Simone Frignani presenta Italia coast to coast

In questa appassionata intervista Giancarlo Cotta Ramusino si confronta con Simone Frignani, autore de il Cammino di San Benedetto e il nuovissimo Italia coast to coast. Entrambi gli autori potrete incontrarli a Fa’ la cosa giusta! presso lo stand dei Percorsi di Terre dal 28 al 30 marzo. Simone presenterà in fiera Italia coast to coast sabato 29 alle 14e30.

Simone ha tracciato il cammino di San Benedetto che va da Norcia a Cassino unendo luoghi in cui ha vissuto San Benedetto e lo ha presentato in una guida pubblicata da Terre di mezzo.

Per molti in cammino l’appetito vien mangiando e anche per lui è stato così. Dopo il primo percorso si è lanciato in un secondo itinerario. Ha tracciato una via che unisce l’Adriatico al Tirreno andando da Ancona a Orbetello e attraversa località in cui convivono storia e natura.

La sua esperienza racconta l’avventura di chi ha seguito il cammino e ne ha poi tracciati altri.

Ci racconta come il cammino non sia solo una linea da seguire sulla carta o le frecce a lato del sentiero, ci racconta che il cammino è molto di più.

Il cammino è impegno e fatica, ma anche incontro, condivisione e può aiutare a riscoprire luoghi italiani meno conosciuti.

Simone, qualche anno fa hai tracciato un primo cammino e ora hai appena pubblicato una guida che propone un secondo itinerario. Da cosa nasce questa voglia di scoprire nuovi sentieri?Collepardo, Madonna delle Cese

Sono cresciuto all’interno del Movimento scout, dove la “Route”, il Cammino, è mezzo educativo e imprescindibile momento di formazione del carattere. L’andare per sentieri fa quindi un po’ parte del mio “DNA”, mi fa sentire bene e pienamente me stesso.

Quest’interesse trasse nuovo vigore circa venti anni fa, quando, fresco di una laurea in biologia, mi trasferii in Spagna. Vi trovai un Paese saldamente attaccato alle tradizioni, fedele nel perpetuare da secoli le peregrinaciones, suggestivi riti religiosi ai quali partecipano intere comunità.

Partecipai ad alcuni di questi pellegrinaggi, “minori” rispetto a Santiago, e ne rimasi profondamente impressionato. Da lì ebbe inizio una ricerca che mi condusse dopo più di dieci anni alla sacra montagna degli ortodossi, il Monte Athos, dove andavo cercando le radici del monachesimo.

Profondamente affascinato da questa realtà plurimillenaria, mi mettevo alla ricerca del monachesimo d’Occidente, finendo inevitabilmente per incontrare il mondo benedettino. Ne ero a tal punto coinvolto da abbracciare studi religiosi.

Il passo successivo fu il desiderio di far vivere un Cammino che, in un incedere lento, permettesse di conoscere i luoghi più significativi del monachesimo benedettino in Italia, insieme alla figura e allo spirito del fondatore: quel san Benedetto da Norcia a ragione considerato il padre del monachesimo d’Occidente.

Sui Monti Reatini

Cosa ti ha spinto a tracciare un cammino ispirato dalla vita di San Benedetto?

San Benedetto ha vissuto in modo esemplare e, attraverso la Regola, ha dato indicazioni preziose agli uomini di ogni epoca. Grazie al monachesimo benedettino è stato possibile tramandare fino all’epoca moderna un patrimonio di cultura classica che sarebbe altrimenti andato irrimediabilmente perduto.

I monaci hanno inoltre compiuto imponenti opere di organizzazione funzionale del territorio, come avvenuto con le bonifiche; e sono stati costantemente impegnati in opere di utilità sociale, attraverso gli ospedali, le farmacie, e le prime scuole all’interno dei monasteri.

La stessa coscienza dell’Europa si è formata sotto l’egida benedettina, in quel Sacro Romano Impero che dell’Europa è stato il modello ineguagliato per secoli.

Con il Cammino di San Benedetto ho cercato di far conoscere, oltre ai luoghi, quell’enorme patrimonio storico, culturale, religioso e sociale.

Parlaci del lavoro di ricerca, ti sei prima messo davanti al computer o alla carta dell’Italia e hai tirato una riga? Oppure sei partito dall’idea di valorizzare l’esperienza di San Benedetto?

