Terre di mezzo magazine n°37 PDF

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Napoli, quartiere Vomero. Tra i fedeli della chiesa parrocchiale di San Gennaro che partecipano alla funzione di mezzogiorno è tutto uno sventolio di ventagli e foglietti della Messa. L’aria è immobile, ma quando il giovane celebrante afferra il microfono per iniziare la sua predica, il barometro vira bruscamente. “Non sono solo i preti, le suore o i vescovi a dover testimoniare il Vangelo! -tuona con ardore-. È una missione che tocca a tutti i battezzati! Tocca al popolo di Dio! Tocca a te!”. Breve pausa. “Tocca-attè!”, squilla allegra una piccola voce dal fondo della chiesa. “Ringraziamo questo bambino che ha fatto eco a questo appello -riprende il
prete con un sorriso-, perché ha colto una verità di fondo”.

Una verità che forse tutti possiamo condividere, credenti o no: per ottenere un cambiamento bisogna compromettersi, mettersi in gioco, rischiare tanto, a volte tutto. È quello che continuano a fare i migranti che bussano alle nostre porte dal Sud del mondo. Non solo i più sfortunati, come i 220 inghiottiti dal Mediterraneo dall’inizio dell’anno, ma anche la silenziosa maggioranza che arriva in Europa con un visto turistico contraffatto o acquistato a prezzi gonfiati, attraverso le “frontiere di carta” che vi descriviamo nell’inchiesta di questo mese.

Ma c’è da imparare anche dai giovani volontari che, a Torino, hanno deciso di vivere a Casa Sol, un condominio abitato da persone a rischio marginalità, alle quali dedicano il loro tempo libero con entusiasmo e fantasia. Gli stessi ingredienti che hanno spinto Rady e le sue amiche a fondare Bio e mare, la prima cooperativa di pescatrici in Italia: iniziata come una sfida, è diventata un piccolo gioiello, anche economico.

Storie belle, utili per affrontare un periodo a tinte fosche. Le previsioni per il 2013 danno una disoccupazione attorno al 10 per cento e un Pil ancora negativo, mentre gli ultimi numeri dell’Istat fotografano un’Italia già in ginocchio, con l’11 per cento delle famiglie costrette a campare con 1000 euro al mese. Un quadro opprimente che solo l’eco di un bambino può squarciare, invitando ciascuno a prendersi più cura dell’altro e dei suoi bisogni. Tocca a noi. E nessuno lo potrà fare al nostro posto.

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