romea Germanica è lunga ma alla portata di tutti. In media sono 22 chilometri per tappa. “Dal punto di vista culturale è spettacolare -aggiunge Simone-. Si toccano centri ricchi di opere d’arte, chiese, castelli”.

Cultura, spiritualità, avventura. Per Simone sono queste le tre parole chiave della Via Romea Germanica. “Il fatto stesso di mettersi in cammino è un gesto spirituale -aggiunge-. Il cammino è essenzialità, perché nello zaino puoi mettere poche cose, quelle indispensabili. Lungo i sentieri i pensieri possono vagare. Per me il cammino è anche un momento di deserto personale e quando poi incontri un altro pellegrino c’è la grande gioia di raccontarsi quel che si sta vivendo. Si creano legami, amicizie forti. Ci si fida degli altri pellegrini”.

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