Sono partito in modo tradizionale, con una mappa del Lazio in scala 1:200.000 per tracciare una direttiva di massima. Idea: unire con un percorso il più possibile diretto e dai dislivelli “gentili” i tre più importanti luoghi della vita di san Benedetto: Norcia, dove san Benedetto è nato, Subiaco dove ha vissuto prima come eremita poi come abate, e infine Montecassino, dove ha dato compimento alla Regola ed è sepolto.

Successivamente sono passato alle mappe dettagliate, in scala 1:25.000 che ho confrontato al computer con le foto dal satellite per avere un’idea più precisa della conformazione del terreno. Una volta stabilita un’ipotesi di percorso sono passato alla verifica sul campo, la più importante, trovandomi anche a dover rivedere più volte il percorso. Il Cammino ha in questo modo preso progressivamente forma fino all’itinerario definitivo.

Come hai trovato i posti per la notte? Hai bussato a molte porte?

Le prime volte portavo con me una tendina leggera e l’indispensabile per cucinare. Così facendo avevo la flessibilità necessaria per poter camminare dall’alba al tramonto e fermarmi soltanto all’imbrunire.

Quando sei in giro a tracciare un Cammino è impossibile prevedere dove passerai la notte.

Qualche volta fai più strada del previsto, altre volte puoi passare un’intera giornata a cercare varianti. Questo trascorrere i giorni e le notti in totale immersione nella natura mi ha “caricato” della serenità e della concentrazione necessaria per portare a termine al meglio il compito che mi ero prefissato.

Ho cominciato a bussare alle prime porte quando si è trattato di cercare gli alloggi per i pellegrini.

La meraviglia è stata constatare che tutte le porte mi sono state spalancate e ho fatto incontri di persone straordinarie. Dopo l’abbraccio della natura, ancor più gratificante è stata l’esperienza umana: si sono creati legami che davvero non avrei mai immaginato.

Uno degli episodi più belli è stato quando, a Cascia, ho bussato dagli Agostiniani. È uscito l’allora priore, padre Angelo Lemme, che con mia grande sorpresa mi ha rivelato che stava anch’egli tracciando un Cammino, verso il santuario di Santa Rita a Cascia. Ne è nata una bella collaborazione e una splendida amicizia. Considero gli incontri e le amicizie come questa doni della Provvidenza.

Quali sono state le maggiori difficoltà?

Le prime difficoltà le ho incontrate sui sentieri. Una parte dei sentieri identificati sulle mappe si rivelarono impraticabili a causa di un abbandono prolungato.

Ciò in alcuni casi ha comportato un lavoro di ripristino grazie all’aiuto di volontari; in altri casi ho dovuto optare su percorsi alternativi che poi si sono rivelati migliori dei primi.

Uno dei tanti casi “provvidenziali” che hanno accompagnato la genesi di questo Cammino. Grande impegno ha inoltre richiesto la ricerca e la selezione delle strutture di accoglienza più adeguate per i pellegrini.

Occorreva dare a tutti coloro che lo desiderassero, la possibilità di soggiornare in strutture religiose, il più delle volte a offerta libera. Là dove presenti, queste realtà sono sempre state indicate nella guida. Per le strutture “commerciali” è stata necessaria un’attenta selezione.

Ogni struttura inserita nella guida di Terre di Mezzo è stata visionata e selezionata in base a degli standard di decoro, qualità/prezzo, non da ultimo anche in base alla disponibilità dei gestori verso i pellegrini.

Ciò significa anche essere riuscito a concordare prezzi per i pellegrini che in alcuni casi arrivano ad essere del 40% inferiori a quelli normalmente applicati.SUBIACO Chiostro di Santa Scolastica

Tu segui molto il cammino e coloro che lo percorrono, ci metti grande passione. Qual è l’interesse che vedi da parte di altri nei confronti del cammino di San Benedetto.

Certo, la passione c’è sempre stata, fin da subito.

All’inizio sono partito solo, ma ben presto è successa una cosa meravigliosa. Sempre più persone hanno voluto darsi da fare, ciascuno offrendo il proprio tempo libero, la competenza o anche solo il loro entusiasmo, l’ingrediente più importante! In poco tempo è sorta una rete di “amici del Cammino” lungo l’intero percorso, tutti volontari e simpatizzanti per il Cammino, che con grande disponibilità si mettono a disposizione dei pellegrini. Questo significa avere persone del territorio su cui poter contare in caso di necessità, imprevisti, o anche solo per avere consigli.

Sarebbe impossibile elencare tutti i casi virtuosi, soltanto a titolo di esempio posso citare Fabio, che porta i pellegrini in giro in barca sul lago del Turano; o Angelo, che accompagna i pellegrini agli eremi rupestri di Roccasecca.

Ricordo anche Carlo di Arpino, per l’impegno e la passione che dedica a migliorare le tappe ciociare; e Rita che ha aperto le porte della sua casa a Castel di Tora a tutti i pellegrini che ospita. La cosa che può sorprendere è che l’impegno degli amici del Cammino avviene in modo completamente gratuito: per simpatia, gratitudine, senso di accoglienza verso i pellegrini. A tutti loro va il mio più profondo e commosso ringraziamento. Gli amici del Cammino sono anche impegnati nel tenere curato il Cammino, attraverso “responsabili di tappa” che periodicamente controllano lo stato dei sentieri e rinfrescano i segnali dove è necessario.

Per supportare e coordinare quest’attività è appena nata l’ “Associazione degli Amici del Cammino di San Benedetto – onlus”.

Si dice che grazie all’affluenza dei pellegrini il cammino di Santiago abbia dato un contribuito economico ai territori attraversati. Anche il cammino di San Benedetto ha contribuito in questo senso?

Sì, indubbiamente è sorta una microeconomia legata al Cammino nelle tante piccole comunità attraversate; per lo più si tratta di comunità tagliate fuori dai flussi turistici o da altre possibilità d’impiego e costrette fino ad oggi a cercare possibilità di lavoro anche a molta distanza dai paesi d’origine.

È notevole che qualcuno ora stia facendo ritorno ai propri paesi, dove le strutture di accoglienza stanno nascendo qua e là anche laddove prima erano del tutto carenti. Esemplare quello che è avvenuto nella valle dell’Aniene, dove, da sempre, per lavorare ci si trasferisce a Tivoli o a Roma. Meno di due anni fa, quando è nato il Cammino, a Mandela (in provincia di Roma) c’era un solo B&B. Ora ce ne sono ben tre, gestiti da residenti. Persone che hanno deciso di vivere nel loro paese, come Maurizio che da Roma ha deciso di fare ritorno a Orvinio, paese della sua famiglia, dove la qualità della vita e le relazioni umane raggiungono livelli altissimi. Tutto ciò non era nemmeno pensabile prima del Cammino.

Un altro effetto benefico è la sensibilizzazione che il Cammino sta operando verso il patrimonio storico, culturale, artistico. La prima volta che sono arrivato sul Cammino, ho scoperto tanti piccoli “gioielli” della nostra storia, in penoso stato di degrado. È il caso dell’abbazia benedettina di Santa Maria del Piano, tra Pozzaglia e Orvinio, un’autentica “perla” di epoca carolingia: la tradizione ne attribuisce la fondazione nientemeno che a Carlo Magno. Era completaPercorso del Cammino di San Benedettomente “mangiata” dalla vegetazione, all’interno arbusti e piante di ogni tipo. Il campanile, per fortuna ancora intatto, è un vero gioiello romanico che svetta al centro di una splendida valletta che d’estate diventa un mare d’erba e di fiori profumati. Un luogo che resta nel cuore.

Il Cammino è riuscito a sensibilizzare sul dovere di prendersi cura di quest’opera, altrimenti destinata a irrimediabile rovina. Che ora si salverà. Ne sono orgoglioso ed emozionato.

Un coast-to-coast unisce due mari, ma la morfologia del centro Italia non la rende certo semplice da attraversare lungo la linea est-ovest, non sarà stato facile trovare percorsi agevoli. Come hai scelto dove tracciare l’itinerario?

L’Italia è una penisola e i percorsi tra i due mari sono virtualmente infiniti. Tuttavia, da un punto di vista effettivo, se teniamo conto dei percorsi agevoli, il campo si restringe moltissimo. I potenziali Coast to Coast vanno il più delle volte a coincidere con l’antica viabilità: dai tratturi preistorici fino alle strade romane. Nella maggioranza dei casi, quest’antica viabilità giace sepolta sotto le grandi vie di traffico moderne, ma almeno in un caso, tra la pianura costiera adriatica e la Valle Umbra, non è stato così.

La Via Prolaquense, o Flaminia Minor, che si staccava dalla Via Flaminia a Nocera Umbra per raggiungere attraverso la valle del fiume Potenza la costa delle Marche. Questa vantava un valico a una delle quote più basse di tutto l’Appennino, (il passo Cornello, a 812 m/slm) ed era un’importante via che in epoca romana metteva in comunicazione Roma con Ancona.

Dopo l’epoca longobarda questa via transappenninica non venne pressoché più utilizzata; si preferì utilizzare la via Flaminia negli spostamenti tra Roma e l’Adriatico.

Grazie a ciò, la valle del Potenza ha potuto mantenersi incontaminata. Quell’antica via transappenninica viene ora riscoperta grazie al Coast to Coast. Giunti a Nocera, una sola tappa la divide da Assisi, luogo che non poteva mancare in una traversata della penisola. Anche in questo caso mi sono affidato alla viabilità storica tra le due cittadine. Dalle Valle Umbra, si passa poi a quella del Tevere, verso Todi e Orvieto. Da Orvieto le ultime sette tappe ripercorrono per lo più le vie etrusche o le vie maremmane della transumanza.

Nell’individuazione del percorso mi sono così in larga misura affidato alla conoscenza del territorio delle popolazioni italiche, che pur prive dei moderni sistemi di rilevazione, erano state capacissime, di individuare i percorsi più efficienti per spostarsi dall’est all’ovest della Penisola.

Nel cammino di San Benedetto viene dato molto rilievo agli aspetti religiosi e spirituali. Il percorso dall’Adriatico al Tirreno unisce affiancando una meta religiosa come Assisi, a città d’arte, come Todi e Orvieto, a luoghi archeologici, come le Vie Cave in Maremma, a località di rinomato pregio ambientale, come l’oasi del Tombolo di Feniglia o il Parco Fluviale del Tevere.

Come scegli i percorsi da tracciare?
NORCIA Piazza San Benedetto

Il Cammino di San Benedetto è indubbiamente sia religioso che spirituale. Il che non è esattamente la stessa cosa. È un cammino religioso se ci riferiamo al fatto che dà la possibilità di conoscere i luoghi e la vita della figura più importante del monachesimo occidentale e patrono d’Europa: san Benedetto da Norcia.

È un Cammino spirituale se lo viviamo come esperienza di apertura alla trascendenza.

In questo senso, credo che, mentre non tutti i Cammini sono religiosi, tutti i Cammini siano potenzialmente spirituali, per la possibilità che danno di uscire dagli schemi rigidi della quotidianità per ritrovare pienamente se stessi, imparare a dare il giusto peso alle cose, aprirsi agli altri e a Dio. Il nuovo percorso Coast to Coast si propone soprattutto di far conoscere quella splendida ”Italia minore”, esclusa dalle maggiori direttrici turistiche. Nel far questo non è naturalmente precluso l’aspetto spirituale o di ricerca.

Il Cammino di San Benedetto si propone come cammino religioso; il Coast to Coast come escursionismo laico. Ciò non toglie che queste due dimensioni possano coesistere, e che entrambi i cammini possano essere percorsi come esperienza spirituale o per il puro piacere di camminare e conoscere luoghi. Un elemento che sicuramente li accomuna è quella voglia di camminare dentro a un’”Italia minore”, conoscendola attraverso il ritmo dei nostri passi.

Qual’è il grado di difficoltà dei cammini che proponi?

Dal punto di vista tecnico i due percorsi sono del tutto equiparabili. La lunghezza media delle tappe è di circa 20 km nel Cammino di San Benedetto, quasi 23 nell’Italia Coast to Coast. In entrambi i casi con un dislivello medio in salita intorno ai 450 m. Questo significa poter camminare senza fretta per circa cinque ore al giorno, visitare con calma i luoghi toccati ed entrare nel loro spirito. Entrambi i cammini sono affrontabili da tutti anche senza una particolare preparazione atletica.

In Italia si stanno riscoprendo cammini tradizionali e se ne stanno tracciando di nuovi. Come vedi lo sviluppo di questi itinerari?

Credo ciò sia una cosa meravigliosa: l’Italia ormai da alcuni anni sta riscoprendo una tradizione millenaria. Non dimentichiamoci che il nostro Paese è stato percorso per millenni dai pellegrini che andavano a Roma, a Gerusalemme o a Santiago di Compostela; e ancora ad Assisi, a Loreto, e alle miriadi di santuari disseminati lungo tutta la Penisola. Questo enorme patrimonio culturale e religioso può ora essere riscoperto grazie all’impegno di associazioni di volontari. Ormai è possibile attraversare la Penisola da un estremo all’altro muovendosi interamente lungo cammini tracciati. Il fenomeno è in continua crescita, l’augurio è che prosegua a lungo! Camminare rinfranca il corpo e lo spirito. E allora, partiamo!

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